Gravina: "Fine ideale dei campionati il 30 luglio. No a una Serie A a 22 squadre"

Serie A

Il presidente della Figc è intervenuto a #CasaSkySport: "Mettiamo a disposizione il centro tecnico di Coverciano per la terapia intensiva. Serie A? Per noi la deadline ideale è quella del 30 luglio. Idee per ripartire? Snellire e rinnovare alcune norme, non chiediamo soldi allo Stato". E poi: il no alla Serie A a 22 squadre, promozione e retrocessioni decise dalle norme e l'istituzione di un fondo salvacalcio all'interno della Federazione

CORONAVIRUS, GLI AGGIORNAMENTI IN DIRETTA

“Il calcio ancora una volta ha dimostrato una grande sensibilità nel cercare di stare vicino ai suoi tifosi e lanciare messaggi di solidarietà. A cominciare da Fabio Cannavaro, Alex del Piero e tutti i campioni del mondo del 2006 per finire ai gesti di solidarietà espressi da club e giocatori”. Gabriele Gravina esordisce così durante la video-intervista a #CasaSkySport, ringraziando le parti in causa e fornendo un altro prezioso aggiornamento in merito all’emergenza coronavirus: “Oggi la Federazione mette a disposizione il suo gioiello di famiglia: abbiamo offerto il nostro centro tecnico di Coverciano per la terapia intensiva, e ringrazio per questo Dario Nardella (sindaco di Firenze), l’assessore Andrea Vannucci e l’assessore regionale alla Sanità, Stefania Saccardi – spiega il presidente della Figc -. Due settimane fa abbiamo messo a disposizione una palazzina per i vigili del fuoco, già operativo come centro di emergenza. Oggi mettiamo a disposizione tutta la nostra foresteria per medici e infermieri, oltre a 20-30 posti dell’Auditorium. Questo è il vero volto che il calcio mette in mostra. Siamo pronti a mettere a disposizione tutte le nostre energie per questo percorso che tutti insieme dobbiamo vincere.


Il calcio è migliore di quello che in tanti vogliono far apparire. Non chiede risorse al governo: è solo in un momento di riflessione, come tutte le imprese stiamo facendo dei conti a livello economico. Stiamo cercando al nostro interno dei nuovi modi di sviluppo per adattarsi alla nuova situazione e coinvolgere tutti gli altri in un progetto comune. Noi abbiamo dei problemi, anche tanti, ma stiamo cercando di risolverli al nostro interno, consapevoli che il mondo del calcio deve svilupparsi anche grazie al mondo esterno. Il calcio ha ritrovato un’unità di intenti nel riconoscere il ruolo centrale della Figc e questo non avveniva da tempo. Probabilmente questo stato di emergenza ha reso tutti più coscienti. C’è stato uno scambio di dialettica, anche con toni accesi, ma questa rafforza i vincoli e i limiti all’interno di certe istituzioni. Dappertutto ci sono stati momenti di divergenze in questo periodo difficile. Oggi è il momento di abbandonare le polemiche e restare uniti. Voglio fare un applauso per chi sta rischiando la vita per migliorare le cose. Il calcio rappresenta la terza industria del Paese, è stato a lungo il movimento che ha acceso l’entusiasmo del popolo”.

"Campionato? Per noi la deadline ideale è quella del 30 luglio"

Il discorso, inevitabilmente, si sposta sulla Serie A e sul possibile prosieguo della stagione: “Noi abbiamo un piano al quale abbiamo dato priorità assoluta, il valore della competizione sportiva – racconta Gravina -. Noi ci siamo già attivati con la Fifa, che ha già organizzato una task force per rivedere i termini di prolungamenti dei contratti nel caso in cui dovessimo sforare la scadenza del 30 giugno. Oggi la deadline è del 30 giugno, ma siamo in attesa di comunicazioni da parte dell’Uefa e della Fifa che si sta impegnando per trovare una soluzione per tutte le federazioni. Per noi l’ideale è imporre una deadline intorno al 30 luglio, con partenza entro il mese di maggio. Dobbiamo comunque attenerci al rispetto delle ordinanze che ci arrivano dalle massime autorità. Dipendiamo dall’Oms, non possiamo prevalicare il loro ruolo. Se non si potesse andare oltre il 30 giugno faremo una serie di riflessioni per salvare il valore della competizione sportiva che è stata raggiunta sul campo. È un’ipotesi a cui non abbiamo ancora dato attenzione. Seppur in un momento di difficoltà, io resto ottimista. Escludo che si posso ‘collegare’ la stagione 19-20 a quella successiva, perché finiremmo per comprometterle entrambe: non dimentichiamo che a giugno c’è l’Europeo. La possibile assegnazione del titolo? Ne parleremo in Consiglio Federale. Mi piace essere legato all’idea che il campionato si deve finire. Toglieremmo imbarazzo al massimo organo politico della Federazione e vorrebbe dire che avremo superato questo periodo difficile. Il calcio italiano non vive solo sull’assegnazione dello scudetto. Ci sono tanti tornei, vanno assegnati i posti in Europa, le promozioni, le retrocessioni. Io sono in costante contatto con la Fifa e l’Uefa. Non ho il dono dell’infallibilità nel prendere decisioni. Sto cercando di captare le esigenze del mondo del calcio, per questo sono convinto che l’Uefa e la Fifa daranno un’indicazione univoca su come proseguire i campionati. Serie A a 22 squadre? Di ipotesi ne sento tantissime. Non è facile modificare format che sono stati già fissati all’interno delle nostre norme federali. Con il campionato che parte in ritardo e che dovrà contenere meno partite per arrivare pronti all’Europeo diventerebbe una situazione ingestibile”.

"Non chiediamo soldi allo Stato, ma revisione norme"

Gravina esprime poi alcune idee per far risalire l’intera industria calcistica: “Noi siamo convinti che questa strada dobbiamo cercarla da soli, al nostro interno – afferma il numero uno della Federazione -. Vogliamo un processo di innovazione che ci consenta di applicare quei fattori di sviluppo che noi andiamo a individuare. Non chiediamo soldi allo Stato, ma lo snellimento e la revisione di alcune norme che oggi impediscono lo sviluppo del calcio e che generano una serie di processi negativi per l’intero mondo dello sport. La legge fondamentale, ad esempio, è del 1981. Sono passati 40 anni: abbiamo bisogno di un ammodernamento. La legge sugli stadi o la pubblicità sul betting sono alcuni dei punti su cui stiamo ragionando, ma ce ne sono altre. Ad esempio l’istituzione di un fondo salva calcio a cui la Federazione e la Fifa hanno espresso la volontà di partecipare, e lo stesso hanno fatto anche i calciatori: quest’ultima ad alcuni appare una categoria ostile a quella che è l’emergenza di oggi, invece loro hanno mostrato grande solidarietà. Le cifre che ho letto in questi giorni sulle perdite del calcio le ritengo particolarmente elevate, fuori da ogni logica. Se ci riferiamo a lucro cessante, poi, emergono una serie di altre valutazioni. Questo è il momento di dimostrare che veramente amiamo il calcio. Sono preoccupato per tutti i campionati, a partire da quello dilettantistico che rischia di perdere oltre 2700-3000 società. Penso a tutte le difficoltà, per questo sono preoccupato e lascio da parte tanti luoghi comuni che vedono il calcio come un mondo dorato e che pensa solo ai suoi interessi”.

"Mancini è stato subito d'accordo sul rinvio dell'Europeo"

Il presidente, infine, si concentra sui programmi futuri della Nazionale e sulla ripresa degli allenamenti: “Con Mancini abbiamo condiviso subito l’idea di rinviare l’Europeo – conclude -. Inutile nascondere che ci è dispiaciuto moltissimo. Io ho pensato subito ai 1000 volontari e a tutte le strutture coinvolte e impegnate nell’organizzare un evento straordinario. Il Ct è stato molto sereno e tranquillo. Come ha detto lui lo vinceremo nel 2021. Per la ripresa del gioco ci dobbiamo affidare a coloro che hanno maggiore esperienza su qual è lo stato delle cose. Giocatori volati all’estero? Sono situazioni che lascio gestire alle società: anche loro sono uomini che hanno i loro affetti e bisogni come i nostri”.