Lazio, caso tamponi solleva interrogativi in Serie A: Lega riflette su laboratorio unico

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Alessandro Acton

Alessandro Acton

La vicenda dei biancocelesti interessa tutta la Serie A: le problematiche emerse, infatti, fanno riflettere la Lega sulla possibilità di ricorrere a un laboratorio unico per garantire la massima uniformità al campionato

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La vicenda tamponi Lazio, al di là degli accertamenti della Procura federale, sta sollevando degli interrogativi che vanno ben al di là del caso specifico. Prima la fotografia della situazione. I club, per eseguire i test sui propri calciatori, si rivolgono a laboratori privati, a differenza dell'Uefa che, in occasione delle sue competizioni, fa riferimento a un unico centro. Esistono differenti metodiche di analisi di campioni molecolari che, pur omologate, possono fornire risultati diversi.

Da queste due premesse le difformità emerse con il caso Lazio: giocatori positivi per il laboratorio Uefa, evidentemente utilizzatore di un kit più sensibile, risultano negativi secondo il laboratorio privato. Una difformità accettabile scientificamente, ma non compatibile con la necessità di garantire un campionato che richiede la massima uniformità. Vedi le perplessità del Torino, sconfitto dalla Lazio anche grazie a un gol di Immobile. E sempre da qui nasce l'esigenza, riconosciuta dalla Lega, di tornare a lavorare all'ipotesi di un laboratorio unico anche per la Serie A, provando a superare ostacoli di natura economica e logistica. Finora questa ipotesi non era stata perseguita per problemi economici e logistici. 

Il caso dei "debolmente positivi"

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Poi c'è un aspetto procedurale che ne implica anche uno di ordine etico. Esistono, ed è un fatto tecnico di laboratorio, esami al limite: anche prima del caso Lazio e delle elucubrazioni sul gene N, abbiamo letto di basse cariche virali, positività lievi. Cosa succede in questi casi? Quello che avverrebbe per ciascun cittadino: quarantena in attesa di tampone di verifica. E, nel caso specifico della Serie A, quarantena implica una procedura che garantisce al gruppo squadra di continuare a lavorare: il famoso protocollo validato dal Cts, l'unica garanzia e tutela della competizione, che va dunque rispettato alla lettera, nella massima trasparenza. E reso ancor più stringente, come sta pensando di fare la Lega, coinvolgendo la Federazione dei medici sportivi. 


Giocare sul confine, sfruttare  possibili difformità dei test, sottovalutare la necessità di trasparenza, rischia di minare un equilibrio costruito con estrema difficoltà.