Correa, l'uomo in più di Inzaghi: dal provino con l'Inter alla Lazio

Serie A

L'argentino è stato l'uomo partita del derby, decisivo e continuo. Nel 2012 fece un provino con i nerazzurri, Moratti offrì due milioni ma l'Estudiantes rifiutò. Poi la Sampdoria e due stagioni nel Siviglia, prima del ritorno in Italia per 20 milioni di euro. Adesso 'El Tucu' si è preso la Lazio 

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INZAGHI: "GARE COSÌ RESTANO NELLA STORIA"

Inzaghi è pazzo di lui: “Correa hai i colpi del campione”.  Un attestato di stima. Il “Tucu” vive di fiammate, a volte diventano momenti grigi ma quand’è in forma non lo prendi, tant'è che Fazio e Juan Jesus l’hanno capito a spese loro. Tris della Lazio nel derby e Correa protagonista assist per Caicedo, rigore procurato, partita da 8. Man of the match.

Correa si è preso la Lazio

Inzaghi sorride e Tare si frega le mani, in estate l’ha pagato circa 20 milioni, l’acquisto più costoso dell’era Lotito insieme a Mauro Zarate. Un investimento mirato, cercato, voluto. Il “dopo Felipe Anderson” ormai si è preso la Lazio e l’ha fatto piano piano, in silenzio, partendo da riserva e approfittando delle chance di Simone Inzaghi.

Dopo l’espulsione contro l’Eintracht non è più uscito, adesso gioca titolare e la Lazio non può farne a meno: 31 partite tra Europa League e campionato, 5 gol e 7 assist. Rivelazione. Meglio del Correa visto alla Sampdoria, il 'ragazzo discontinuo’ dai guizzi isolati. Oggi è un altro giocatore, si trova bene e ha legato con tutti, specie con Luis Alberto e Patric. Gli spagnoli. C’è fiducia, soprattutto continuità, ciò che gli mancava per diventare grande.

Correa e Milinkovic festeggiano la vittoria nel derby con la Roma

Dal provino con l'Inter a Riquelme

Correa scoprì l’Italia a 18 anni grazie a un provino con l’Inter, anche se il primo impatto non fu facile: “Era la prima volta lontano da casa, ho fatto fatica ad ambientarmi”.

Famiglia, amici, l’Asado e infine sua nonna, emigrata da Vicenza quando la bussola nostrana era fissa sull’America, Nord e Sud. Forse alla fine era destino incontrare l'Italia. Correa ‘conosce’ il freddo di Appiano e ne resta sorpreso: “È stata una delle cose più difficili da superare”. Forse più di Walter Samuel, il Muro del Triplete, argentino come lui. 

Correa si presenta bene, impressiona Moratti e soprattutto Ariedo Braida, che lo definì “il miglior talento di tutta l’Argentina”. L’Inter offre 2 milioni per l’80% del suo cartellino, ma l’Estudiantes dice no. Erano convinti di aver trovato il nuovo Veron, sostituito proprio dal Tucu nella gara d’addio. Esordio in prima squadra a 17 anni, primo gol a 19. Fantasista sulle orme di Riquelme: “Ho indossato la 10 in suo onore, l’avrei guardato per ore senza stancarmi”. 64 presenze e 6 reti all’Estudiantes, prima dell’arrivo in Serie A.

Corra con Zanetti e Pereira, aveva 18 anni

Sampdoria calling, poi Siviglia

A 18 l’Inter, a 21 la Sampdoria. Valorizzato, capito, infine ripreso dopo 6 mesi opachi, in cui ha dovuto ambientarsi nuovamente. Dopo l’errore al Ferraris contro l’Inter - calcia fuori a porta vuota sulla linea - mette la testa a posto e capisce dove intervenire "Arrivo agli allenamenti un’ora prima, faccio palestra, cerco di prevenire gli infortuni”. Un homo novus.

Anche grazie al golf, al padel e al solito mate, uno scacciapensieri nei momenti di stress. A fine anno sposa il Siviglia per 13 milioni, l’ennesima plusvalenza del tandem Osti-Pecini (Correa arrivò per circa 8). L’anno scorso ha giocato 39 gare in tutte le competizioni, 7 reti e 7 assist. Ha trascinato il Siviglia in finale di Coppa siglando 5 gol in 8 partite, ha segnato sia al Liverpool in Champions che all’Atletico Madrid.  Il premio è stata la convocazione in Nazionale, tre presenze contro Brasile, Singapore e Uruguay. Qualità tucumana.

Correa ai tempi della Samp

Oro di Inzaghi e della Lazio

Anche falso nueve con Sampaoli - “allenatore preparato” – poi molte gare sulla fascia,  altre da “enganche”, il ruolo di oggi. Correa dietro le punte a spezzare la monotonia, a offrire un po’ di brio, a dare quel “quid’ che permette alla Lazio di credere alla Champions.

Inzaghi voleva un giocatore già pronto, bravo a spaccare le partite, un po’ come faceva Keita due anni fa, o Felipe Anderson l’anno scorso. Correa ha iniziato così, ma oggi è diventato titolare. Luis Alberto è arretrato a centrocampo per fare spazio a lui, l’enganche che odiava il freddo. Pronto a riprendersi tutto, in una Roma dove batte il sole. 

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