Amoroso e il retroscena di mercato: "Potevo andare alla Juve, ma Henry rifiutò lo scambio"

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L’ex attaccante dell’Udinese ha ripercorso i suoi anni in bianconero: "Dopo una vittoria contro la Juve stavo per essere scambiato con Henry, ma lui rifiutò. Quanti litigi con Zaccheroni, ma è stato fondamentale per la mia carriera"

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L’ultimo brasiliano a vincere il titolo di capocannoniere in Serie A, un record tuttora imbattuto dopo ventuno anni. Marcio Amoroso ha ripercorso i suoi anni con la maglia dell’Udinese, tra il 1996 e il 1999, durante Casa Sky Sport: "Mi fa molto piacere, perché è stato molto difficile raggiungere un traguardo simile in una squadra di provincia. All'epoca c'erano i migliori giocatori in Serie A, grandissimi difensori. Avevamo una società e una squadra fortissima, che mi ha dato la possibilità di vincere la classifica cannonieri. È stato importantissimo per la mia carriera. Non giocavo nella Juve, nel Milan o nell'Inter, non avevo tante palle gol". Una partita avrebbe potuto segnare la sua carriera, contro la Juventus: "Eravamo in dieci, vincemmo 3-0 a Torino. Ci fu la possibilità di andare alla Juve in uno scambio con Henry, ma lui rifiutò. Così io rimasi a Udine e lui poi andò all'Arsenal".

L’amicizia con Zico

Udine e il Brasile, due realtà diverse e lontanissime, unite nel nome di Zico: "Mi conosceva già quando ero giovane, abbiamo un bel legame. Mio zio giocò con suo fratello nella Fluminense, in Giappone siamo diventati amici e abbiamo creato questo legame. Quindi mi portò a Udine dicendo che avrei dovuto far bene come lui. La squadra la conoscevo già perché fu scelta da Zico dopo i Mondiali del 1982. Per noi brasiliani è stato importante aver visto un fenomeno indossare la maglia di una provinciale, così come questa squadra è cresciuta con lui. Mi sarebbe piaciuto vederlo un po' di più con quella maglia, magari sarebbe stato capocannoniere prima di me".

Il legame con l’Udinese

Amoroso ha ricordato i tempi di Udine, con Zaccheroni in panchina: "Se non tornavo in difesa, poi mi menava nello spogliatoio. Però ci siamo tolti tante soddisfazioni. Lui è stato molto importante per me all'inizio della mia avventura europea. Abbiamo litigato tantissimo ma lo porto nel cuore. Diceva che dovevo essere meno fantasista ma più concreto perché quando si gioca in Italia si prendono tantissime botte e c'era un solo giocatore che poteva giocare così all'epoca ed era Zidane, così mi spostò più avanti. Appena finisce questo periodo andrò a cena col mister e i nostri ex compagni". I membri di quella squadra sono ancora uniti da una profonda amicizia: "Abbiamo un gruppo WhatsApp, Udinese Legends, e siamo attivi, rimaniamo in contatto. Bierhoff era molto intelligente nei movimenti e sia io che Poggi abbiamo capito che dovevamo rimanere molto vicini per approfittare delle sue sponde. Paolo era il più tranquillo, è stato importante per me. Ricordo che una volta volevo tornare in Brasile perché Zaccheroni non mi vedeva, per un brasiliano non è facile fare la differenza. Gli dissi che me ne sarei tornato in Brasile e lui si è seduto vicino a me, mi ha parlato per un'ora e mi ha detto che sarebbe arrivata la mia opportunità. Aveva ragione, insieme a lui e Oliver abbiamo creato un tridente delle meraviglie. È un ragazzo fantastico. Lui oggi lavora col Venezia e porta il marchio in giro per il mondo, come faccio per una squadra americana. Chissà che in futuro non faremo qualcosa insieme".

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