Audero: "Petardo lanciato da tifoso Inter? Mi ha ferito dentro"
cremoneseIl portiere della Cremonese intervistato da 'La Gazzetta dello Sport', dopo essere stato colpito da un petardo lanciato da un tifoso dell'Inter la scorsa domenica: "Ho sentito un boato, come si mi avessero tirato una martellata all’orecchio, facevo fatica a sentire. La ferita al ginocchio mi faceva male, ma il problema era dentro di me. Un senso di delusione profondo e poca voglia di giocare"
Le parole a 'La Gazzetta dello Sport' del portiere della Cremonese Emil Audero, ferito domenica da un petardo lanciato da un tifoso dell'Inter dal settore ospiti alle sue spalle: "Sto abbastanza bene. Almeno di testa perché ripensando a quello che è successo mi rendo conto che le conseguenze potevano essere molto più gravi. Ma è tutto molto difficile da digerire. A fine partita, una volta scesa l’adrenalina, il collo mi si è irrigidito. Ora va anche peggio perché l’orecchio fa male e pure la schiena è rigida. Nei prossimi giorni farò accertamenti per capire se c’è qualche problema, ma insomma... diciamo che poteva andare anche peggio". La sensazione provata al momento dell'esplosione: "Un boato, come si mi avessero tirato una martellata all’orecchio, facevo fatica a sentire. Nella gamba destra vedo un taglio, il calzoncino stracciato, e sento un bruciore fortissimo. Non mi fossi spostato, poteva veramente finire molto male". Sulla scelta di non abbandonare il terreno di gioco: "Prima di tutto per l'adrenalina. Ma lo fai anche perché sei in campo, capisci la situazione e non vuoi che finisca in quel modo. Dentro di me non sentivo la volontà di abbandonare. Sospendere la partita per un episodio del genere non mi andava giù. Sapevo di potercela fare. Anche se poi è successo qualcosa. Non mi era mai successo in carriera. Nel secondo tempo ho avvertito un senso di vuoto. La ferita al ginocchio mi faceva male, ma il problema era dentro di me. Un senso di delusione profondo e poca voglia di giocare. Ero in campo, stavo facendo il mio lavoro che amo da morire. Ma intanto i mei pensieri andavano al luogo dello scoppio. Poco più in là e chissà... la mano, il braccio, o anche peggio. Ho pensato: perché sono in campo? Perché sto giocando? La testa e i pensieri giravano a mille. È stata una sensazione bruttissima". Un episodio che è accaduto contro la squadra in cui il portiere ha giocato (facendo parte della rosa del ventesimo scudetto): "Infatti ho pensato: ma perché proprio a me? Ma cosa vi ho fatto? Ho un ottimo rapporto con società e giocatori dell'Inter. Tutti, a cominciare dal presidente, sono venuti a sincerarsi delle mie condizioni. Erano preoccupati. Nella mia carriera ne ho passate tante. Sono un uomo di campo e quindi volevo proseguire. L’idea di speculare su quello che era successo non fa parte del mio carattere". Capitolo tifoserie: "Facendo una distinzione. I tifosi sono una parte fondamentale del calcio. La loro passione, il loro supporto è irrinunciabile. La stragrande maggioranza dei tifosi è così, anche nei gruppi organizzati. Poi, ovunque, esistono delle eccezioni, piccole minoranze che con il calcio c’entrano poco. Anzi nulla. Nonostante quello che è successo io credo ancora nella parte buona. Anche se certi episodi ormai purtroppo si verificano troppo spesso".
