Gilardino: "Nel 2012 fui vicino alla Juve. Avrei voluto giocare con Ibrahimovic"

#CASASKYSPORT

L'attuale allenatore della Pro Vercelli si è raccontato in diretta a #CasaSkySport. Dal Mondiale: "Con la Germania non potevo non passarla a Del Piero" ai retroscena: "Nel 2012 potevo andare alla Juve". Poi i modelli da seguire, il suo passato al Milan e alla Fiorentina: "Ho giocato con tanti campioni, ma mi sarebbe piaciuto farlo con Ibra"

CORONAVIRUS, GLI AGGIORNAMENTI IN DIRETTA

Alberto Gilardino, che ora fa l'allenatore della Pro Vercelli, ha approfittato di queste settimane di lontananza forzata dal campo per sfogliare l'album dei ricordi. A partire dal 2006, dalla fantastica notte di Berlino in cui è diventato Campione del Mondo: "Ho rivisto le immagini della finale contro la Francia e dei festeggiamenti a Roma. Mi è venuta la pelle d'oca". Emozioni possibili anche grazie al suo assist che ha portato al raddoppio nella semifinale contro la Germania padrona di casa: "Da quando ho ricevuto il passaggio da Totti, ho sentito Del Piero che mi chiamava. Di solito la palla la chiamo io, ma quell'azione è stata l'emblema del nostro Mondiale. Quello e il gol agli Stati Uniti sono esperienze incredibili che mi porto dentro". Gilardino, infatti, solitamente gli assist li buttava in porta: "Sono stato fortunato, ho segnato tanto. Fra i gol più importanti scelgo quello con la maglia del Milan in semifinale di Champions contro il Manchester, quello a Liverpool con la Fiorentina e quello al Franchi, sempre in viola, contro il Genoa: una girata al volo di sinistro su palla di Ambrosini, è stata la rete più difficile".

"Allenare la Fiorentina un obiettivo"

Qualche anno dopo Gilardino sarebbe potuto finire proprio alla Juventus, che nel frattempo aveva salutato Del Piero: "Era il 2012 - racconta - negli ultimi giorni di mercato ci poteva essere uno scambio: Borriello sarebbe andato al Genoa, io a Torino e Quagliarella alla Lazio. Poi non se ne fece più niente". Alla fine andò al Genoa, salutando così la Fiorentina al termine di quattro anni meravigliosi: "Eravamo un grande gruppo, formato in primis da Prandelli. C'era uno zoccolo duro che era lì da diverso tempo, poi ogni anno si aggiungevano due o più tasselli di qualità che facevano crescere tutta la squadra. Io un giorno allenatore della Fiorentina? Arrivare lì è un obiettivo, ma ci vuole tanto studio e molta preparazione".

"Io allenatore? Capito col tempo"

Dell'Italia campione del mondo nel 2006 in molti sono diventati allenatori e Gilardino non è un'eccezione: "Io ci sono arrivato piano piano, facendo i corsi subito dopo aver finito la carriera allo Spezia. L'Anno scorso (era al Rezzato in Serie D ndr) non mi importava tanto della categoria, ma volevo capire se quella fosse veramente la mia passione. Se sento più responsabilità ora rispetto a quando giocavo? Noi attaccanti abbiamo le spalle larghe, fare l'allenatore diventa più semplice", sorride.

Il saluto dei suoi ragazzi

La sua Pro Vercelli, prima della pausa forzata a causa del Coronavirus, era 14esima nel girone C di Serie C. I suoi ragazzi gli hanno mandato un saluto via video, fra battute, scommesse e tante risate: "Non li vedo da 36 giorni, si è creato un rapporto speciale quest'anno - ha spiegato Gilardino - un rapporto di grande fiducia e rispetto dei ruoli, questo ci ha dato la forza per andare avanti. Si è riusciti a lavorare nel migliore dei modi. Io davo e loro davano, questa è stata la nostra forza".

I modelli

Se da calciatore molti studiavano da lui, da allenatore il discorso si è invertito: "Ho avuto tanti tecnici bravi. Ancelotti, Lippi, Prandelli, Pioli, Gasperini, Mihajlovic... e qualcuno me lo dimentico pure. Ho cercato di rubare qualcosa da ognuno di loro, bisogna andare a piccoli passi. I vari Juric, Nicola, D'Aversa, De Zerbi e Liverani siano da esempio. Si tratta di allenatori che hanno fatto la gavetta e che arrivano dal basso".

"Avrei voluto giocare con Ibra"

Il discorso cade poi nuovamente sulla sua carriera da calciatore e sui suoi compagni d'attacco: "Ho avuto la fortuna di giocare con grandissimi campioni, da Del Piero a Totti, da Kakà a Sheva e Vieri, da Inzaghi a Ronaldo. Si trattava di giocatori con caratteristiche diverse ma con qualità importanti. Mi sarebbe piaciuto giocare con Ibra, uno diverso da me. Ma potevamo formare una buona coppia".

"Via dal Milan senza rancore"

Ibra adesso gioca nel Milan, come Gilardino dal 2005 al 2008: "Il compagno con cui mi sono trovato meglio? Difficile dire con chi non mi sono trovato bene. Eravamo una squadra incredibile, poi c'era un allenatore - Ancelotti - bravo anche nella gestione. Sono andato via dopo tre anni senza nessun tipo di rancore. Mi sono portato dentro quelle emozioni, abbiamo vinto tanto e sono cresciuto con dei campioni".

Come è nata l'esultanza del violino 

Un marchio di fabbrica di Gilardino è sempre stato il gol e, quindi, anche l'esultanza che ne seguiva: un violino, che ha suonato spesso in carriera: "Giocavo a Parma. Durante una cena, insieme a Marchionni, decidemmo di fare una cosa speciale: io avrei suonato il violino e lui avrebbe fatto l'inchino. Dopo tre giorni abbiamo vinto 1-0 in casa contro l'Udinese e lì è nato tutto".

Arriva sempre primo

Ricevi live da SkySport le breaking news sui principali eventi sportivi. Per accettare le notifiche devi dare il consenso nel successivo popup.

Ricevi le notifiche