Serie A, le 8 cose da seguire della 25^ giornata

Serie A

Daniele V. Morrone e Francesco Lisanti

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Cosa può aggiungere Zielinski al Napoli, la partita di Premier League tra Atalanta e Fiorentina; la battaglia tattica tra Sampdoria e Milan e altre cose da tenere d'occhio nella prossima giornata di campionato

 

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La transizione offensiva dell’Udinese può risultare indigesta alla Roma

Aver rovesciato il triangolo centrale è stato per Di Francesco il modo con cui provare a limare i problemi emersi negli ultimi mesi. Ora che l’idea di pressare alto non sembra più far più parte della strategia della squadra, il 4-2-3-1 in teoria aiuta almeno la fase di transizione difensiva. Avere due centrocampisti nella fascia centrale invece che uno permettete una più facile copertura della zona più delicata in transizione. Contro l’Udinese il ritorno di Nainggolan sulla trequarti al posto di Perotti dovrebbe aiutare ancora di più a la squadra ad occupare la fascia centrale in transizione difensiva e questo sarà fondamentale per la Roma anche contro l’Udinese.

La strategia della squadra di Oddo verosimilmente forzerà la strategia offensiva della Roma. Difendendo con un baricentro basso e una fascia centrale coperta da almeno 4 giocatori, l’Udinese rischia di spingere i giallorossi a una serie infinita di cross per Dzeko. Da lì, per attaccare a sua volta, si concentrerà proprio nello sfruttare la lacunosa fase di transizione difensiva della Roma. L’Udinese è una delle squadre migliori della Serie A nelle transizioni offensive, la capacità con cui risale il campo in velocità ha pochi eguali, sia per l’organizzazione che per le caratteristiche dei suoi giocatori: Jankto, Behrami e Barak sono dei cingolati nelle corse palla al piede e davanti a loro gioca un giocatore preciso tecnicamente come De Paul; il tutto supportato da due esterni dalla corsa potente e una punta per dare la profondità. L’Udinese sfrutta giocate codificate per scambiarsi il pallone a terra ad alto ritmo, sapendo già dove farlo arrivare una volta iniziata la giocata.

La palla è arrivata a Barak dopo un’azione in verticale palla a terra che ha compreso un velo, il giocatore a sua volta passerà la palla in direzione di Zampano che con un movimento chiamerà a sé la marcatura di De Silvestri. Zampano non toccherà la palla ma con un altro velo lascerà che arrivi pulita a Jankto per permettergli di crossare mentre i compagni si sistemano in area. A colpire di testa sarà Behrami.

Con l’utilizzo di movimenti ad esca delle punte - che si prendono l’attenzione della difesa mentre la palla è a centrocampo, di conduzioni repentine per alzare il ritmo della giocata o di veli dei centrocampisti per mantenere inalterata la velocità di circolazione della palla, l’Udinese porta la difesa avversaria a seguire l’uomo invece che il pallone. Può quindi costruire una catena di fascia in grado di attaccare facendo ricevere almeno un giocatore dietro la linea di pressione avversaria o direttamente smarcato al limite dell’area.

Va detto che l’assenza di Kevin Lasagna peserà tantissimo, le sue caratteristiche si sposano bene con quello di cui ha bisogno l’Udinese; Perica o Maxi Lopez sono attaccanti più lenti e meno utili nelle transazioni palla a terra, meno incisivi nei movimenti senza palla e nella conduzione. L’Udinese in ogni caso rimane una delle peggiori squadre da affrontare per la Roma in questo momento.

Genoa-Inter, ovvero l’attacco più lento del campionato contro la difesa più solida

Con due vittorie in trasferta nelle ultime due giornate, il Genoa potrebbe aver stoccato l’affondo decisivo nella corsa per non retrocedere, portandosi alla confortevole distanza di dieci punti dalla quota salvezza. Singolarmente, questo brillante momento di forma della squadra di Ballardini è coinciso con l’assenza contemporanea, causa infortuni, dell’ossatura centrale della formazione titolare: anche contro l’Inter, così come nelle recenti uscite, mancheranno Izzo, Veloso e Taarabt (e ovviamente Giuseppe Rossi, sigh).

Ballardini ha trasmesso alla squadra un’identità di gioco molto marcata, che può permettersi di prescindere dal talento individuale perché il pallone rimane per la maggior parte del tempo nei piedi degli avversari. Eppure non è semplice creare occasioni pulite contro questo Genoa: i dieci giocatori di movimento si abbassano dietro la linea della palla sin dalle fasi iniziali dell’azione, la linea di difesa a cinque rimane compatta perché sono le mezzali ad avanzare sui terzini avversari, e il possesso avversario viene orientato verso le fasce.

La precisione geometrica del 5-3-2 del Genoa centrifuga il possesso avversario: per Rafinha e Borja Valero sarà difficile trovare spazio per ricevere.

A quel punto la manovra non trova più sfoghi per merito del tempismo delle scalate laterali e della forza nei duelli aerei (contro l’Inter dovrebbero giocare Zukanovic, Spolli e Rossettini, un metro e novanta di altezza media). Il tradizionale piano gara del Genoa è molto dispendioso sul piano della concentrazione ma per il momento sembra frustrare soprattutto gli avversari, puniti a tempo scaduto nelle due precedenti giornate, in entrambe le occasioni da Laxalt, che può fare affidamento a misteriose riserve di energie da cui attingere quando i ritmi calano e gli spazi si aprono.

Anche Spalletti si trova a dover far fronte agli infortuni di Miranda, Perisic e Icardi, ritrovandosi con un attacco obbligato (Candreva, Éder, Karamoh) e una panchina cortissima (Brozovic e Pinamonti uniche opzioni offensive disponibili). Non è una buona notizia, specialmente prima di affrontare una delle difese più solide del campionato, che ha subito soltanto tre gol negli ultimi due mesi. Ballardini sa come si conduce una squadra in porto attraverso una mareggiata di infortuni: osservando il suo lavoro, Spalletti potrebbe aver trovato la necessaria ispirazione.

Il Torino può sostenere il suo stato di forma anche nel derby?

Se l’attuale media punti di Mazzarri fosse sostenibile lungo tutto il campionato, il Torino sarebbe terzo alle spalle di Napoli e Juventus. Sulla scia del calendario agevole e delle motivazioni ritrovate, Mazzarri ha riportato il Torino a competere per un posto in Europa, dichiarato obiettivo stagionale, che al momento dista solo due punti. Dopo undici punti raccolti in cinque partite, questo Derby arriva nel momento migliore possibile per i granata: dall’arrivo di Mazzarri è passato un tempo sufficiente perché si ritrovassero delle certezze, ma non abbastanza perché se ne perdesse qualcuna per strada.

Le certezze del Torino si fondano su pochi concetti lineari e ben assorbiti dalla squadra. Il pallone viaggia prudentemente lungo i corridoi laterali, percorsi con maggior frequenza rispetto a quanto accadeva con Mihajlovic. I terzini sono molto coinvolti nella prima impostazione, le mezzali si muovono in orizzontale per accompagnare l’azione sul lato di sviluppo, si cerca di cambiare rapidamente fronte di gioco per sorprendere gli avversari sul lato debole, le ali giocano a piede invertito per aumentare il volume di tiri, Belotti viene cercato principalmente attraverso i cross, che comunque è sempre una buona idea.

Interessanti, soprattutto, alcune soluzioni su calcio piazzato: questa da rimessa laterale ha portato al gol del vantaggio contro l’Udinese.

Non sembra abbastanza per creare pericoli con continuità alla miglior difesa d’Italia, che negli ultimi tre mesi di campionato ha subito un solo gol (da Cáceres, da fuori area, in scivolata), e infatti Mazzarri dovrebbe puntare le sue fiches sulla solidità della fase difensiva. A questo scopo sarebbe sacrificato Niang, che ha trascinato di peso il Torino fuori dal momento difficile, ma che senza palla è sempre un po’ svagato, e nei tempi di uscita sempre un po’ impreciso. Al suo posto giocherebbe Baselli, con Acquah a riempire il suo spazio a centrocampo, o addirittura Ansaldi, fin qui sperimentato in tre posizioni diverse da Mazzarri.

In campionato, la Juventus è una squadra sempre più cinica, che chiude gli spazi alle spalle della linea della palla in attesa di generare quelle due o tre occasioni pulite per vincere la partita. Mazzarri proverà a farsi ancora più cinico e a non concedere neanche queste due o tre occasioni, anche se questo significherà superare incolume duelli da epica omerica come Douglas Costa contro Molinaro. Il Torino proverà almeno a pareggiare la Juventus per intensità e compattezza, e nel momento in cui dovesse aprirsi uno spiraglio di campo, Belotti ha dimostrato di essere pronto a divorarselo.

Benevento-Crotone, ovvero un evento molto probabilmente unico per la storia della Serie A

Dal punto di vista teorico questa sfida sarebbe l’ultima chiamata per la salvezza del Benevento in Serie A: parliamo di 14 punti da recuperare alla quartultima attuale (proprio il Crotone) per una squadra che viene da 4 sconfitte consecutive. Vincere contro il Crotone sarebbe l’unica speranza per immaginare l’arrivo in un miracolo. Questo in teoria, ma lo stesso De Zerbi in settimana ha messo le cose in chiaro: «Un miracolo come quello del Crotone nello scorso anno? Ci serve una cosa di quel livello o, forse, anche superiore».

La sua squadra deve pensare di andare anche oltre quanto di assurdo fatto dal Crotone la scorsa stagione e probabilmente neanche così riuscirebbe a salvarsi. Con questi numeri forse ormai la classifica non deve più opprimere le aspirazioni di De Zerbi, il Benevento deve poter giocare per il solo gusto di farlo ragionando una partita per volta provando a fare sempre meglio quello che sa fare. Il gusto della ricerca della perfezione per un gruppo formato da giocatori e da uno staff tecnico che si stanno singolarmente giocando la carriera in Serie A. Se il Benevento è quindi ormai ragionevolmente spacciato, la squadra non ha motivo di tirare i remi in barca. Anzi questa contro il Crotone si prospetta come una partita paradossalmente molto piacevole da guardare visto il calcio delle due squadre, il modo in cui sia De Zerbi che Zenga stanno affrontando la Serie A. Entrambe le squadre a modo loro voglio giocare a calcio in modo proattivo, utilizzare i momenti con il pallone a disposizione per ordinarsi fin dall’uscita della difesa e provare con combinazioni andando in verticale tra i giocatori ad arrivare in area di rigore.

Visto il tasso tecnico e la strategia di gioco similare, chi sarà in grado di muovere meglio la palla molto probabilmente porterà a casa la partita. Benevento-Crotone è una partita che avrà poco seguito visto il bacino di tifo delle due squadre e dalla posizione in classifica di entrambe, eppure paradossalmente si prospetta come una sfida interessante dal punto di vista del gioco in campo, che pur con gli scarsi mezzi a disposizione, le due squadre proveranno a mostrare. Che poi questa è una sfida unica anche perché molto probabilmente sarà l’ultima della storia di entrambe le squadre in Serie A, avere contemporaneamente sia Crotone che Benevento vale quanto il passaggio di una cometa. Speriamo sia tanto bella da ammirare.

Come migliora il Napoli con Zielinski

Nell’intervallo di Napoli-Lazio, Sarri ha scelto di risparmiare ad Hamsik quei venti minuti in apertura di secondo tempo che abitualmente gli concede, per puntare da subito sull’ingresso di Zielinski. La mossa ha funzionato oltre ogni aspettativa, e dopo un quarto d’ora il Napoli si è ritrovato ad archiviare la partita con un doppio vantaggio che ha stordito i biancocelesti. Oltre al contributo attivo nel terzo e nel quarto gol della partita, Zielinski ha soprattutto alzato il livello di intensità, aumentando lo sforzo difensivo di tutta la squadra.

Il polacco è un giocatore diverso da Hamsik e questo conferisce ulteriore interesse alla loro staffetta. Non ha la stessa sensibilità nel primo controllo, precisione nei passaggi, capacità di orientarsi nello spazio, ma è un giocatore più dinamico, in grado di coprire in verticale vastissime porzioni di campo, con la palla e senza. Con lui in campo, il Napoli ha cambiato volto, sconfessando l’idea che la squadra di Sarri sia in grado di interpretare un solo spartito, di risalire il campo soltanto attraverso il fraseggio corto e le triangolazioni. Il secondo e il quarto gol, ad esempio, nascono da palloni strappati alla Lazio un attimo prima che i biancocelesti riuscissero a consolidare il possesso.

Anche dopo il doppio vantaggio, il Napoli ha continuato a restringere il campo, conducendo i giocatori della Lazio a scelte affrettate ed esecuzioni imprecise.

Il Napoli ha mostrato meccanismi oliati nell’aggressione e nella riaggressione dell’azione avversaria, che con Zielinski in campo funzionano meglio che con Hamsik. Tutto nasce sempre da Jorginho, il cardine intorno al quale ruotano e si compattano le linee, bravissimo a far salire coi tempi e gli angoli giusti il baricentro della squadra. Una volta recuperato, il pallone viaggia per i piedi di Zielinski, Insigne, Mertens, che hanno spirito di sacrificio per ripiegare e poi corsa e qualità per capovolgere il fronte in pochi tocchi.

La SPAL - che il Napoli affronterà alle 15 di domenica - è una squadra ordinata nel chiudere gli spazi al centro e a mantenere strette le linee di difesa e centrocampo, ma è anche molto lenta nello sviluppare l’azione dal basso. È possibile che il Napoli fatichi a trovare spazi iniziando l’azione nella propria metà campo, allora punterà a sbloccare la partita attraverso l’intensità superiore e il recupero palla avanzato. L’Europa ha fornito indicazioni contrastanti sull’affidabilità delle giovani riserve, ma in questo contesto tattico Zielinski può brillare ancora.

Atalanta-Fiorentina sarà una partita dai ritmi Premier League



In settimana l’Atalanta ci ha regalato un’altra grande partita europea. In risultato non deve trarre in inganno, la squadra di Gasperini è salita a Dortmund e se l’è giocata alla pari contro una delle migliori squadre d’Europa, tornando a casa con un 3-2 subito solo nel recupero e comunque promettente per il ritorno a Bergamo. L’esperienza che sta facendo l’Atalanta in Europa è fondamentale per dare lustro al lavoro continuo di questo gruppo, ma il ritorno in Campionato non sarà agevole e rischia di portare ad un brusco risveglio.

L’Atalanta dovrà stare in guardia dal non soccombere alla strategia avversaria. La Fiorentina è una squadra che cerca di imporre un ritmo più alto possibile, Pioli ha capito che questo è il valore aggiunto che può dare ad un gruppo altrimenti limitato nelle aspirazioni di alta classifica. Per questo ha dotato la squadra quindi degli strumenti per poter attuare tale strategia: giocatori come Benassi, Chiesa, Gil Dias o Simeone possono mascherare le loro lacune tecniche in determinati fondamentali del gioco giocando sempre velocemente e in verticale. Aumentando quindi la quantità di gioco creato rispetto alla precisione tecnica.

Due passaggi in diagonale ad altissima velocità per mangiarsi il campo in contropiede.

Il contesto dettato dalla Fiorentina promette di sposarsi bene con una squadra come l’Atalanta, in grado di pareggiare l’intensità atletica a centrocampo e potendo però presentare una precisione tecnica maggiore in ambito di rifinitura con Gomez e Ilicic. Dopo la sfida contro il Borussia Dortmund, Gasperini dovrà però essere bravo a trovare il modo di rallentare i ritmi quando serve, visto che si presenta con una squadra non nel pieno delle forze atletiche. Caldara è uscito malconcio dall’infortunio al viso, Alejandro Gomez è sembrato in chiaro debito d’ossigeno dopo che da settimane non è al meglio, Ilicic viene invece da una partita giocata al 110%, forse la migliore della sua carriera a Bergamo. Quella a cui potremo assistere è la cosa più vicina ad una partita della Premier League giocata in Serie A. Da una parte una squadra tutta verticale, che punta ad andare a mille con tutti i rischi del caso; dall’altra una squadra che può reggere questi ritmi alti per lunga parte di gara, ma che rischia soccombere dopo l’ora di gioco, quando le forze verranno a mancare. Sarà una partita imprevedibile.

Milan e Sampdoria hanno due modi diversi di approcciarsi al gioco nella fascia centrale del campo

Il Milan non perde da 6 giornate: l’ultima sconfitta è arrivata in casa contro l’Atalanta. Anche la Sampdoria è in striscia positiva, non perde da 5 giornate (anche se in trasferta si è dimostrata meno efficace che in casa, solo 12 degli attuali 41 punti sono arrivati infatti fuori casa). Verosimilmente sono le due squadre più quotate a giocarsi fino a fine stagione l’ultimo posto disponibile per l’Europa, quel sesto posto che può significare una stagione salvata per il Milan, come una grande stagione per la Sampdoria, che si confermerebbe così tra le prime dieci squadre italiane.

Entrambe le squadre vengono da una striscia positiva e possiamo aspettarci una partita incerta, sia dal punto di vista del risultato che dal punto di vista tattico. A meno di non avere un modulo speculare, quando una squadra si schiera con il rombo a centrocampo costringe sempre l’avversario a prendere delle precauzioni in termini tattici per evitare di concedere la superiorità nella fascia centrale del campo nelle fasi di transizione e di attacco posizionale. Il rombo della Sampdoria però non è naturalmente avvantaggiato sul 4-3-3 del Milan perché la squadra di Gattuso è portata naturalmente ad occupare la fascia centrale del campo grazie al sistema con gli esterni a piede invertito.

Il lato forte del Milan è quello destro (il 39% delle azioni passano da lì), dove riceve Suso e da dove quindi parte l’azione di rifinitura della squadra. Ma da quando Gattuso ha scelto Calhanoglu come attaccante esterno a sinistra va detto che il Milan è riuscito a trovare un altro canale di rifinitura dell’azione, potendo quindi attaccare in modo bilanciato e risultando quindi meno prevedibile. I due giocatori utilizzano entrambi la trequarti come punto di arrivo per la rifinitura, entrambi lo fanno associandosi con la rispettiva mezzala. Pur con uno stile differente, le loro cifre sono incredibilmente simili: Suso al momento arriva a 3.4 tiri e 2.7 passaggi chiave per 90’, mentre Calhanoglu 3.8 tiri e 2.8 passaggi chiave per 90’.



Questo sistema duale bilanciato, unito ai movimenti senza palla della mezzala sul lato forte, permette al Milan di avere sempre la fascia centrale occupata o dalla mezzala o dall’esterno, pur non avendo nessun giocatore che parte da quella posizione. Ma se nessuno ci parte è anche vero che c’è sempre qualcuno che ci arriva, e questa soluzione si sposa alla perfezione con la necessità di non concedere la fascia centrale del campo alla Sampdoria, letale poi a sfruttarla in transizione offensiva. Per la Sampdoria quindi la superiorità numerica costante nella fascia centrale del campo rischia di essere davvero una chimera. Questo potrebbe costringere Torreira e le due mezzali ad un lavoro extra in transizione difensiva, con conseguente abbassamento del baricentro e lavoro extra di collante per Gaston Ramirez. Ancora una volta il trequartista della Sampdoria dovrebbe essere l’ago della bilancia per la prestazione della squadra.

La Lazio deve ritrovare la forma dei propri attaccanti

Al ritorno da Bucarest, Simone Inzaghi ha iniziato a fare i conti con la squalifica che terrà Lucas Leiva fuori dalla partita contro il Verona. In allenamento ha disegnato una Lazio più ambiziosa, con Parolo in veste di equilibratore davanti alla difesa e poi Milinkovic-Savic, Luis Alberto, Felipe Anderson, ad altezze diverse alle spalle di Immobile. Con questa versione spiccatamente offensiva, Inzaghi spera di tirar fuori la Lazio dalle sabbie mobili in cui si è cacciata anche un po’ suo malgrado, come ha sottolineato al termine della sconfitta in Europa League: «è un momento difficile per quanto riguarda i risultati, ma non per il gioco. Quando perdi qualche partita è normale non ci sia la serenità di prima».

Fortunatamente per Inzaghi, il calendario contrappone subito il Verona, per di più in gara casalinga. La squadra di Pecchia non è ancora riuscita a coniugare le nobili ambizioni di costruire dal basso per poi sviluppare la manovra in verticale con i più elementari compiti di copertura dello spazio tra difesa e centrocampo, in cui i trequartisti della Samp hanno pasteggiato a rotazione domenica scorsa. Il 4-4-2 del Verona è abbastanza statico nel coprire il campo in ampiezza, e di contro il centrocampo a cinque/sei uomini della Lazio, sempre molto fluido, sembra disegnato per mandare in crisi il sistema difensivo (qualche indizio lo si era già colto nella gara di andata, terminata con uno 0-3 senza appello).

Questa fase negativa della stagione della Lazio è legata a doppio filo alle lune dei suoi attaccanti. Felipe Anderson è apparso in gran forma nei minuti finali raccolti contro Genoa e Steaua, nonostante sia stato schierato a sinistra dove riduce di molto la sua efficacia, e nonostante nel mezzo abbia litigato con Inzaghi e con l’ambiente di conseguenza. Nelle stesse settimane, Luis Alberto si è fatto notare soprattutto per aver cambiato colore dei capelli in seguito ai risultati di un sondaggio Instagram. Contro Genoa e Napoli, è apparso debole fisicamente e impreciso tecnicamente, ha abbassato la media stagionale in tutti i principali indicatori statistici (precisione passaggi, occasioni create, dribbling tentati) e ha perso palla in zone delicate del campo, come in occasione dell’1-2 di Laxalt. Simone Inzaghi ha puntato il dito sul fattore “serenità”, la speranza è che la ritrovi tra le maglie larghe della difesa del Verona.

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