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Elezioni Figc, Malagò ineleggibile? Ministro Abodi chiede parere a Coni e Anac

elezioni figc

Il Ministro dello Sport, rispondendo a un'interrogazione, ha confermato che chiederà a Coni e Anac una verifica sulle norme sul 'panotuflage' in merito alle cariche sportive. La questione riguarda, in particolare, la candidatura di Malagò alla guida della Figc, dopo essere stato fino allo scorso anno presidente del Coni. Le elezioni Figc sono in programma il prossimo 22 giugno: le ultime news

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Il Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, rispondendo all’interrogazione parlamentare presentata dal Sen. Roberto Marti, Presidente della 7ª Commissione Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport del Senato, ha chiesto formalmente al CONI e all’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) di avviare una verifica per chiarire l’applicazione delle norme sul “pantouflage” in relazione alle cariche apicali del sistema sportivo. La decisione è stata assunta con l’obiettivo di acquisire, come richiesto dall’interrogante, ogni elemento utile a garantire tempestiva certezza del diritto, trasparenza e tutela dell’integrità del sistema sportivo italiano. La questione riguarda la candidatura in particolare di Giovanni Malagò alla presidenza della Figc, dopo essere stato fino allo scorso anno presidente del Coni. Va detto al tempo stesso che diversi giuristi, interrogati finora, hanno escluso che un'eventuale elezione di Malagò alla guida del calcio italiano possa rappresentare un caso di "pantouflage". Ma la questione resta aperta, come confermato dal Ministro dello Sport e dalla sua inziativa. 

Che cosa è il pantouflage

Il pantouflage (o fenomeno delle "porte girevoli") indica il passaggio di dipendenti pubblici o alti funzionari dello Stato verso incarichi nel settore privato. Il termine deriva dal francese pantoufle (pantofola) e allude ironicamente alla scelta di lasciare la carriera pubblica per occupare posizioni aziendali più comode e remunerative. Per prevenire potenziali conflitti di interesse e fenomeni corruttivi, la legge italiana vieta agli ex dipendenti della Pubblica Amministrazione che hanno esercitato poteri autoritativi o negoziali di lavorare, nei tre anni successivi alla cessazione del servizio, per i soggetti privati che ne sono stati destinatari. La violazione di questo divieto comporta la nullità del contratto di lavoro stipulato, l'obbligo di restituzione dei compensi percepiti e il divieto per l'impresa coinvolta di contrattare con la Pubblica Amministrazione per i successivi tre anni.

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