Maradona, la punizione "impossibile" in Napoli Juventus del 1985. Video

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Vanni Spinella

Il 3 novembre 1985 Maradona disegna una traiettoria che i fisici stentano ancora a spiegarsi: con la foltissima barriera della Juventus piazzata ad appena 5 metri dal punto di battuta, infila all'incrocio un calcio di punizione a due in area

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E pensare che Pecci, miscredente, quella palla, non gliela voleva nemmeno toccare. “Ma come fai a calciare da qui? Come fai?”, gli ripeteva sul punto di battuta. In effetti, a volerla analizzare da un punto di vista “scientifico”, non c’erano proprio le condizioni perché quel pallone superasse la barriera, figuriamoci entrare in rete. Ma sono anche imprese del genere ad alimentare il mito di Maradona e della sua punizione “impossibile”, quella che stravolse le leggi della fisica, come si scrive, se volete anche banalmente, ogni volta che viene celebrata.
 

Il fatto è che la punizione di Maradona è stata davvero oggetto di studio, perché così come si vocifera che stando alla fisica il calabrone non potrebbe volare e bla bla bla, quel pallone calciato da Diego non dovrebbe avere modo di entrare in porta, in quelle condizioni, stando a quei parametri. Ma, come si dice in questi casi, Maradona non lo sa, e il pallone entra lo stesso.

Maradona punizione

"Tanto gli faccio gol comunque"

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Vediamoli, allora, questi parametri: il 3 novembre 1985, alla nona di campionato, la Juventus di Trapattoni, capace di infilare 8 vittorie su 8 nelle precedenti giornate, fa visita al Napoli. Il campo, pesante, non favorisce certo grandi giocate, ma Diego sembra comunque in grado di danzare tra gli avversari. Che, come gli capitava spesso, devono ricorrere al fallo per fermarlo. Succede anche al minuto 72, quando il signor Redini di Pisa assegna una punizione a due in area.
 

La porta è vicina, e in questi casi può anche essere uno svantaggio. Tacconi ne piazza 6 in barriera, e con il punto di battuta sul versante destro dell’area, praticamente non esiste spiraglio da cui far passare il pallone. L’unica soluzione sarebbe scavalcare il muro, se non fosse che è decisamente vicino. Troppo vicino. Praticamente a 5 metri dal pallone, scordatevi i 9 e 15 previsti dal regolamento. Impossibile provare a calciare in quelle condizioni, come potrebbe il pallone impennarsi e ricadere giù all’improvviso con così pochi metri a disposizione?

I giocatori del Napoli fanno notare a più riprese all’arbitro che non c’è la distanza regolamentare tra palla e barriera juventina, ma Redini non ne vuole sapere. Si perde un minuto buono in chiacchiere e discussioni, finché Maradona non prende la parola e mette tutti d’accordo: “Non fa niente, tiro lo stesso. Tanto gli faccio gol comunque”. “Come?”, insiste Pecci.

Il fisico Maradona

Come? Con una carezza. Diego fa due passi e sembra sfiorare appena la sfera. Sì, non la calcia, perché lui la palla non l’ha mai maltrattata: la coccola con l’interno del piede, batte quasi “di taglio”, dosando la forza, calcolando peso gravità pressione resistenza dell’aria e forse anche la temperatura. In pratica risolve in una frazione di secondo un’equazione senza aver mai aperto un libro di fisica in vita sua.

 

La palla si alza, passa non si sa dove perché nel frattempo gli ultimi due uomini della barriera si sono anche staccati, arrivando praticamente a sbranare lo scarpino di Diego, supera il muro bianconero posto a 5 metri e poi conclude la parabola scendendo in porta, appena sotto la traversa, nell’angolino che Tacconi pensava fosse impossibile da raggiungere. Pecci, autore di un “assist” che spiritosamente rivendicherà a ogni rievocazione di quel pomeriggio, resta di sasso. Chi la commenta tira in ballo la fisica e le sue leggi, che in occasione di quella prodezza impossibile cessarono di esistere per qualche istante. Erano ferme anche loro, ad applaudire Maradona.

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