Dal dribbling ai talenti: cosa non va nel calcio italiano e il confronto con l'Europa
L'ANALISI DI SKYIntroduzione
Sono giorni di riflessione dopo il terzo Mondiale consecutivo mancato dall'Italia. Nel corso degli studi Champions di Sky Sport, Luca Mastrorilli ha analizzato cosa non sta funzionando nel nostro calcio. Si va dall'aspetto sportivo e dagli ultimi dati della Nazionale, che ha faticato parecchio dai lanci lunghi ai recuperi alti fino al dribbling. Particolare attenzione al tema dei talenti: se negli ultimi anni le nostre Under giovanili hanno ottenuto grandi risultati, il confronto con le altre Nazionali ribadisce la mancanza di spazio e fiducia riposta dalla Serie A nei più giovani. Ma non è tutto: la selezione dei prospetti e il "Relative Age Effect" (ovvero la tendenza di scegliere i ragazzi nati nella prima parte dell'anno piuttosto che nella seconda) porta al rischio di sprecare i possibili talenti del domani. Ma esistono soluzioni per recuperarli: lo insegnano Belgio, Francia, Germania e Inghilterra. Ecco cosa si può fare per rivitalizzare il calcio italiano
Quello che devi sapere
L'aspetto sportivo
Partiamo dal campo e dalle ultime due partite della Nazionale. Sommando i dati ottenuti contro Irlanda del Nord e Bosnia, gli Azzurri sono molto indietro rispetto alle avversarie alla voce dribbling: ne sono riusciti solo 6 su 27 tentati contro i 24 dai nostri rivali (su 41 totali). Un dato significativo anche a livello individuale: i primi due bosniaci (Bajraktarevic e Alajbegovic) ne accumulano 17 in due contro i 2 dell’unico italiano iscritto, Tonali. Spostandoci sui lanci lunghi, l’Italia ne ha fatto più ricorso (ma con una percentuale inferiore) rispetto alle nostre avversarie: 59 riusciti su 139 tentati contro i 51 su 111 di Irlanda del Nord e Bosnia. Curiosità: in Roma-Bologna di Europa League erano stati registrati 157 lanci lunghi, uno ogni 27 secondi tempo effettivo. E i recuperi alti? Non c'è stato pressing della nostra Nazionale: solo 3 effettuati, uno dei quali ha portato al gol di Kean contro la Bosnia
Il dribbling perduto
Torniamo al primo aspetto sportivo analizzato, quello del dribbling. La domanda posta è la seguente: dove giocano i primi 100 giocatori per dribbling nei top 5 campionati? I ruoli più prolifici sono gli esterni offensivi (59) e i trequartisti (15), che nel 3-5-2 della Nazionale non ci sono. Ma chi salta l'uomo in Italia? Tra i primi 200 giocatori nella top 5 d’Europa incontriamo otto azzurri, tutti fuori dai 50 migliori: si tratta di Palestra (56°), Parisi (63°), Bernardeschi (72°), Politano (89°), Oristanio (93°), Kayode (109°), Orsolini (114°) e Zaniolo (176°). Solo due ne sono stati convocati (Palestra e Politano), peraltro nello stesso ruolo. E le altre Nazionali? Il confronto è schiacciante: la Spagna ne porta 30, poi Francia (27), Inghilterra (20) fino a Germania e Portogallo (11)
Che fine fa il talento?
Negli ultimi anni le Under giovanili italiane hanno ottenuto grandi risultati. Nel 2023 l’U19 ha vinto l’Europeo di categoria e l’U20 ha raggiunto la finale mondiale. L'anno seguente, il 2024, c'è stato il trionfo europeo dell’U17 e la semifinale europea dell’U19. Nel 2025, infine, l’U17 ha raggiunto la semifinale dell’Europeo di categoria e successivamente il terzo posto nel Mondiale. Ma non si tratti solo di risultati, ma di continuità di progetto: lo conferma il numero delle qualificazioni europee e mondiali dall’Italia U17 all’U21 dal 2013 al 2024. Nessuno ne ha accumulate più degli Azzurrini (25) davanti a Francia (24) e Inghilterra (23), a seguire Germania e Spagna (entrambe a 21). Proprio a dicembre 2024, il premio Uefa "Maurice Burlaz" (destinato alla Federazione che ha lavorato meglio coi giovani nei tre anni precedenti) è stato destinato proprio all’Italia. Insomma, il talento c’è: ma dove s’inceppa il meccanismo? Basta soffermarsi sui convocati delle Nazionali giovanili nel biennio 2023/24 e il loro spazio ottenuto tra campionati di prima divisione e Champions League. Impressionante il divario con i pari età inglesi per minuti giocati (33.765 contro 14.591 in campionato e 1.963 contro 238 in Champions), tendenza che si ripete con gli spagnoli (18.623 contro 8.796 in campionato e 2.727 contro 1.793 in Champions) e i portoghesi (10.371 contro 6.782 in campionato e 597 contro 28 in Champions)
La Serie A non è un campionato per giovani
Tra i top 30 campionati europei, la Serie A è 10^ per età media ma 5^ per la percentuale di minutaggio concesso agli stranieri (circa il 70%) e addirittura 28^ per la percentuale di minutaggio dei calciatori formati nei settori giovanili del proprio club. In tutta Europa solo Cipro e Turchia fanno peggio di noi, ecco perché il nostro non è un campionato per giovani. E riguardo al minutaggio degli U21 nazionali nel proprio campionato, l’Italia ne accumula 14.164 alle spalle di Inghilterra (16.921), Germania (17.271), Spagna (22.365) e Francia (39.660). Ancora più significativo il dato sulla dispersione del talento che ci riporta alla stagione 2014/15, quando erano 2.432 i tesserati tra i 15 e i 21 anni per i club di Serie A. Ebbene, a distanza di dieci anni il 45,9% è finito nei dilettanti, il 27,7% ha smesso di giocare e solo il 4,5% (uno su 22) è ancora tesserato per un club di Serie A
Come viene selezionato il talento
Noto in Europa, il 'Relative Age Effect' è la tendenza di alcune squadre (giovanili e non solo) di scegliere giocatori nati nella prima parte dell'anno piuttosto che nella seconda. Questo perché i ragazzi nati a gennaio o febbraio hanno diversi mesi di sviluppo in più rispetto a chi è nato a dicembre o dicembre. L'Università di Torino ha avanzato uno studio che divide l’anno in quattro quarti: si va da Q1 (i nati da gennaio a marzo) a Q2 (da aprile a giugno) fino a Q3 (da luglio a settembre) e Q4 (da ottobre a dicembre). Significativo come nelle rose della Serie A di quest'anno i Q1 rappresentano il 34% dei giocatori presenti seguiti dai Q2 (27%), Q3 (20%) e Q4 (19%). Un sistema che si ripete concentrandoci sugli U21 di questo campionato: davanti a tutti i Q1 (33%) e i Q2 (31%), squilibrio che si ripete nel secondo semestre (19% i Q3 e 17% i Q4). La rosa dell’Italia al Mondiale U17 del 2025 (terzo posto) ripete la stessa tendenza: 62% i Q1, poi Q2 (24%), Q3 (14%) e addirittura 0% i Q4. Erano solo tre i ragazzi nati nel secondo semestre su tutta la rosa
Le soluzioni per non perdere talenti
Ma perché questo talento viene scartato e come può essere recuperato? L'ex coordinatore delle Nazionali giovanili del Belgio, Bob Browaeys, disse nel 2016: "Sono convinto che stiamo perdendo il 25% del talento a causa di questo problema". Esistono soluzioni per recuperare questi talenti ‘tardivi’, basta guardare al lavoro svolto da quattro Nazionali. Prendiamo proprio il Belgio, che accanto alle solite selezioni mette a disposizione delle Nazionali U15, U16, U17 e "Futures". Semplicemente si tratta di Nazionali 'B' dedicate a chi matura dopo per garantire ai talenti di essere monitorati. Discorso simile per la Francia, che ha istituito delle selezioni territoriali ("Avenir") con particolare attenzione ai nati nel secondo semestre. La Germania ha un programma federale denominato "Playing Down" dedicato dagli U14 agli U16 biologicamente più giovani, che hanno la possibilità di giocare nella categoria inferiore. Probabilmente la soluzione più interessante arriva dall'Inghilterra, che dal 2015 ha varato il "Bio-Banding Programme" per i ragazzi dai 12 ai 15 anni che vengono valutati dallo staff medico secondo alcuni parametri fisici e di crescita e quindi divisi non per età anagrafica ma quella biologica. In questo modo si tutelano sia i ragazzi precoci che quelli tardivi. In Italia la cosa più simile la sta portando avanti la Lega Nazionale Dilettanti, con una selezione del secondo semestre a scopo di ricerca. Ma il problema è noto da tempo e si sta cercando la soluzione migliore per risolverlo e rivitalizzare il calcio italiano
