Abodi: "Serve unità d'intenti, non figurine. Non voglio commissariare perché non posso"
elezioni figc"La politica si deve occupare dello sport e non occupare? Sono stufo di questa cantilena". Il ministro dello Sport, Andrea Abodi, risponde così in occasione dell'evento 'Il Foglio a San Siro' a quanto detto pochi minuti prima, sullo stesso palco, da Giovanni Malagò. "Una soluzione va trovata. E se non è stata trovata con il 99.97% di consensi per anni, come si fa a trovarla al 22 giugno? Non voglio commissariare perché non posso, ma serve che ci sia unità d'intenti"
Le parole di Abodi all'evento 'Il Foglio a San Siro'
"Non abbiamo saputo fare un'esame di coscienza, non abbiamo saputo dare un senso al 98,7% dei consensi con il quale è stato eletto il presidente federale, che ha fatto un passo indietro non perché sia il responsabile esclusivo, perché con tutto il rispetto il sistema nelle sue componenti ha la responsabilità di non aver saputo fare un passo in avanti, tenendo conto che c'è una gerarchia degli interessi, che una parte del calcio italiano compete con l'Europa e con il mondo. E quindi dovremmo cercare di trovare un equilibrio tra gli interessi di chi si confronta con il mondo e gli interessi di chi garantisce, comunque, dal basso che ci sia una crescita e che il calcio possa continuare a svolgere la sua funzione sociale, educativa, culturale. Quello che si pongono anche le altre discipline è tutto più semplice, forse, e comunque diverso. Io non faccio paragoni e quando qualche presidente federale si avventura nei paragoni, suggerisco cautela, perché ogni contesto sportivo ha delle sue regole che sono molto diverse.
Però lo spirito deve essere colto, la riflessione deve essere fatta, una soluzione deve essere comunque presa. Ecco perché, secondo me, più che di un presidente abbiamo bisogno di una comunione d'intenti. E se non si è trovata con il 98,7%, il 22 di giugno sulla base di quale miracolo si può trovare? Posso essere ragionevolmente confidente che cambiando un presidente improvvisamente si trovi l'armonia necessaria per fare quello che è necessario fare? Io ho qualche ragionevole dubbio.
Commissariamento il percorso migliore per rifondare il calcio? Non lo so. Se oggi riuscissimo in un confronto con le componenti a raccogliere un consenso sulla base di un programma che deve essere la risultante dei programmi, non abbiamo bisogno dello strumento. Però non vedo convergenza sull'obiettivo. Quindi possiamo pensare a qualunque cosa. Io sono sempre per la via ordinaria, perché credo sia il viatico giusto. Credo nella democrazia, nel confronto, nel dialogo. Ma qua sono 17 anni che ci confrontiamo e dialoghiamo. Io ho fatto un'esperienza meravigliosa che ha cambiato la mia vita e della quale sarò sempre riconoscente a chi mi ha dato fiducia, che è quella della Serie B. È stato molto più facile trovare l'armonia interna tra realtà comunque molto diverse: quelle che venivano giù dalla Serie A, quelle che salivano dalla Serie C. La Lega B ha un turnover impressionante in percentuale, perché cambia sette squadre adesso su venti, ma questo già fa capire che c'è qualcosa che non quadra, perché non c'è la stabilità necessaria. Ma lì abbiamo trovato l'armonia.
Poi c'è anche la suggestione, della quale siamo tutti consapevoli, che il ministro possa fare tutto e quindi, comunque, pago pegno a prescindere dalla responsabilità. Mi sta anche bene, per carità, e non ho nessuna voglia di invadere. Sono sinceramente infastidito da questa cantilena: 'La politica si deve occupare dello sport, ma non deve occupare lo sport'. La dobbiamo un po' piantare. Se la politica ha delle colpe? Qua non c'è nessuno senza responsabilità. Ma io quando prendo la parola di fronte a una mia sconfitta, ed è successo, penso alle mie responsabilità, non al fatto che ci sia qualcun altro che ne abbia. Questo sistema, che non è un sistema, ha dimostrato nel tempo, così come è stata disegnata la governance, di non saper contemperare le esigenze di tutti. E allora io mi prendo le mie, perché sicuramente ne ho e sono pronto a parlarne. Ma io non posso pensare di incontrarmi comunque con delle componenti che la prima operazione che fanno è indicare un presidente, perché vuol dire non aver capito che la responsabilità non è del presidente Gravina, o non è solo del presidente Gravina. Il quale, per quanto mi riguarda, è semplicemente stato l'emblema di un contesto che evidentemente non è riuscito a trovare delle soluzioni.
Ognuno dovrebbe farsi un esame di coscienza. E con tutto l'affetto, perché stiamo parlando di amici e amici rimarranno indipendentemente dalla differente idea che abbiamo delle soluzioni o della condizione, ma nessuna componente può dire 'Io non c'entro', perché ognuno ha un pezzo di responsabilità. Ci mettiamo attorno a un tavolo e si trovano le soluzioni, non con la logica delle controparti. Perché è interesse comune, anche del governo, contribuire a trovare delle soluzioni. Io non ho nessuna voglia di commissariare perché non posso. Non ho nessuna voglia di forzare la mano perché non voglio. Ma ho assolutamente l'obbligo di contribuire a una soluzione di sistema e soprattutto non posso essere passivo aspettando che qualcosa succeda, sperando che questa volta sia diversa dalle altre. Perché la liturgia è la stessa e a stessa liturgia corrisponde stesso risultato, cioè: nulla. Non quello che ci serve.
Non c'è nessuna formula magica che possa sorprenderci. Quindi, se si deve arrivare al 21-22 di giugno, per me è un errore. Ma io avrei preferito indubbiamente, ma partendo dalle componenti, trovare la risultante di vettori che non convergono, anzi divergono, ma con naturalezza perché ognuno è sindacato, ognuno è rappresentanza dei propri interessi e non c'è la cultura della convergenza, della condivisione. Ho presente la gerarchia dei valori che devono guidarci e sono al tempo stesso un po' l'emblema del modello sportivo che sto sviluppando insieme a tutto il governo, insieme alle Regioni, a tutti gli altri soggetti coinvolti. Ovvero coniugare gli interessi non semplici di chi compete al vertice, e chi compete anche fuori dai nostri confini, e chi deve alimentare questa piramide potendo anche garantire il ruolo sociale dello sport in generale, del calcio in particolare, del quale abbiamo bisogno e che abbiamo voglia di sostenere.
Ma io più che dire 'aiutateci ad aiutarvi', posso fare poco. Dopodiché il passaggio successivo è quello di forzare la mano, e io non voglio. Non ho nessuna voglia di forzare la mano, ma ricordatevi che comunque nel 2017 il ministro Giorgetti, allora sottosegretario, fu costretto a forzare la mano (2018) e ha prodotto una riforma del sistema sportivo che sta garantendo stabilità e risorse economiche. È stato costretto. Io non voglio essere costretto, mi affido ancora una volta alla vostra lungimiranza, al vostro senso di responsabilità e piuttosto che giocare con le figurine, giochiamo con la volontà delle persone. Mettiamoci attorno a un tavolo e troviamo delle soluzioni. Poi potete e dovete fare tutte le elezioni che vorrete, perché quello è un tema vostro e io non voglio proprio entrarci. Né su chi presiederà la Federazione, né su chi farà il commissario tecnico. Ma ho bisogno comunque di avere la certezza che questa volta non facciamo finta".