Scudetto Juve, le 8 pagelle dei Campioni d'Italia

Serie A

Matteo Marani

Abbiamo scelto 8 protagonisti per raccontare la stagione 2018/19 della Juventus. Ognuno di loro, a suo modo, ha messo la sua firma sullo scudetto bianconero

JUVE SCUDETTO, LO SPECIALE

LE FOTO DELLA FESTA SCUDETTO

Szczesny

Secondo anno alla Juve, di fatto il primo da titolare dopo l’addio di Buffon. Un’eredità pesante, raccolta senza problemi. Tanti interventi pregevoli per il portiere della Nazionale polacca: su Parolo contro la Lazio, in presa alta su Cristante contro la Roma, il rigore respinto a Higuain nel match col Milan. Decisivo a Madrid contro l'Atletico negli ottavi di Champions, grandi cose anche nel ritorno dei quarti contro l'Ajax. Poco teatro, molta sostanza.

Chiellini

Come disse Mourinho dopo la poderosa prova di Manchester, siamo al cospetto di un professore di Oxford, maestro nelle chiusure difensive. 11 palloni recuperati a gara. Tradotto: uno ogni 8 minuti. Nessuno come lui. Ha fermato Higuain, ha bloccato Icardi. Ha dimostrato soprattutto che si può migliorare pure a 34 anni. Il suo sinistro ha avviato più azioni rispetto al passato. La soddisfazione del gol a Firenze. Pasta di capitano.

Cancelo

Numeri per certificare la bontà dell’acquisto, necessario alla crescita del gioco. 85% dei passaggi realizzati, praticamente tutti, e il 44% di cross giunti a buon fine, una statistica da ristrettissima cerchia dei campioni. Ha coperto più posizioni in campo, ma è da destra – accentrandosi – che ha fatto valere la classe e dato una regia alternativa alla squadra. Le sue sterzate per un ultimo numero: il 78% di dribbling riusciti. Qualità.

Pjanic

Se la Juve è un corpo solido e potente, il cuore pulsa nei piedi del regista bosniaco. Nel suo cervello. Un artista, capace di giocare quasi tutte le partite senza mai sbagliare. Ha chiuso con successo il 93% dei passaggi. La punizione di Napoli, specialità della casa, è la firma a un’annata eccelsa. E proprio Pjanic ha già investito l’erede: Bentancur. Menzione d’onore per chi ha segnato la prima parte. Stessa lingua sopraffina.

Bernardeschi

Si è conquistato lo spazio e la fiducia di tutti, scalando le gerarchie interne e mostrando al mondo intero forza e qualità da top. E’ passato senza problemi da un ruolo più offensivo a quello di mezzala, con un crescente spessore atletico, tecnico ed emotivo. Due gol, alla prima contro Chievo e a Frosinone, e quattro assist. L'ultimo gradino l’ha scalato nel match di ritorno contro l’Atletico. Peccato quanto accaduto con l'Ajax, ma il miracolo di Berna è compiuto.

Kean

A 19 anni ha stravolto ogni protocollo. E’ partito titolare contro l’Udinese e nulla è stato più come prima. Doppietta contro i friulani, altro gol all’Empoli nei pochi minuti in campo, ancora a segno con la Nazionale, l’ingresso di tutto rilievo contro l’Atletico, fino alle reti con Cagliari, Milan e Spal. Erano molti anni che non si vedeva un calciatore affacciarsi con questa autorità nel grande calcio. Talento enorme, infinito. Per i prossimi scudetti.

Cristiano Ronaldo

L’estate è stata sua. Poi anche l’autunno, l’inverno e adesso la primavera. La scena se l’è presa subito, cosa ovvia per uno due più grandi calciatori al mondo e per il costo. CR7 ha dimostrato in campo: 19 gol, quattro doppiette e 26 partite senza mai riposare. Spiegata la gratitudine dell’intera Juventus. Ha obbligato i compagni a migliorarsi, ha dato coraggio a tutto l’ambiente. Al di là di come è finita, è stato manco a dirlo fondamentale nel cammino in Champions. Straripante.

Allegri

Sesto scudetto della carriera, quinto di fila con la Juventus. Un record. A nessun allenatore era mai riuscito di completare un lustro di successi in campionato. Ha alternato al meglio la rosa, ha scongiurato i possibili cali di tensione, ha confermato una capacità unica nella gestione dei campioni. Giovani e vecchi. Su tutto, ha trasmesso un senso di controllo sul campionato.

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