Parma, Gervinho: "Mi davano per finito, si sbagliavano di grosso. L'Africa, il sogno Arsenal: vi racconto tutto"

Serie A

L'attaccante ivoriano si è raccontato in una bella intervista al Guardian, nella quale ha toccato diversi argomenti: gli anni in Cina, l'approdo in Italia, gli inizi ad Abidjan e il sogno di giocare per l'Arsenal. "Mi godo ogni momento, ho imparato dappertutto ma porto l'Africa dentro di me"

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GERVINHO COME WEAH, COAST TO COAST DA URLO

"Come si sta in Italia? Beh, qui basta mangiare un piatto italiano e sorridi per il resto della giornata". Comincia così la bella intervista al quotidiano inglese The Guardian di Gervinho, l’attaccante del Parma che in Italia sembra aver ritrovato una seconda giovinezza. L’attaccante ivoriano è tornato in Europa dopo l’esperienza in Cina, alla quale tiene a dare tanto valore: "Tutti pensavano fossi andato in Cina solo per i soldi e per poi ritirarmi – ha raccontato – e che fossi in vacanza per qualche anno. Ho avuto qualche problema fisico e le persone hanno iniziato a dire che fossi finito. Ma si sbagliavano di grosso. Non mi sono mai lasciato andare, in Cina devi essere al massimo della forma e fare bene: guadagni molto – è vero, avevo uno stipendio molto alto – ma devi dimostrare di meritartelo. Ogni partita è una sfida e giocavo con o contro ottimi giocatori".

"Parma, tutto è iniziato così"

Il presente però è la Serie A con il Parma: "È iniziato tutto con una chiamata del direttore sportivo Daniele Faggiano. Abbiamo parlato e dopo pochi minuti mi aveva già fatto un’offerta. È stato molto veloce, lui è stato pragmatico ma al tempo stesso era entusiasta. Mi sono subito innamorato di questo progetto. E qui non potrebbe andare meglio. Quando ho detto alle persone che avrei giocato col Parma, molti di loro non credevano che fosse una squadra abbastanza buona per la Serie A. Invece stiamo facendo benissimo. La salvezza è ancora il nostro obiettivo, ma vedremo se potremo realizzare altri importanti sogni".

Gli inizi in Costa d'Avorio: "Senza scarpe, ma pieno di speranze"

"Non ho rimpianti, nemmeno uno - ammette Gervinho - perché non bisogna mai dimenticare da dove si viene. Sono nato in un piccolo paese della Costa d’Avorio, quindi essere diventato protagonista di questa vita è un sogno. Ho iniziato a giocare a calcio ad Abidjan senza le scarpe ai piedi. Sono stato fortunato ad avere una buona vita grazie alla mia passione. In Costa d’Avorio è difficile avere le scarpe normali, figuratevi le scarpe da calcio. Sono considerate un vero lusso. Sono tornato anni dopo nell’accademia dove sono cresciuto e ho giocato nuovamente con loro a piedi scalzi. Lì è anche una filosofia. Dicono ai ragazzini: 'giochiamo senza scarpe, così imparate a controllare meglio il pallone. Quando le avrete, sarà più facile e diventerete campioni'. E dopo tanti anni, dopo tante pietre calciate, ottieni quelle scarpe. La gioia dopo la sofferenza, sempre sorridendo. Indimenticabile".

L'Arsenal, la squadra dei sogni

Un pezzo di cuore è rimasto a Londra: "L’Arsenal è stato il club dove ho lasciato il segno più importante. Ho vissuto un sogno, il giorno in cui ho firmato ho pianto. Lo ricordo come se fosse oggi: aprile 2011, l’ho detto alla mia famiglia facendo letteralmente i salti di gioia. È stato un orgoglio e non ho perso il sorriso dalla prima fino all’ultima partita giocata con i Gunners. Ho giocato nel club dei miei sogni, in Francia ho vinto un titolo e una Coppa nazionale, ho portato la Coppa d’Africa alla mia gente e mi sono sentito come un eroe. Ho ancora tanti anni di carriera davanti a me, voglio godermi ogni momento, ogni azione, ogni tiro: un giorno tutto questo finirà e so già che la vita senza calcio è triste".

"L'Africa vive dentro di me"

Una grande carriera significa aver giocato anche con giocatori forti. Gervinho cita Hazard e Salah, due grandi protagonisti attuali: "Sapevo che Hazard sarebbe diventato una star. Ha tecnica, classe, testa e fisicità. Tutto quello che serve per diventare un campione. Salah è un ragazzo forte, sempre calmo e con la mentalità da duro lavoratore. Non dimenticherò mai come si allenava: ritmi altissimi, spingeva come un pazzo. Lo guardavi meravigliato e aveva un effetto positivo sugli altri: guardavi lui e volevi lavorare più duramente. Talento e sacrificio". Infine, una confessione: "Mi porto dentro tante cose: in Francia ho imparato ad essere professionista, l’Inghilterra è un posto straordinario e la Premier è un sogno. In Italia si lavora tanto sulla tattica, c’è tanta qualità negli allenamenti. E in Cina bisogna lavorare, non puoi sentirti in vacanza ma insegnare qualcosa alle generazioni future. Ma l’Africa è sempre nel mio cuore: l’Africa vive dentro di te".

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