Roma, la storia del "lupetto" di Gratton sulla maglia giallorossa

Serie A

Vanni Spinella

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Più di un simbolo, per i tifosi giallorossi: quel "lupetto" stilizzato nasce nel 1978 dal genio di Piero Gratton e caratterizza per anni la maglia della Roma, già modernissima all'epoca e diventata iconica per un'intera generazione

C’erano anche le maglie da calcio a rendere mitici quei magnifici Anni Ottanta. Roba da nostalgici, per certi versi, ma per chi è cresciuto incollando le figurine Panini in quel periodo, alcune immagini risvegliano immediatamente i ricordi e attivano le sinapsi. Non c’erano ancora i nomi dei giocatori sulla schiena, ma in compenso certi sponsor, davanti, sono diventati storici. E poi i loghi, con una “rivoluzione grafica” avviata dalla Roma nell’estate del 1978, quando il club – in un’epoca in cui le logiche di marketing e i discorsi legati al brand erano ancora fantascienza – si inventò quel “lupetto” all’altezza del cuore. Una “toppa”, oggi forse diremmo “patch”, destinata a fare la storia.
 

Il merito è tutto di un magnifico visionario, Piero Gratton, scomparso a 80 anni e giustamente ricordato dal club giallorosso, di cui era tifoso nonostante fosse nato a Milano. “Oggi è un giorno triste per tutti i romanisti – il post pubblicato dalla Roma sul proprio profilo Twitter – ci ha lasciato Piero Gratton, papà del Lupetto e autore di pagine di storia legate alla nostra identità”. Già, identità: con un “semplice” lupetto stilizzato con aria ringhiante era riuscito a creare un’immagine che per tutti i tifosi della Roma vale un ricordo, una fotografia, un tuffo nella memoria. Non è un caso che in tanti, in risposta al tweet, abbiano iniziato a postare foto di “cimeli” o semplici oggetti di uso quotidiano con raffigurato quel simbolo sotto al quale si riunisce una famiglia. Un portachiavi (“Non c'era nessuna chiave di casa da metterci. Ma era il mio distintivo, era casa”, scrive un tifoso), un ciondolo, una pagina di diario su cui chissà quanti bambini tifosi della Roma in quegli anni si sono allenati con la matita, nel tentativo di riprodurlo.
 

Il marchio nasce sotto la presidenza Anzalone, viene presto registrato, diventa inconfondibile e contribuisce al fascino delle maglie con cui la Roma scende in campo dopo aver firmato con lo sponsor tecnico Pouchain (rescindendo con Adidas e pagando una penale di 40 milioni), condiviso con la Lazio, alla quale Gratton regala l’aquila stilizzata utilizzata tra il 1979 e il 1982.

Inizialmente il lupetto era ricamato su una toppa di stoffa tonda, cucita su una maglia modernissima per l’epoca, realizzata in un sintetico acrilico filato a piccole coste, molto elastico. E resta anche quando la maglia diventa quella con lo sponsor “Barilla”. Fino a tornare, dopo essere rimasto disegnato per diversi anni solo su diari e portachiavi, in alcune recenti seconde maglie, quelle solitamente ispirate al passato, portatrici sane di un tocco di amarcord: dal 2010 al 2013, poi ancora nel campionato 2016-2017 e, stando alle indiscrezioni, nella divisa da trasferta della prossima stagione. Non è forse ancora modernissimo, quel lupetto ringhiante?

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Foto tratte da "La maglia che ci unisce" (di Castellani, Ceci, De Conciliis)
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