Juventus, la stagione di Maurizio Sarri

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Matteo Marani

Matteo Marani

La stagione di Maurizio Sarri con il nono scudetto consecutivo per la Juventus, ma anche le delusione per l'eliminazione negli ottavi di Champions League

JUVE, LO SPECIALE SCUDETTO

A 61 anni, età in cui molti colleghi sono già in pensione, Maurizio Sarri si gode il primo scudetto della vita. È il più anziano vincitore nell’intera storia della Serie A e il più sorprendente per storia personale. Partito dalla seconda categoria, ha risalito l’intera corrente del calcio per vincere Europa League e campionato in un anno solare. Fece bene quel giorno a lasciare la banca.

Il terzo ciclo vincente

Sarri ha vinto alla prima stagione di Juventus, scacciando numerosi pregiudizi e diverse paure. Trionfare non è mai né facile né scontato. Come disse Allegri all’addio, resta una sottile differenza tra i due lati della barricata. Sarri ha varcato la linea: non è più il vecchio comandante, l’antagonista che vedeva volatilizzarsi lo scudetto in una hall dell’albergo di Firenze, da oggi è l’allenatore campione d’Italia. Esulta lui, comanda lui. E va detto, sfidando qualche discredito eccessivo, che guida con alcuni meriti. Finirà il torneo con più punti di Conte e Allegri al primo anno juventino, soprattutto è il terzo della serie a sedersi sulla panchina e a vincere. È un compito in cui fallì Tabarez nel dopo Sacchi&Capello e anche Benitez nel post Mancini&Mourinho. Resistere al tempo e alla pancia piena dei lunghi cicli è una sfida non banale. Sarri ha vinto senza proporre il suo gioco brillante, all’altezza del curriculum, ma si è comunque lasciato dietro la ferocia del quotato Conte, la straripante forza dell’Atalanta, l’insidiosa Lazio. Non poco.

L’effetto Sarri su CR7 e Dybala

Se è vero che alcuni meccanismi non si sono visti, e che sono emerse troppe pause e troppe fragilità difensive nel corso della stagione, resta il fatto che Cristiano Ronaldo ha segnato un terzo in più dei gol di un anno fa e che Dybala ha confezionato la migliore stagione da quando sta alla Juventus. Al di là dei gol segnati, il doppio e molti decisivi per sbloccare partite complicate, Paulo ha stupito per concentrazione, peso specifico, leadership, specie nella partenza dopo il lockdown, quando si è deciso il campionato. Non suoni blasfemo, ma è lo scudetto dell’argentino ancor più e ancor prima che del formidabile CR7. Sarri gli ha trasmesso fiducia, l’ha fatto sentire di nuovo importante, e Dybala è passato da cessione di mercato a principe bianconero.

Può bastare lo scudetto ad avere la conferma?

Il mandato aziendale imposto all’ex allenatore di Napoli e Chelsea era quello di vincere. Alla Juve conta sempre quello e il gioco è funzionale ai successi, non il contrario. Tolte la Coppa Italia e la Supercoppa, obiettivi minori, Sarri ha dunque superato il primo esame decisivo. Può bastare lo scudetto ad avere la conferma? Verrebbe da dire sì, anche per via di un contratto triennale che non costa poco. Ma è meglio superare l’ostacolo europeo del Lione per non riaccendere discussioni, dubbi, innescare nuovi processi. È legittimo non arrivare a vincere la Champions, visto che dal 1996 nessuno vi è più riuscito, lo sarebbe meno uscire per mano dei francesi, penalizzati dalla interruzione del campionato.

Che Guevara alla Casa Bianca

Le parole di Paratici sono chiare (“Sarri rimane senz’altro”). Tuttavia è giusto attendersi una Juve più bella e più autorevole di quella dell’ultima edizione, costata la panchina ad Allegri. Potrebbe essere la svolta finale del rapporto. L’impressione è infatti che il matrimonio tra Sarri e la Juve stenti a suscitare passioni e trasporti. È una questione antropologica, non tanto tecnica. L’allenatore è uomo contro, cresciuto nel mito operaio del padre e nelle letture di Bukowski, membro dell’ala più popolana della vita. La Juve è l’esatto opposto: tradizione, conservazione, borghesia, difesa del primato societario e del potere acquisito. Come se Che Guevara sedesse alla Casa Bianca. Eppure così diversi, ma uniti, la Juve e Sarri hanno vinto l’ennesimo scudetto. Ora manca il decimo, quello della stella filata. Sarri potrebbe entrare così una volta di più nella storia. Ma ad agosto può mettere un altro mattone straordinario nel suo acuto di questi anni. Il mattone che ogni tifoso della Juventus sogna da sempre.

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