Vialli: "Tumore? Adesso sto bene, ma la paura non se ne va"

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L'ex attaccante ha raccontato al Times la sua battaglia contro il cancro: "Sto bene fisicamente e sto riacquistando i muscoli, ma con qualche linea di febbre penso sempre: 'Oddio, è tornato'". Fondamentale l'aiuto della famiglia: "Abbiamo riso molto, ma a volte mi chiudevo in bagno per non farmi vedere piangere"

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Non ha più i segni della malattia Gianluca Vialli, ma ha ancora paura: "Ogni volta che mi sveglio o che vado a letto con un po' di mal di pancia o di mal di testa o con qualche linea di febbre, penso subito 'Oddio, è tornato'". Lo ha raccontato lui stesso in una lunga intervista al Times, spiegando che il viaggio sarà ancora lungo: "Ci vorrà tanto tempo prima che riesca a sbarazzarmi di questa sensazione, perché sei fragile e non lo puoi sapere fino a quando non passano alcuni anni senza avere problemi". Il cancro lo ha sconfitto due volte, passando prima attraverso l'intervento chirurgico e poi sottoponendosi alla chemio: "Adesso sto bene e sto riacquistando i muscoli". L'ex attaccante, che oggi ha 55 anni, ha perso 16 chili a causa della malattia ma guarda avanti anche grazie all'aiuto della famiglia, che lo ha sempre supportato nei momenti più difficili, quando davanti alle telecamere era costretto a indossare un maglione sotto la camicia per nascondere l'eccessivo dimagrimento: "Le mie figlie mi hanno aiutato disegnandomi le sopracciglia e ho chiesto dei consigli a mia moglie sui trucchi da usare. Abbiamo riso, devi ridere, hai bisogno di trovare il lato divertente, se puoi. Ma c’erano dei giorni in cui mi rinchiudevo in bagno per non farmi vedere piangere".

"Ho scoperto la meditazione"

Vialli va oltre la sofferenza e la paura, ignora la banalità e vede la malattia da un punto di vista inedito: "Nessuno vuole una cosa del genere, ma quando ti capita devi vederlo come un’opportunità per conoscerti meglio, per capire come sei stato, come sei e come sarai - ha spiegato, svelando un retroscena: "Ho scoperto la meditazione, che non conoscevo, e vorrei aver iniziato a praticarla quando giocavo o, meglio ancora, quando allenavo. Certo, resto pur sempre un essere umano, quindi mi arrabbio ancora per delle banalità, ma adesso sono più consapevole del fatto che lo siano. Mi rendo conto di essere tutt’altro che perfetto e che devo lavorare ancora tanto per riuscire a migliorarmi, ma spero, senza per questo voler essere presuntuoso e arrogante, che la mia storia possa servire da stimolo", ha concluso. 

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