Serie A, le migliori giocate della 1^ giornata

Serie A

Emanuele Atturo

ImmobileCOPE

È ricominciato il campionato e sono ricominciate le grandi giocate, dai grandi gol di Immobile e Dzeko all'assist di Miha Zajc

È ricominciato il campionato e ricomincia anche la nostra rubrica dedicata all’unica cosa del calcio più bella dei gol: le giocate. Come la scorsa stagione, ogni martedì selezioneremo i migliori dribbling, scivolate, tunnel, tacchi, recuperi difensivi, assist, colpi di testa della giornata appena passata. Il criterio è sempre il gusto personale dell’autore, ovviamente, anche se si cerca di privilegiare le cose più originali, quelle capaci di aumentare la nostra immaginazione, il dicibile su un campo da calcio. La migliore giocata è sempre quella che vedendola ti fa pensare non come ha fatto bensì come gli è venuto in mente.

6. L’assist di Zajc per Caputo

Di un Empoli bello e ambizioso Miha Zajc era senz’altro il giocatore più atteso, quello che più di tutti incarnava l’idea della squadra di Andreazzoli di salvarsi in Serie A giocando un calcio tecnico e di possesso. E se l’Empoli ha giocato una partita convincente, vincendo per 2 a 0 la battaglia dei rombi contro il Cagliari di Maran, Zajc ha letteralmente volato.

Zajc ha 24 anni ed è sloveno come due altri trequartisti di culto della Serie A recente, cioè Birsa ed Ilicic. Aveva esordito in Serie A due stagioni fa, quando era arrivato nel mercato di gennaio e aveva segnato il suo primo gol su punizione. Poi una stagione in B da dominatore, dopo aver passato i primi mesi in panchina visto che nel 3-5-2 di Vivarini non trovava spazio.

Zajc è destro, calcia benissimo le punizioni e una sensibilità per l’ultimo passaggio fatta più di visione che di tocco. Raramente gioca una balla banale, pur amando la semplicità, e insomma ha tutte le caratteristiche per farci perdere la testa ed eleggerlo a nostro giocatore di culto per le prossime cinque stagioni di Serie A.

Zajc è il rifinitore delle combinazioni qualitative che l’Empoli attiva sulla trequarti, quando i suoi giocatori si addensano in zona palla e cercano di costruire occasioni attraverso la tecnica. Ha un istinto speciale nell’andare a raccogliere le seconde palle che le punte riciclano dopo una verticalizzione, come è stato nel caso del gol di Francesco “Ciccio” Caputo, che ha segnato il gol del 2 a 0 nella partita di domenica sera.

L’azione parte proprio da Caputo, che protegge la palla in modo sporco, a ripulirla arriva Zajc che fa un tunnel sul centrocampista del Cagliari e attacca la porta. Non alza mai la testa ma sa che Caputo sta per tagliare l’area in diagonale e così, quando rientra sul destro e sembra che stia per tirare, scarica la palla per l’attaccante. Una palla semplice ma, appunto, non banale, che Caputo mette in porta con la piccola complicità di Cragno che è un po’ impacciato.

Non vediamo l’ora di vedere il resto.

5. Il gol di Inglese all'Udinese

Roberto Inglese è stato uno dei misteri di questa estate di calciomercato. Arrivato al Napoli a gennaio dello scorso anno, era poi rimasto al Chievo dove ha disputato una stagione da 11 gol. Il Napoli sembrava doverlo tenere per avere una valida alternativa a Milik, in un gioco - quello di Ancelotti - che pare vedere Mertens più come un’ala che come un falso nove. Invece il Napoli lo ha ceduto gli ultimi giorni di mercato, in prestito al Parma, come se non fosse qualcosa di programmato, come se si fossero accorti che Inglese in realtà non c’entrava niente col Napoli. L’agente ha dichiarato che è andato via per poter giocare titolare.

Arrivato meno di una settimana fa, Inglese ha già segnato il suo primo gol con il Parma, mostrando qualità che faticheremmo a riconoscergli. Inglese fa parte della scuola italiana dei centravanti maturati tardi e a 27 anni ogni suo gol sembra dirci qualcosa in più su di lui. Nelle sue prime partite con il Chievo - che lo aveva preso dal Carpi, dove aveva un poco invidiabile score di 8 gol in quasi 50 partite - sembrava poter segnare solo di testa. Il classico centravanti intruppone certamente più utile che bello.

Col passare delle partite Inglese ha cominciato però a fare più cose. Ci siamo accorti della sua progressione palla al piede, ad esempio, e al fatto che avesse una tecnica non trascurabile. Ha cominciato a segnare in quasi tutti i modi e più passa il tempo più sembra accumulare skills da centravanti che sa fare tutto.

In una delle sue prime palle giocate domenica, ad esempio, ha fatto una sponda di tacco, di controbalzo, raffinatissima, che non so quanti centravanti in Serie A sarebbe in grado di fare. Poi ha fatto questo gol che ci dice ancora qualcosa in più su Inglese.

L’attaccante si accorge della brutta posizione della linea difensiva dell’Udinese e gli scatta alle spalle, tenuto in gioco da Nuytinck, che nessuno ha capito cosa stesse facendo. Il passaggio di Di Gaudio gli rimane un po’ sotto la linea di corsa e deve prendere una piccola esitazione per prendere equilibrio. Una pausa che manda fuori tempo Nuytinck, a quel punto arriva un altro avversario da dietro e Inglese a quel punto accelera, se la sposta con l’esterno sinistro e calcia con lo stesso piede, in maniera secca e potente sul palo lontano.

A dare ancora maggiore valore al gol c’è il fatto che Inglese non è mancino ma qui ha non solo calciato ma anche ragionato sbilanciandosi dalla parte sinistra del suo corpo. Se puntavate a un suo acquisto silenzioso all’asta del Fantacalcio questo gol forse vi ha bruciato.

4. Il cambio di gioco di Pjanic per Douglas Costa

Nel putiferio di tecnica che può vantare la Juventus, rischiamo di dimenticarci troppo facilmente di Miralem Pjanic, che per qualche settimana di questo calciomercato sembrava poter partire. Sacrificato per aggiustare i conti squilibrati dall’arrivo di CR7. Per fortuna della Juve e del nostro senso estetico è rimasto e già alla prima giornata ha dato alla partita la forma che voleva lui: 104 palle toccate, 3 passaggi chiave e questo cambio di gioco che ci invita a fine anno a fare una classifica destinata esclusivamente a questo gesto tecnico.

La prima cosa che colpisce di questa giocata è che da quando Cancelo batte la rimessa laterale a quando Pjanic calcia la palla il bosniaco non alza mai la testa. Quindi sa o sente che Douglas Costa sta per scattare a tutta velocità sul lato opposta; e Douglas Costa da parte sua sa che Pjanic può trovarlo con un cambio di gioco pazzo di 50 metri.

La seconda cosa è il fatto che Pjanic non colpisca la palla mentre è a terra, scavandola, ma schiaffeggiandola mentre è ancora in aria dopo un rimbalzo. Un esercizio balistico che richiede una sensibilità tecnica pazzesca, che Pjanic esegue con la rilassatezza di un flop shot golfistico.

3. La preparazione al tiro di Immobile

Immobile al 25’ ha ripreso da dove aveva lasciato, da una stagione da 29 reti in Serie A. Di questo gol, ovviamente, colpisce il controllo con cui Immobile evita l’intera difesa del Napoli, prima di concludere a giro, di sinistro, sul secondo palo. In ogni caso una finalizzazione che non ha niente di banale.

Immobile viene lanciato dalla difesa con una palla lenta che ricade lontana dalla linea di porta. Mentre la aspetta sono già rientrati tre difensori del Napoli: ha Mario Rui alla sua destra e Albiol e Koulibaly alla sua sinistra; Immobile sceglie benissimo il momento in cui toccare la palla con l’interno e prendere in controtempo i difensori del Napoli. Visto dall’alto, sembra uno spettacolo di nuovo sincronizzato.

2. Il gol di Kurtic da lontanissimo

Il Bologna domenica non aveva molte idee su come segnare, ma la SPAL neanche. Era una partita che tendeva naturalmente allo zero a zero, finché un tiro di Kurtic da 35 metri non ha rotto il naturale corso delle cose e ha dato la vittoria ai ferraresi.

Il tiro di Kurtic andrebbe all’interno della bieca categoria del “tiro della domenica”, con cui si indicano i gol in cui giocatori improbabili pescano dal mazzo una conclusione assurda e impensabile. Però Kurtic è un giocatore tecnico, che non ha solo momenti del pazzo. Stiamo parlando di un centrocampista che è riuscito a fare anche 6 gol nello stesso campionato, e che ha una tecnica balistica che rende il gol di domenica per niente casuale.

La cosa impressionante del gol è la forza brutale che Kurtic riesce a imprimere al pallone nonostante la colpisca col piatto, la parte del piede che di solito si riserva alle conclusioni più dolci e precise. Il tiro arriva dal nulla, in una situazione di attacco posizionale staticissimo, con la difesa del Bologna schierata e rintanata in area. Forse la mia cosa preferita del gol è il fatto che la traiettoria sembra fare un giro lunghissimo: passano tre secondi da quando Kurtic calcia a quando il pallone bacia il palo ed entra, e sembra una palla che cade in porta da molto, troppo lontano. Skorupski vola ma ricade addosso al palo in maniera goffa, estremizzando l’impressione di solennità della bomba di Kurtic.

1. Il gol clamoroso di Edin Dzeko

Tutti voi ricorderete l’emozione del rientro a scuola dopo le vacanze estive. La felicità nel ritrovare le stesse persone di pochi mesi prima e lo stupore paradossale nel vedere che, sì, in effetti non è cambiato niente tra di voi, che i rapporti sono sempre solidi. Poi le cose cambiano, quando si torna a lavoro dopo un viaggio si ritrova la routine e le responsabilità, in pochi sono felici di ritrovare i colleghi. Il fatto, anzi, che le persone siano sempre le stesse - solo un po’ più abbronzate, un po’ più rilassate magari - lo diamo per scontato. Il nostro modo di vivere il calcio è una via di mezzo tra queste due esperienze.

Da una parte i tifosi sono diventati sempre più razionali e non si abbandonano all’emozione del semplice ritrovo: altrimenti perché si parla solo di nuovi acquisti in ferie, perché ci si aspetta che i nuovi arrivati cambino in breve tempo l’identità delle squadre che amiamo? Dall’altra però il calcio infantilizza e non c’è niente come il piacere di ricominciare il campionato e ricordarsi - scoprire di nuovo - che, sì, in effetti i giocatori su cui contavamo a giugno sono ancora in forma.

Nel gol di Dzeko in realtà si mescolano queste due emozioni diverse, per via del contributo fondamentale fornito da Justin Kluivert. In molti hanno sottolineato la grande azione dell’olandese, che per alcuni - esagerando - è stata ancora più importante della conclusione di Dzeko. Forse anche per il desiderio di trovare conferme all’hype che circonda un giocatore oggettivamente divertente. Kluivert era entrato dieci minuti prima e a pochi secondi dal suo ingresso aveva già messo Pastore davanti al portiere.

Kluivert ama giocare a sinistra, da dove può rientrare e tirare. Ha bisogno di vedere la porta e quando deve descriversi dice di essere un attaccante. Di Francesco però lo sta facendo giocare molto a destra, dove l’olandese diventa un’ala pura, e qui fa un’azione da ala. Quando accelera e si defila ha in mente solo di andare al cross, ci riesce grazie a due cambi di passo in mezzo ad avversari un po’ immobili, che forse si accontentano, a quel punto della partita, di lasciarsi il cross.

La palla in mezzo è intelligente perché l’unica possibile, ma è lenta e Dzeko non ha molto specchio davanti. Per segnare deve innanzitutto dare forza col piede non suo, e poi prende uno spicchio di porta che Sirigu può non difendere. Tirare sul palo lontano era l’unica scelta che avrebbe permesso il gol, e il fatto che Dzeko ci riesca è ciò che rende incredibile l’azione. Con tutto il rispetto per Kuivert.

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