Marani: "La perfezione della Juve è CR7. Il marchio di Ancelotti: "Cambia e vince"

Serie A

Matteo Marani

La forza della Juve è sempre più netta anche grazie al “segnale della vittoria” che lancia in campo CR7. Una supremazia bianconera che solo il Napoli può provare a contrastare

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La perfezione della Juventus è lui, Cristiano Ronaldo, che ha portato l’ultima cosa che serviva alla Juve. Prima i bianconeri erano superiori in quasi tutte le partite, ma oggi, anche quando la situazione si fa difficile, hai un uomo che da solo ti risolve tutto. E CR7 non è neppure partito con l’acceleratore spinto… 4 gol e 4 assist nelle prime 8 giornate: ha messo il suo marchio in ogni vittoria bianconera. Ronaldo è un extraterrestre... Nelle gare in cui la Juve ha sofferto di più in questa stagione, non come ad Udine dove è stato tutto abbastanza semplice, la partita l’ha sempre cambiata lui. Penso ad esempio alla prima giornata contro il Chievo: Ronaldo si è messo fuori ed ha iniziato a tirare sul portiere per cercare di vincerla. In diverse circostanze, CR7 ha dato il “segnale di vittoria”, come se fosse la chiamata nelle legioni. E la squadra lo sente questo: “andiamo a vincere” e anche gli avversari sentono la sua pericolosità, quindi lasciano troppi spazi. Ma la Juve non ha preso solo Ronaldo, ci sono anche Cancelo, Emre Can: insomma, la squadra che ha vinto gli ultimi 7 campionati, ha preso il miglior giocatore del mondo, il miglior terzino destro, un centrocampista straordinario e adesso sta anche assistendo all’esplosione di Bernardeschi.

Una Juve sempre più prima

A memoria non ricordo una differenza così marcata tra prima e seconda della classe. Quando c’era il Milan di Sacchi, c’era il Napoli di Maradona, l’Inter di Murinho aveva la concorrenza di una Roma molto competitiva. Questa Juve fa impressione: contro l’Udinese ha giocato il primo tempo solo ad un campo, Chiellini stava oltre la lunetta del centrocampo, è un predominio davvero schiacciante, senza dimenticare che i bianconeri hanno una serie di risorse illimitate.

Il marchio vincente di Ancelotti

“Cambia e vince”, oltretutto tenendo altissima la qualità: questo è il timbro del Napoli di Ancelotti. Qui sta la sua capacità di essere un allenatore internazionale. Cambiare 8 giocatori dalla partita con il Liverpool e non sbagliare contro un ottimo Sassuolo, non è da poco. C’è un’apertura di orizzonti, ormai Ancelotti ha definito il suo modulo, il 4-4-2, anche se eravamo partiti dal 4-3-3.

Ma mi piace soprattutto come i suoi giocatori accompagnano il gioco, sulle fasce sono sempre tutti partecipi della manovra, non vedi mai un reparto scollegato dall’altro. Poi quando serve entra Insigne, che è in uno stato di grazia… Apprezzo molto questa continuità, il modo del Napoli di stare in campo, mi piacciono tanti aspetti, non ultimo il fatto di non essere caduta in depressione dopo la sconfitta con la Juve, anzi, ha fatto l’impresa con il Liverpool.

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