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09 agosto 2018

Milan, Abbiati: "Gattuso è un fenomeno, il mio riferimento in una società confusa. Montella mezzo disastro"

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L'ex club manager del Milan ha fatto un paragone tra la vecchia società e quella nuova, svelando una latente disorganizzazione durante il suo periodo da dirigente rossonero: "Il mio riferimento era Gattuso"

MILAN, GIORNATA DI INCONTRI PER LEONARDO E MALDINI

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La sua esperienza al Milan è terminata da poco più di due mesi, proprio alla vigilia del nuovo corso rossonero, inaugurato dal passaggio di proprietà del club da Yonghong Li al Fondo ElliottChristian Abbiati ha ripreso ad occuparsi della sua grande passione, le moto, ma non esclude la possibilità di tornare nella società che lo ha accolto prima da giocatore e, poi, da dirigente. "Se mi chiamano li ascolto volentieri, Maldini e Leonardo sono due amici e due grandi professionisti, che sanno fare il loro lavoro. Sono gli uomini giusti su cui riedificare perché conoscono molto bene il Milan. Da milanista Maldini lo volevo assolutamente vedere dentro e quando è arrivato Leo mi sono detto: 'Ora arriva anche Paolo'" le parole dell’ex portiere ai microfoni della Gazzetta dello Sport. "La storia di Leonardo all'Inter ormai è acqua passata, ci rimanemmo male perché fu una cosa inaspettata. Ma vi dico che io nell’armadio ho solo due maglie autografate: quella di Maldini e la sua. Questo fa capire cosa penso di lui".

I motivi dell'addio

Christian Abbiati poi si sofferma poi sul ruolo svolto fino a due mesi fa, svelando i motivi che lo hanno spinto a dire addio al club: "Quando svolgi il ruolo di club manager, devi essere un aiuto per tutto e tutti: allenatore, direttore sportivo., team manager, giocatori, Milanello. Ma è un ruolo strano, sempre sul filo dell’equilibrio. Faccio un esempio: se un giocatore fa una sciocchezza e lo riferisci al mister, poi rischi di passare per spia. Insomma, è un ruolo molto ‘politico’, e ho capito che non fa per me. Il più delle volte andavo a casa incavolato nero. Non aver continuato è qualcosa che dipende da me: Mirabelli mi aveva proposto il rinnovo ma ho rifiutato. E poi in giacca e camicia non mi ci vedevo".

Gli errori di Abbiati

Una società completamente diversa da quella che aveva lasciato, Abbiati svela una latente disorganizzazione nel club gestito da Fassone e Mirabelli: "Il mio errore è stato quello di fare paragoni con il vecchio Milan, dove avevo punti di riferimento certi. Lì invece c'era molta confusione in ambito dirigenziale. Un'organizzazione fumosa che cercavano di far passare per perfetta. Il modo in cui è finita non mi stupisce e per come andavano le cose, è meglio che sia finita. Il mio punto di riferimento era Gattuso. Rino è stato un fenomeno, ni ha sorpreso molto come allenatore, ha saputo entrare nella testa dei giocatori, stimolandoli e motivandoli. Con queste generazioni non è facile. Consiglio a Elliott di tenerselo stretto. Montella? È stato un mezzo disastro, non si fidava di nessuno e per questo poi ha pagato con i risultati. Per quanto riguarda Mirabelli, devo dire che è una persona che lavora tanto. Ha gestito la faccenda del rinnovo di Donnarumma benissimo, tutelando il club. È stato uno dei pochi ad avere il coraggio di andare contro Raiola, poi ha vinto anche la scommessa Gattuso".

La convivenza Reina-Donnarumma

Abbiati ha parlato anche del dualismo Donnarumma-Reina, portieri che si giocheranno la maglia da titolare in questa stagione: "Possono coesistere, la competizione aiuterà entrambi a dare sempre di più. Per Donnarumma la cosa migliore è restare ancora al Milan, anche perché è cambiato il preparatore e voglio vederlo con un altro sistema di lavoro. Magni ha il merito di averlo portato fin dove è arrivato, ma Gigio non è più migliorato. Si è fermato. L’affare con la JuventusHiguain era il bomber che mancava, sono sorpreso da come sono andate le cose con il club bianconero, a guadagnarci è stato senza dubbio il Milan. Per quanto riguarda Bonucci, invece, credo che gli siano state promesse cose che non sono state mantenute. Ma Leo ha il merito di aver fatto crescere Romagnoli. Come sempre, il lavoro paga".

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