Milan, Maldini: "Leao vuole restare, Pioli è un leader. Mi sento garante del progetto"

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Il dirigente rossonero alla Gazzetta dello Sport sul futuro di Leao: "Rafa capisce che il percorso nei prossimi anni deve essere al Milan e ce lo dice, noi sappiamo che i giocatori forti vanno pagati per il loro valore. Ci sono buone possibilità di trovare un accordo. Pioli è un leader nato". Dal palco del Festival dello Sport di Trento: "Sono realista ma anche molto sognatore, sarà perché ho le radici in questo club ma sento di essere il garante del progetto rossonero"

I tanti temi affrontati dal palco del Festival dello Sport di Trento, poi altre parole importanti – questa volta in merito al futuro di Rafa Leao – rilasciate alla Gazzetta dello Sport. Il responsabile dell'area tecnica rossonera Paolo Maldini affronta il capitolo legato al rinnovo del portoghese, in scadenza nel 2024. "Leao ha una situazione difficile che deriva dal passaggio al Lilla, questo lo sta condizionando molto e ha fatto sì che i nostri interlocutori spesso siano cambiati. Rafa però è grato a noi e a me interessa quello che ci dice lui. Rafa capisce che il percorso nei prossimi anni deve essere al Milan, lo capisce e ce lo dice". Maldini aggiunge: "Ci sarà poi una trattativa ma noi sappiamo che i giocatori forti vanno pagati per il loro valore. Se la squadra crescerà ancora, Leao avrà tutto per competere al massimo. Poi certo, non esiste un incedibile per tutte le squadre del mondo. Se ci sono buone possibilità di trovare un accordo con lui e con lo Sporting?  , con lui sì. Con lo Sporting Lisbona noi non c'entriamo nulla”. Pensiero anche su Pioli: "Di lui non conoscevo la carica, l’energia che sprigiona. È incredibile. Non prende alibi, è un leader nato, ci diciamo le cose e allora discutiamo, litighiamo, Stefano è un sanguigno". 

"Mi sento il garante del progetto Milan"

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Queste invece le parole rilasciate da Maldini nella giornata di domenica dal palco del Festival dello Sport di Trento, dove ha affrontato diversi argomenti. "Io sono molto realista ma anche molto sognatore. E sognare di arrivare al risultato massimo è una cosa che trasmette fiducia. Per questo a Natale mandai quel messaggio a Gordon Singer dicendogli che avremmo vinto il campionato. Non ero sicuro di vincere lo scudetto ma c’erano le potenzialità. A gennaio in realtà non avevamo budget per fare mercato, poi la Juve ha preso Vlahovic, l’Inter Gosens e allora un piccolo budget venne fuori ma a quel punto dissi 'Non lo voglio, siamo già forti così'". Il dirigente del Milan racconta: "Quando cerchi di prendere un giocatore le difficoltà sono varie, perché devi raccontare un progetto che è diverso dall’epoca Berlusconi. Ma devi quindi raccontare un progetto credibile e comunque vincente. Nel mio ruolo mi piace sentirmi un po’ garante del progetto, è una cosa che sento, perché io le radici le ho e sono anche molto forti". Il nome Maldini elemento importante nelle trattative, ma non solo: "Quando parlo con un giocatore parto con questo vantaggio in effetti. Ma non è solo dovuto alla storia della mia famiglia, il vantaggio è anche essere legato a un club che è stato grande per tanti decenni, ha una storia che si presenta da sola".

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Maldini svela alcuni retroscena. "Tutti pensano che il mio primo acquisto sia stato Theo Hernandez, in realtà il primo acquisto reale è stato Krunic. Poi sono andato a Ibiza da Theo e con lui cercato di usare parole che userei con mio figlio. Un po’ lo sento questo rapporto padre-figlio con i calciatori. Offerte indecenti? Sì, mi è capitato di dire a un club straniero 'non vi presentate neanche' (per Theo, ndr). Il dirigente del Milan aggiunge: "Il mercato è dinamico, prima di De Ketelaere abbiamo provato a prendere Botman che avrebbe esaurito il budget e ci avrebbe portato su altri calciatori per la trequarti. A questo punto del nostro cammino non dobbiamo prendere giocatori medi, ma di grande prospettiva e Charles è uno di questi. C'è bisogno di tempo, lo so che tifosi e media non aspettano, ma noi dobbiamo aspettare. Pensate ad esempio ai primi sei mesi in Italia di Platini. Su Charles lui abbiamo pochissimi dubbi".

"Massara grande conoscitore di calcio"

Tra i segreti del Milan c’è anche il feeling che si è creato tra Maldini e Massara: "Ho fatto un colloquio, mi è piaciuto tanto e siamo partiti. Ha la mia età. Un percorso diverso dal mio e una visione diversa, è fondamentale. È un grandissimo conoscitore di calcio, un grandissimo lavoratore. Ora siamo una coppia di fatto, viviamo in simbiosi buona parte della settimana. Momenti con visioni diverse? Ad esempio Kjaer a me piaceva come giocatore ma non lo conoscevo nei dettagli, mentre lui ha insistito moltissimo". Sullo scudetto vinto lo scorso maggio: "È stato molto importante e molto diverso da quando ero calciatore. Non giocando, non hai modo di scaricare l’adrenalina del pre-gara e quindi osservi. Si tratta di una tensione completamente diversa, un lavoro diverso. Quando tornai nel club nel 2018 dovevo ancora capire la visione da dirigente, poi ho fatto una discreta esperienza e lo scudetto è il sigillo che uno sogna di poter mettere".

"Più forti dello scorso anno, vogliamo vincere ancora"

"Per me questa squadra è più forte di quella dell'anno scorso. Noi partiamo per vincere, siamo campioni in carica e la responsabilità non ci deve spaventare". ha proseguito Paolo Maldini al Festival dello sport di Trento. "I nostri giocatori forti vorremmo tenerli, anche se i giocatori ormai incedibili non esistono più", ha aggiunto. Sulla necessità di uno stadio di proprietà per il Milan, il direttore dell'area tecnica rossonero ha commentato: "San Siro per me, la mia famiglia e tutti i milanisti è pieno di ricordi. Ma la domanda è: vogliamo vivere ancora di ricordi o vogliamo vincere qualcosa di nuovo e crearne altri per le nuove generazioni? Il Milan non finisce con San Siro, quindi dobbiamo creare qualcosa che ci renda competitivi e questa è lo stadio, sennò rimaniamo a raccontarci le cose del passato e non è una prospettiva che mi piace". Maldini svela poi un retroscena su Galliani: "Adriano è milanista, ma milanista milanista. Vi racconto questa: quando l’arbitro non ci ha dato quel gol con lo Spezia, dopo 15 giorni è andato ad arbitrare il Monza. Entrato in spogliatoio, Galliani lo ha travolto: 'Ma come si permette?'. Negli anni io e Galliani abbiamo avuto qualche incomprensione ma ora il rapporto è fantastico. La nostra era una visione un po' miope di chi fosse l’altro, ora devo dire che è un grandissimo dirigente. Lunga vita a Galliani".