Maldini e l'addio di Donnarumma al Milan: "C'è chi aspetta e chi ha fretta"

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Il dirigente rossonero al Corriere della Sera: "Donnarumma è un ragazzo pieno di emozioni, nel mondo ideale la vera motivazione è la passione ma non è sempre così". Sul nuovo stadio: "L'addio a San Siro è necessario per tornare grandi. Differenza rispetto ai miei tempi? Instagram ha ucciso la bellezza del ritiro"

Presente da dirigente, passato da calciatore e leggenda del Milan, futuro che ha come obiettivo principale quello di riportare i rossoneri in alto. Paolo Maldini si racconta a "Sette", inserto del Corriere della Sera, e lo fa parlando anche dell’addio con Gigio Donnarumma, che la scorsa estate ha lasciato il Milan a parametro zero accettando la proposta del Paris Saint-Germain. "A volte so di sembrare quasi fatalista. Gianluigi Donnarumma è una bella persona, piena di emozioni. Io credo che in un mondo ideale l’unica vera motivazione di un calciatore dovrebbe essere la passione. Ma se il tuo obiettivo è quello di ottenere un riscatto sociale e denaro da dare alla tua famiglia, che ha stretto la cinghia per te negli anni della tua infanzia, beh, anche quelle sono motivazioni. Da capire e rispettare. Per raggiungere certi risultati e una certa statura come giocatore, le motivazioni sportive sono fondamentali. Può succedere che le necessità di un giocatore non si combinino con quelle di una società. C’è chi riesce ad aspettare e chi invece ha fretta. Non sta a me giudicare certe scelte", ha affermato Maldini.

"Instagram ha ucciso la bellezza del ritiro"

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Un calcio diverso, quello attuale, rispetto ai tempi in cui Maldini viveva lo spogliatoio da calciatore. "Prima delle partite, negli spogliatoi c’era un silenzio sacro. Adesso, ovunque, c’è musica a un volume altissimo. Non sono il tipo di persona che dice ai miei tempi era meglio. Era solo diverso. I calciatori si adeguano, come tutti i lavoratori. Ad esempio, i social hanno fatto sì che durante i ritiri all’interno dei gruppi non ci sia più tanta conversazione. Instagram e quant’altro hanno ucciso la bellezza implicita del ritiro: il dialogo, le amicizie che si saldavano. Io appartengo a un’altra generazione", il pensiero del responsabile dell’area tecnica rossonera. Che ha poi aggiunto: "Come mi vedo tra 10 anni? Con i capelli bianchi, spero felice. In quanto a questo lavoro, o lo faccio con il Milan o non lo faccio. Forse all’estero, ma sinceramente dovrei pensarci. Sono contento di avere avuto questa opportunità. Perché so che se non lo avessi fatto, avrei sempre avuto il rimpianto di non averci provato. Anche per questo, il futuro non mi fa paura".

"Carriera da dirigente? All'inizio mi sentivo inutile…"

Immancabile il ricordo del suo ritorno da dirigente al Milan: "All’inizio, ogni sera tornavo a casa e dicevo a mia moglie che era un disastro. Non facevo che ripetere a Leonardo, che mi aveva voluto con sé, che mi sentivo inutile. Non capivo la parte amministrativa del lavoro, mi chiedevo cosa ci stessi a fare. Io devo sentirmi protagonista", ha proseguito Maldini. "Cosa ho detto a Leonardo quando mi ha detto che sarebbe tornato al Psg?  Che c… dici Leo, fu la mia risposta. Con gli occhi di fuori. Mi sono sentito perso. Ma sinceramente, subito dopo ho avuto anche la sensazione di essere per la prima volta a mio agio. Ero tornato in una situazione dove non avevo nessuno che mi faceva da scudo. Quello che ho sempre cercato. A Leonardo sono molto grato, l’apprendistato con lui è stato fondamentale. Ci sentiamo spesso".

"Addio a San Siro necessario per tornare grandi"

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Per concludere, Maldini esprime il suo pensiero sul possibile addio a San Siro che potrebbe essere annunciato già nel 2022: "Credo e spero che possa essere così. Fa impressione, me ne rendo conto. Anche a me. Ci ha giocato mio padre, ci ho giocato io, ci gioca mio figlio. È stata la mia casa. Se la mettiamo sui ricordi, chi più di me potrebbe sentirsi ferito per un cambio così epocale? San Siro è un pezzo di storia, ma se noi vogliamo che Milan e Inter tornino ai piani alti del calcio europeo, scrivendo pagine bellissime come quelle di San Siro, non possiamo che avere uno stadio nuovo. Le alternative non esistono. Questa non è una opinione, è una certezza. Non voglio cancellare un passato meraviglioso. Solo che a me piace guardare avanti. È un po' l’idea della mia vita".