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Simone Inzaghi: "Se avessimo vinto la Champions sarei rimasto all'Inter"

l'intervista

L’ex allenatore nerazzurro ha parlato in un’intervista a La Gazzetta dello Sport e ha spiegato l’addio: "Due giorni dopo la finale di Monaco ci siamo incontrati a casa di Marotta, ho manifestato l’esigenza di cambiare perché sentivo che si era chiuso un ciclo. Ma se avessimo vinto la Champions sarei rimasto". Poi sull’inchiesta sugli arbitri: "Mi ha scioccato, l’Inter ha perso parecchi punti la scorsa stagione per errori arbitrali, siamo stati penalizzati e non favoriti"

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L’addio all’Inter della scorsa stagione dopo la finale persa contro il Psg, il primo scudetto in nerazzurro che si avvicina per il suo successore Chivu, il presente in Arabia Saudita ma anche l’inchiesta di questi giorni sugli arbitri. Simone Inzaghi torna a parlare di Inter e non solo: lo fa in una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport in cui l’attuale allenatore dell’Al-Hilal ripercorre gli ultimi mesi della sua carriera interista. "Non cambierei niente. Noi avevamo un sogno: il triplete. Alla fine della stagione abbiamo pagato le 23 partite giocate in più rispetto al Napoli. Ma io rifarei tutto: l’Inter ha il dovere di competere a ogni livello. E poi le serate contro il Bayern e il Barcellona rimarranno nella mia mente più dei trofei. Sono state vittorie forse irripetibili". Quindi sullo 0-5 in finale: "Siamo arrivati alla partita senza troppe energie, sia fisiche che mentali: non è una giustificazione ma un dato di fatto. La delusione per lo scudetto perso ha pesato, minando l’autostima. Il Psg è una grande squadra, come abbiamo visto anche l’altra sera contro il Bayern: ha indirizzato la finale con due gol e sfruttato la migliore brillantezza, mentre noi abbiamo provato a reagire e ci siamo disuniti. Ci fa male ancora aver perso così ma non possiamo dimenticare ciò che era successo prima, in Europa". E a proposito dell’addio, nega di aver detto alla squadra, prima della finale, che avrebbe lasciato: "Assolutamente no. Non avrei potuto farlo perché la decisione, molto sofferta per me e per la mia famiglia, non era stata presa. La verità è che è successo tutto molto velocemente: due giorni dopo Monaco ci siamo incontrati a casa di Marotta, alla presenza di Ausilio e Baccin. In quel contesto ho manifestato l’esigenza di cambiare, perché sentivo che si era chiuso un ciclo. Loro avrebbero voluto continuare con me ma hanno capito la scelta: ci siamo lasciati da amici e lo siamo ancora. Ma se avessimo vinto la Champions sarei rimasto all’Inter"

Inzaghi: "Brava Inter, scudetto merito anche di Chivu"

Non poteva mancare una domanda sullo scudetto ormai prossimo dell’Inter: "Sono stati molto bravi, vincere non è mai facile. E il merito è anche di Chivu. Conoscevo il gruppo e non avevo dubbi sulle capacità dei giocatori. Ma anche puntare su Cristian è stata una scelta giusta e io lo sapevo, perché lo avevo visto lavorare. Ora è giusto che l’Inter festeggi e che poi provi a vincere la finale di Coppa Italia". Tra i protagonisti Dimarco, che non ha risparmiato qualche critiche alle tante sostituzioni proprio con Inzaghi in panchina. "Federico anche con me ha fatto grandi stagioni e lo sa bene: fui io a trattenerlo all’Inter dopo averlo visto per dieci giorni in allenamento, altrimenti magari sarebbe andato via per un altro prestito. Probabilmente le sue parole sono state interpretate male, il rapporto è ottimo: ci sentiamo ancora. Anche su Zielinski ne ho lette tante. Però si dimentica che sono stato io a volerlo all’Inter, quando Marotta e Ausilio mi avevano prospettato l’occasione. Purtroppo lo scorso anno ha avuto molti problemi fisici e ha faticato a dimostrare le sue qualità". Un’Inter che può centrare anche la doppietta con la Coppa Italia, ma in Lazio-Inter Inzaghi per chi tiferà? "Per nessuno. Mi siedo in poltrona e mi godo lo spettacolo. Sono due club che mi hanno dato tanto, quindi vinca il migliore. In una finale tutto può succedere, chissà". 

Inzaghi: "Italia non mi manca, in Arabia non solo per soldi"

Sull’esperienza attuale, che lo ha portato in Arabia, non solo per soldi ma "per conoscere una nuova realtà, per mettersi in discussione in un contesto diverso. Per fortuna non ho mai avuto problemi di denaro, non era quello che mi mancava. Avevo una casa meravigliosa a Milano dalla quale vedevo tutto, anche San Siro. La proposta mi ha convinto e ora eccomi qua, felice di esserci". Con l’Italia che non gli manca e la prospettiva di un esonero di cui parlano i media sauditi che non lo preoccupa: "A me sembra che siano tutti contenti di me. Abbiamo fatto i quarti di finale al Mondiale per club, siamo ancora in corsa per il titolo in campionato perché abbiamo 8 punti di svantaggio ma dobbiamo ancora affrontare l’Al Nassr nello scontro diretto, dobbiamo giocare la finale di Coppa del Re... E soprattutto non abbiamo ancora perso una partita in stagione, perché l’eliminazione dalla Champions asiatica contro l’Al Sadd di Mancini è arrivata ai rigori. Non credo che esista nel mondo un allenatore ancora imbattuto". Se chiamasse la Nazionale? "Non ci penso. Ho ancora un anno di contratto con l’Al Hilal e ho grande entusiasmo. Non ero mai stato lontano dall’Italia e questa avventura mi sta migliorando, sia umanamente che professionalmente". 

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