Napoli, Osimhen: "Vendevo acqua per sopravvivere, ora ho realizzato un sogno"

Serie A

L'attaccante nigeriano racconta la sua storia: "Sono cresciuto in un luogo senza speranze, della mia infanzia non c'è nulla che mi sia veramente piaciuto. Mia madre morì e poco dopo mio padre perse il lavoro, io vendevo acqua per sopravvivere. Se mi avessero detto che avrei firmato per uno dei club più importanti al mondo, non ci avrei creduto. Napoli per me è un sogno che si realizza e i tifosi hanno fatto il 70% del lavoro per portarmi qui"

Dall'infanzia difficile in Nigeria al sogno Napoli: l'incredibile ascesa di Victor Osimhen che, sui canali ufficiali del club azzurro, ha raccontato la sua struggente storia. "Sono nato e cresciuto in Lagos, in un posto chiamato Olusosun – le parole dell'attaccante classe 1998 - Sono cresciuto in un ambiente molto umile, è stato molto difficile per me. Mia madre è mancata quando ero piccolo, tre mesi dopo mio padre ha perso il lavoro. E' stato un periodo molto difficile per me e i miei fratelli e sorelle, dovevo vendere acqua nelle strade trafficate di Lagos per poter sopravvivere. Io e i miei fratelli. E' stato molto difficile, così come il posto da cui sono venuto. E' un luogo in cui non c'è speranza, dove nessuno ti dice di credere in te. Faccio tutto questo perché credo che il calcio sia l'unica speranza per me e la mia famiglia, per poter vivere una vita dignitosa. Se aveste chiesto alle persone del luogo, ti avrebbero detto che non sarebbe uscito nulla di buono dalla famiglia di Victor. Sono felice di dove sono ora, ho imparato a non abbattermi e a credere in me stesso. Ho visto mio padre faticare nella vita. Penso che questo mi abbia insegnato molto durante la crescita. La mia infanzia è stata dura, a differenza di altri bambini che magari se la godono. Io, al contrario, lottavo per sopravvivere, ero impegnato a guadagnare da vivere, per me e la mia famiglia. Sono andato via di casa che ero molto giovane. Vivevo in mezzo al traffico di Lagos, cercando di fare lavoretti come tagliare l'erba, fare commissioni per altre persone, prendere acqua per i vicini, per guadagnare qualche soldo per mangiare e aiutare la mia famiglia. La mia infanzia è stata dura, non c'è nulla che mi sia veramente piaciuto. Era sempre una lotta e questo mi ha aiutato a diventare quello che sono diventato".

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Il Napoli lo definisce "un sogno che diventa realtà". "Se qualcuno mi avesse detto tre anni fa che avrei giocato in una delle squadre più importanti al mondo non ci avrei creduto – prosegue - Ho trascorso momenti difficili al Wolfsburg, sono stato rifiutato da due squadre belghe e poi sono stato reclutato dallo Charleroi. La mia vita era parecchio stressante all'epoca. Circa tre anni fa. Se qualcuno mi avesse detto che avrei firmato per il Napoli avrei risposto che sarebbe stato impossibile. Ora credo che nulla sia impossibile. Ho continuato a lavorare e fare le mie cose e ora sono qui. E' un sogno che si avvera e sono grato per questo. Ancora prima di firmare con il Napoli era come se facessi già parte della squadra. Moltissimi tifosi del Napoli mi scrivevano, mi parlavano della città. Io leggevo tutto. Mi dicevano che la città era bella, che la gente è meravigliosa. Non credo che a Napoli esistano persone razziste, non ho mai visto nulla del genere da quando sono arrivato. Quando sono arrivato a Napoli, è stato fantastico vedere la passione della gente per il calcio. Il Napoli è la loro vita e i tifosi darebbero qualsiasi cosa pur di vedere la squadra vincere. Penso di poter ricambiare e dare loro quello che vogliono, per essere amato ancor di più. Voglio salutare i tifosi del Napoli e ringraziarli per avermi spinto a fare questa giusta scelta. Mi avete accolto benissimo. Prima di arrivare mi avete mandato messaggi, foto, video, mostrandomi la vostra bellissima città ancor prima che venissi qui. Penso che il 70% del lavoro per farmi venire qui lo abbiate fatto voi. Vi sono grato e spero di rendervi orgogliosi, dando tutto quello che ho, per avere il vostro sostegno".

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E ora un altro grande obiettivo: "Il mio sogno è vincere il premio per il miglior calciatore africano dell'anno. Devo fare ancora molta strada e sto lavorando per raggiungere questo obiettivo. Penso di essere sulla strada giusta. Non sarà semplice, ma come persona avere una famiglia sarebbe un sogno. Ma ho ancora molte cose da fare e quindi non ci penso. Il calcio è l'unica cosa che ho in testa ora, voglio concentrarmi su questo e sul Napoli. Ci sono molte aspettative su di me e farò di tutto per esserne all'altezza". Osimhen è cresciuto ammirando l'idolo di sempre: "Didier Drogba è stato un esempio per me. Un giorno mi stavo allenando e mia zia mi ha chiamato, chiedendomi se sapevo chi le ricordavo. Mi ha detto di andare a vedere come giocava Drogba. Lì mi sono innamorato del suo modo di giocare e del tipo di persona che è. Da quel momento, vedere giocare Drogba ha avuto un impatto importante sul mio gioco e mi ha aiutato molto".

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