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De Rossi dopo Juventus-Genoa: "Non siamo riusciti a togliergli il ritmo"

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Dopo il ko contro la Juventus, l'allenatore del Genoa commenta a Sky: "Serviva un Genoa diverso, più aggressivo. Baldanzi è entrato in maniera energica, ma un giocatore solo non può cambiare la squadra". Sul momento del calcio italiano: "I maestri di calcio ci sono e ce n'è bisogno: ripartiamo dalla tecnica di base"

JUVE-GENOA 2-0: HIGHLIGHTS- PAGELLE

Un Genoa a due facce, totalmente in balia della Juventus nel primo tempo e più energico nella ripresa, quando con Martin (che si è fatto parare un rigore da Di Gregorio) avrebbe potuto riaprire la gara con la Juventus. Anche Daniele De Rossi la vede così e a Sky nel dopo partita spiega: “Dovevamo cercare di togliergli un po’ di ritmo perché con la palla sappiamo che sono forti: loro l’avevano preparata come nel primo tempo e noi come nel secondo. Nel primo tempo non siamo mai riusciti a risalire, nella ripresa ho visto molte cose migliori”. Merito anche di Baldanzi, che con il suo ingresso e la sua vivacità ha cambiato il Genoa: “Non voglio pensare che sia solo un giocatore a cambiare la squadra, anche se lui è entrato benissimo e ha fatto quello che volevamo, perché siamo stati un po’ più aggressivi e abbiamo vinto qualche duello in più. Baldanzi è stato bravo, è entrato in maniera energica, ha pressato e ha permesso alla squadra di salire”. De Rossi non accetta nemmeno alibi: “La sosta nazionali? La sosta ce l’ha avuta anche la Juve che ha anche più nazionali di noi. Abbiamo avuto tre giorni pieni per preparare la partita e sono più che sufficienti. Abbiamo giocatori che si sono allenati poco e hanno viaggiato, ma vale per tutte le squadre del campionato: avevamo preparato una partita molto più aggressiva”.

Approfondimento

Le pagelle di Juventus-Genoa 2-0

"Calcio italiano? Ripartiamo da tecnica e uno contro uno"

Tornando poi sulla “crisi” del calcio italiano accentuata dalla nuova esclusione dal Mondiale, De Rossi conferma come ci sia “sempre bisogno dei maestri di calcio. E i maestri di calcio andrebbero differenziati da quelli che fanno gli allenatori, che vogliono vincere i campionati e salire di categoria, che resta un’ambizione legittima. In questi giorni – continua – ognuno ha dato la sua ricetta magica. Bisogna ripartire dalle basi, dalla tecnica, dall’uno contro uno. Ma a patto che siamo tutti d’accordo che i risultati non li vedremo dal prossimo Europeo, ma tra 10, 15 o 20 anni. Deve essere un movimento globale culturale e bisogna avere pazienza nell’aspettare che questi talenti crescano. Poi, se il metro di paragone è Totti o Del Piero, non è detto che ne rinascano tanti altri. Il resto è aria fritta, le Playstation le hanno anche in Bosnia e in Norvegia…"

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