Sacchi: "Rangnick? Ok, ma Milan lo segua. Ronaldo? Non lo avrei preso. E Maldini..."

Serie A

L'ex allenatore in diretta a #CasaSkySport a 31 anni dal 4-0 alla Steaua e dalla prima Coppa Campioni vinta: "In Italia il riferimento era l'uomo, per noi invece il pallone". Poi sul Milan attuale: "Rangnick bravo, però il club lo segua. Maldini? Rimaga ma con la possibilità di esprimersi". E su Ronaldo il Fenomeno: "Meglio Van Basten e Gullit" 

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Sono passati 31 anni dal trionfo del Camp Nou. Il Milan batteva la Steaua con un netto 4-0 e alzava al cielo la terza Coppa Campioni della sua storia, la prima dell'era Berlusconi: "Rimane senza dubbio una sensazione piacevole ancora oggi - ha ricordato Arrigo Sacchi a #CasaSkySport - il giorno dopo mi capitò una cosa assolutamente unica. La mattina mi svegliai con un sapore dolce in bocca. Non era solo la vittoria, ma come l'avevamo ottenuta. Un sogno che si era realizzato grazie ad una grande società e a dei grandi giocatori. Una vittoria che non lasciava dubbi, arrivata in modo diverso. Il giorno dopo l'Equipe titolava: 'Usciti da un altro mondo'". D'accordo anche Costacurta, che di quel Milan faceva parte: "Fu l'apoteosi". 

"Pressavano anche Virdis e Gullit"

Risultato di un calcio diverso da quello italiano di allora: "A me piacevano le squadre che cercavano di avere il dominio del gioco, di essere ottimiste. Come puoi esserlo se lasci la palla agli altri? - si chiede Sacchi - noi avevamo due difensori centrali, che si muovevano assieme ad una squadra. Avevamo cambiato il riferimento, che in Italia era sempre stato l'uomo. Per noi era il pallone, prima di tutto". Nel 1988 arriva la vittoria dello scudetto, il primo successo del Milan di Berlusconi: "Quando ho capito che ce l'avremmo fatta? Quando vedevo che in molti arrivavano al campo tanto tempo prima dell'allenamento per poi restare lì anche dopo. Steve Jobs diceva: 'Per fare bene il proprio lavoro devi amare quello che fai'. Segnammo un gol all'Inter grazie al pressing di Virdis su Passarella. Il giorno dopo Allodi mi chiamò e mi disse: 'Se fai pressare anche lui, allora sei un grande'. Lo stesso Rijkaard, sorpreso, mi chiese: 'Ma quindi corre anche Gullit?'. 

"Rangnick? Ok, ma club lo segua"

Il Milan a fine stagione potrebbe cambiare ancora. Si parla molto di Rangnick, mister e dirigente dalla visione dichiaratamente sacchiana: "E' un ottimo allenatore, ma l'importante è che la società lo segua. Non è importante prendere il più bravo - ricorda Sacchi - è la squadra che ti porta ad acquisire una collaborazione e una comunicazione che ti permettono di tirare fuori il meglio. E in un ambiente che ti chiede quello. Io ci sono riuscito grazie ai giocatori e al club, che non mi ha mai messo in discussione e che quindi non mi ha mai fatto venire dei dubbi".

"Non avrei preso Ronaldo" 

Nel dicembre del 2004 Sacchi fu nominato da Florentino Perez direttore dell'area tecnica e direttore sportivo del Real Madrid. Quelli erano i Galacticos, una squadra di campioni: "Ronaldo? Nel mio Milan non lo avrei mai preso - ammette Sacchi - sicuramente aveva un talento superiore a tutti, ma io guardavo sempre ad una interazione comune. Con lui la squadra avrebbe perso armonia. Al Real l'attacco era composto da lui, Beckham, Raul, Zidane, Figo. Poi in panchina Morientes e Owen, fresco Pallone d'Oro. Ma Di Stefano, vicepresidente onorario, andava sempre via prima dallo stadio: "Lo spettacolo è brutto, me ne vado", diceva. 

"Maldini spero resti". E cita Shakespeare

Un giocatore che Sacchi ha visto crescere è stato Paolo Maldini, oggi direttore tecnico del Milan dal futuro però tutto da scrivere: "Spererei che rimanesse per la stima che ho di lui. Però Shakespeare diceva che quando si perde la dignità allora si diventa un miserabile. Non vorrei rimanesse senza che gli diano la possibilità di esprimersi. La componente più importante è avere un club con le sue visioni, il suo stile e la sua competenza. Poi viene la squdra, che è più importante di qualsiaisi singolo, anche di Maradona".

"Mancini, chapeau"

La storia di Sacchi si tinge anche dell'azzurro della Nazionale, proprio come quella di Roberto Mancini, che ha risollevato l'Italia dopo la storica mancata qualificazione al Mondiale in Russia: "Sta facendo un grandissimo lavoro in una situazione difficile, dato che le squadre hanno soprattutto giocatori stranieri. Fa cose che si avvicinano molto ad un calcio positivo. Chapeau". Altro allenatore che gli piace è De Zerbi, che ha saputo dare al Sassuolo gioco e risultati: "E' un altro che ha conoscenza, che ha amore. Una cosa è importante, ovvero cercare sempre di migliorarsi. Per imporsi serve un possesso veloce, delle verticalizzazioni brevi, di 10 metri massimo e non di 40. Serve una squadra che si muove compatta come se fosse un solo giocatore".

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