Napoli-Sampdoria, le chiavi tattiche della sfida

Serie A

Dario Pergolizzi

La manovra degli azzurri sembra essersi inceppata, i blucerchiati continuano invece a viaggiare oltre le attese grazie soprattutto alla vena realizzativa di Quagliarella, che punta a segnare per la 12.esima partita consecutiva

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Il Napoli ha incontrato due volte il Milan in pochi giorni, prima in campionato e poi in Coppa Italia, e la sua manovra sembra essersi inceppata, nonostante l’impiego simultaneo di tanti giocatori offensivi. Nello 0-0 della gara di campionato, infatti, Ancelotti aveva schierato una mediana a 4 composta da Callejon, Fabian Ruiz, Zielinski e Insigne, oltre alla coppia d’attacco Milik–Mertens e al terzino di spinta Malcuit, anziché un centrale come Maksimovic.

La Sampdoria sta invece continuando a sfruttare l’elevata produttività di Quagliarella, in pieno overperforming. La squadra di Giampaolo è infatti quella di Serie A col maggior divario tra il numero di xG prodotti (24,54) e reti effettivamente realizzate (34), rigori esclusi. Il merito, per buona parte, va al cinismo di Quagliarella, che ha segnato 12 gol (senza contare i rigori) da 9,5 xG.

L’attaccante campano è, ad oggi, la bocca di fuoco più credibile per i genovesi, dato lo scarso apporto in finalizzazione dei centrocampisti e delle punte che lo hanno affiancato. La Sampdoria è comunque una squadra molto temibile quando prende campo, perché accetta di alzare parecchi uomini sulla linea della palla, anche a costo di concedere transizioni pericolose agli avversari, alzando di parecchio la linea difensiva. Il centrocampo di Giampaolo riveste dunque un ruolo cruciale nello sviluppo del gioco e nella fase di non possesso, perché per un corretto funzionamento difensivo è necessario che le scalate verso il pallone avvengano con rapidità e sincronia, per evitare di farsi trovare scoperti sul lato debole, il principale limite di una disposizione parecchio rigida (il 4-3-1-2 è evidente soprattutto senza palla).

Il Napoli delle ultime partite ha avuto problemi sia nella produzione offensiva, a causa di una circolazione piatta e poco efficace nel pescare l’uomo tra le linee, sia nell’applicazione del pressing alto, andando fuori giri contro una squadra abbastanza scolastica come il Milan, che al contrario si è dimostrata estremamente efficace nel chiudere i rifornimenti agli attaccanti azzurri. La Sampdoria però difende in maniera abbastanza diversa dalla squadra di Gattuso. La differenza più eclatante è sicuramente l’altezza del baricentro medio delle due squadre: se il Milan predilige un atteggiamento più prudente e attendista, la Sampdoria ha invece fretta di risalire il campo e consolidare il possesso sulla trequarti avversaria, per poter attivare le rotazioni posizionali e il palleggio tra le due punte, molto mobili e imprevedibili, e i centrocampisti, con conseguenti differenze nella gestione delle transizioni.

Per il Napoli sarà dunque importante non mostrare titubanza nella propria metà campo, perché la pressione sulla costruzione avversaria da parte della Sampdoria è sempre abbastanza intensa e punta a indirizzare la circolazione verso l’esterno. Se Ancelotti deciderà di puntare sul solito 4-4-2 fluido dovrà catechizzare a dovere le sue catene laterali per evitare le imperfezioni mostrate nelle ultime due gare, e sarà molto rilevante anche la prestazione a supporto dei due mediani. Nelle due partite col Milan sono stati impiegati in quella posizione prima Zielinski e Ruiz e poi Diawara e Allan, nel tentativo di aumentare la qualità del pressing, con scarsi risultati. Il ritorno di Hamsik tra i titolari potrebbe forse garantire una maggiore naturalezza nel palleggio arretrato ma resterebbe l’interrogativo in fase di non possesso.

La sensazione è che il Napoli debba ritrovare convinzione nei propri mezzi e fiducia nei suoi uomini chiave; chissà che contro una squadra che per conformazione è disposta a concedere qualcosa in più sul lato debole non si riveda uno sfruttamento migliore del cambio campo improvviso nell’ultimo terzo, a patto ovviamente che la squadra di Ancelotti riesca prima a consolidare il possesso sulla catena opposta come necessario, per attrarre quanti più avversari possibile.

La Sampdoria è invece chiamata a una doppia prova di maturità: Quagliarella è stato fino a questo momento decisivo sia per il contributo realizzativo che per l’apporto alla risalita del campo, riuscendo sempre ad andare incontro o a smarcarsi in ampiezza con efficacia. Data anche l’assenza di Praet e il probabile impiego di una punta poco associativa per natura come Gabbiadini, il rombo di Giampaolo dovrà dimostrare di potersi assumere qualche responsabilità in più nel raggiungimento e nella conquista della porta avversaria.

fasce attacco sampdoria
Le zone in cui si sviluppa il gioco della Sampdoria

Le zone di sviluppo di gioco della Sampdoria. Predominanza del lato destro grazie alle doti di Praet e alla propositività di Bereszynski, grande concentrazione nella fascia centrale.

Senza il belga, verrà dato spazio a Jankto, finora abbastanza deludente, e spostato probabilmente Linetty sull’asse di centro-destra. Bereszynski è un terzino propositivo e di gamba, che però mostra spesso lacune nella copertura dello spazio alle sue spalle. In questo senso il polacco potrebbe essere un partner più utile di Praet, però la sensazione è che la Sampdoria rischi di perdere qualcosa in quella che alla fine è la sua risorsa principale per lo sviluppo del gioco offensivo, ossia il palleggio sul centro-destra e in generale il consolidamento nella fascia centrale del campo. Tuttavia se il pressing del Napoli si rivelerà poco efficace come quello delle ultime due partite, la squadra di Giampaolo potrebbe soffrire meno la mancanza di Praet.

Ancelotti ha bisogno di un’inversione di tendenza, mentre Giampaolo di una ulteriore prova di maturità. Una sfida complicata per entrambe le squadre, ma che sarà ricca di spunti tattici.

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