Inter, scudetto con difesa a 3: da Campagnaro, Vidic e Jesus a Bisseck, Akanji e Bastoni
SCUDETTO INTERIntroduzione
Tre scudetti nelle ultime sei stagioni con tre allenatori diversi: Conte, Inzaghi e Chivu. Tre Inter vincenti che conservano un elemento in comune, la difesa a tre. Un assetto tattico diventato un marchio di fabbrica della squadra nerazzurra. Pur con interpreti diversi e sfumature mutevoli di anno in anno, bassa o alta, più propensa a chiudersi o più disposta ad attaccare, la linea difensiva dell'Inter è rimasta un fattore positivo. Eppure il feeling non è sbocciato subito. In passato altri allenatori, abili nel raggiungere ottimi risultati con questo schieramento, avevano provato senza successo a cambiare l'identità di una squadra abituata a giocare a quattro. La prima volta, nel 2011, c'era in campo proprio Cristian Chivu. Di seguito un tuffo nella storia degli ultimi 15 anni di difese a tre interiste tra idoli, meteore, intuizioni e flop di mercato
Quello che devi sapere
La prima volta: 6 agosto 2011
Dopo anni di successi con Mancini e Mourinho nel segno di un'intoccabile linea a quattro, l'approccio tra il mondo Inter e la difesa a tre avvenne quasi 15 anni fa. Nell'estate 2011 Gian Piero Gasperini diventò il nuovo allenatore. Aveva forgiato con successo il suo credo tattico al Genoa e c'era curiosità nel capire se fosse stato in grado di adattarlo anche in una squadra più esperta, abituata a giocare e vincere diversamente. Il primo esame fu la Supercoppa Italiana in Cina contro il Milan.
In basso, la formazione titolare del match. I primi tre giocatori in alto da destra furono i difensori del debutto. Walter Samuel al centro, Andrea Ranocchia a destra e Cristian Chivu a sinistra. Proprio lui, l'allenatore dell'ultimo scudetto. Da giocatore l'impatto col nuovo modulo non fu semplice. Chiuso il primo tempo in svantaggio, il Milan ribaltò la situazione nella ripresa con Ibrahimovic e Boateng. Con il passare del tempo, le cose in casa Inter non migliorarono.
La rapida fine dell'esperimento
Dopo la Supercoppa, l'esperienza di Gasperini durò solo altre quattro partite. L'ultima a Novara in campionato. In quella precedente di Champions contro il Trabzonspor, decise senza successo di mettersi a quattro. Un rimpianto trascinato per molto tempo. "Meglio morire con le proprie idee che rinnegarle", ha poi ripetuto spesso.
Allo stadio "Silvio Piola" si ripresentò con l'amata difesa a tre, rispetto al Milan l'unica differenza prevedeva Lucio per Samuel con lo spostamento di Ranocchia al centro e Chivu ancora a sinistra. L'Inter però venne assaltata e sconfitta 3-1 con la doppietta di Rigoni e il gol di Meggiorini, chiudendo anche in 10 per l'espulsione di Ranocchia. Gasperini venne subito esonerato: il primo bilancio dell'Inter con la difesa a tre fu di 3 sconfitte e 1 pareggio, l'attuale allenatore della Roma avrebbe dimostrato la bontà delle sue idee con un altro nerazzurro, quello dell'Atalanta. Sia con ottimi risultati che influenzando molti colleghi in Italia e in Europa.
L'illusione in una notte di Torino
Archiviato l'esperimento Gasperini, la restaurazione della difesa a quattro avvenne prima con l'esperto Ranieri e poi con il giovane Stramaccioni. Quest'ultimo iniziò anche la stagione successiva, ma i troppi alti e bassi lo indussero a riproporre i tre uomini davanti al portiere per dare più solidità alla squadra. Nel frattempo la Juventus di Conte era diventata campione d'Italia con il 3-5-2. La difesa a tre poteva essere una soluzione vincente anche per le big.
Proprio una trasferta contro i campioni d'Italia sembrò confermare questa tesi. L'Inter diventò la prima squadra a vincere allo Juventus Stadium grazie al tridente d'attacco Cassano-Palacio-Milito supportato da quello difensivo Ranocchia-Samuel-Juan Jesus. Il meccanismo funzionò ancora per qualche settimana prima di incepparsi.
Il nuovo declino
Nel girone di ritorno l'Inter ebbe un crollo verticale, anche a causa di diversi infortuni. Molti colpirono sia Samuel che Chivu, destinati a essere i perni centrali della difesa a tre nell'idea di Stramaccioni. Il difensore romeno era considerato ideale grazie alla qualità in impostazione del suo mancino. Giocò però solo 10 partite in campionato, l'ultima fu una trasferta a Napoli persa 3-1 con tripletta di Cavani e con Ranocchia e Jesus ai suoi lati. La magia di Torino e della difesa a tre si erano perse da tempo.
L'alfiere della difesa a tre e i suoi pretoriani
Se proprio a tre bisognava giocare, perché non puntare su uno dei più preparati nel settore? Fu forse questo il pensiero che spinse Massimo Moratti a scegliere Walter Mazzarri come ultimo allenatore da proprietario e presidente. Con la difesa a tre aveva portato in Serie A il Livorno, salvato la Reggina nonostante una penalizzazione di 11 punti, raggiunto una finale di Coppa Italia con la Sampdoria e riportato il Napoli in Champions per la prima volta dai tempi di Maradona.
Anche la partenza in nerazzurro fu positiva. Mazzarri venne aiutato dall'arrivo di fedelissimi che ne conoscevano impostazione e idee. A partire da Hugo Armando Campagnaro, già avuto alla Sampdoria e al Napoli. Titolarissimo nelle prime partite a destra con Ranocchia al centro e Juan Jesus a sinistra. Col passare delle giornate si affermò invece il portoghese Rolando, arrivato in prestito dal Porto e con Mazzarri già l'anno prima a Napoli. Nonostante alcuni scricchiolii, la squadra conquistò il quinto posto e la qualificazione in Europa League: 4-1 decisivo alla penultima giornata contro la Lazio con il trio titolare Ranocchia-Samuel-Rolando.
La caduta dei giganti
La stagione successiva iniziò con molti cambiamenti. Via lo storico nucleo argentino (Samuel-Zanetti-Cambiasso-Milito) e squadra ringiovanita. Ci fu però un innesto d'esperienza importante, Nemanja Vidic, arrivato a parametro zero dal Manchester United, campione d'Europa e perno difensivo con Sir Alex Ferguson. Con Mazzarri e la difesa a tre non nacque la stessa intesa.
Il serbo fu da subito in affanno. All'esordio in Serie A col Torino fu espulso. Poche giornate dopo l'Inter perse 4-1 in casa contro il Cagliari con la difesa Andreolli-Vidic-Jesus. Era il 28 settembre 2014, una partità che anticipò la condanna di Mazzarri, arrivata un mese e mezzo dopo. Il feeling con l'ambiente non scattò mai e molti tifosi vedevano nell'insistenza sulla difesa a tre un limite. Mazzarri subiì il primo esonero della carriera, Vidic invece non riuscì mai a riprendersi. In estate si operò d'ernia, non rientrò più e nel gennaio 2016 rescisse il contratto per ritirarsi.
La variante
Così come era successo con Gasperini, anche nel post Mazzarri la prima esigenza sembrò essere l'abiura della difesa a tre. Dopo quasi sette anni il ritorno di Roberto Mancini, sinonimo di tempi felici. E di linea a quattro. Nel campionato 2015/2016 però anche lui si fece tentare di tanto in tanto dalla nuova tendenza. Per esempio, nella sfida alla Juventus del 28 febbraio provò a mettersi a specchio con l'asse Murillo-Miranda-Jesus. Non andò benissimo: sconfitta per 2-0. Il quarto posto finale però somigliava a una buona base su cui costruire.
L'arma (spuntata) a sorpresa
Mancini invece non iniziò la stagione successiva, non convinto dal cambio di proprietà Thohir-Suning. Al suo posto Frank de Boer, fedele alla linea a quattro da buon olandese. Fu una tragedia e al suo posto venne chiamato Stefano Pioli. L'ex Lazio, futuro rivale in derby decisivi, trovò dopo qualche partita il bandolo della matassa con il 4-2-3-1 e inanellò 7 vittorie di fila, 11 in 13 giornate.
In mezzo gli scontri diretti persi con Juve e Roma, in cui l'allenatore provò a sorprendere gli avversari con una linea a tre in cui Gary Medel era il perno centrale. Con la Juve tra Murillo e Miranda, con la Roma tra Murillo e D'Ambrosio per la squalifica del brasiliano. La mossa non funzionò. Contro la Roma il cileno causò su Dzeko il rigore del 3-1 che chiuse il match. Champions svanita, stagione chiusa in picchiata e Pioli esonerato a due giornate dalla fine.
L'inizio della Golden Era
L'Inter ritrovò la qualificazione in Champions nel biennio 2017-2019. In panchina Luciano Spalletti, fedele al 4-2-3-1. La società però decise di voltare pagina, puntando su Antonio Conte per tornare a vincere. L'allenatore che aveva costruito il ciclo vincente della Juventus sulle fondamenta della difesa a tre, esportando con successo il modello anche in Nazionale e al Chelsea. Dopotutto la linea a tre stava diventando l'opzione più cool in Serie A. Oltre a Conte, ne avevano esaltato le virtù anche Gasperini con l'Atalanta e Inzaghi con la Lazio. Nomi ricorrenti in questa storia.
L'Inter di Conte partì da Godin-de Vrij-Skriniar. Tre piedi destri, uno di troppo. Soprattutto perché alle spalle scalpitava il mancino delicato di Alessandro Bastoni. Il giovane talento conquistò il posto da titolare e all'inizio ne fece le spese soprattutto Skriniar, tenuto fuori dai titolari nella cavalcata in Europa League fermata in finale dal Siviglia.
Il ritorno alla vittoria
In estate però fu venduto Godin, non molto a suo agio nell'assetto a tre. Skriniar tornò ai livelli dei primi anni nerazzurri e costruì con de Vrij e Bastoni una linea invalicabile. Il campionato 2020/2021 culminò nello scudetto, ottenuto soprattutto con un girone di ritorno da 50 punti, 16 vittorie (11 consecutive) e appena 12 gol subiti (6 a campionato vinto). Dimenticati i tentativi passati, la difesa a tre si era rivelata vincente anche per l'Inter.
Al tempo stesso però, la squadra era stata eliminata dai gironi di Champions per due edizioni di fila. Un risultato sotto le aspettative. Rimaneva così il dubbio: il 3-5-2 poteva permettere un salto di qualità anche a livello europeo?
La soluzione italiana
Risposta affermativa, a cura di Simone Inzaghi. Sostituto del partente Conte nel 2021, scelto anche per la familiarità con la difesa a tre, mancò lo scudetto nella stagione d'esordio con lo stesso trio arretrato dell'anno precedente. La squadra si riscattò con Coppa Italia, Supercoppa Italiana e una piacevole proposta di gioco.
Il campionato 2022/2023 iniziò invece sotto una cattiva stella. Diverse sconfitte, molti gol subiti e lotta scudetto già abbandonata in inverno. In Champions però Inzaghi superò di nuovo i gironi e, complice un buon sorteggio, intraprese un meraviglioso cammino fino alla finale di Istanbul, persa 1-0 col Manchester City e con lo smacco del derby vinto nettamente in semifinale. La quadra, complice un lungo infortunio di Skriniar e un calo di rendimento di de Vrij, venne trovata con Matteo Darmian braccetto di destra, Francesco Acerbi centrale e Bastoni a sinistra. Una linea tutta italiana guidata dall'ex Lazio, esplicita richiesta dell'allenatore nell'estate precedente. La chiusura in crescendo della stagione fece ben sperare per l'anno seguente.
La difesa come primo attacco
Il mercato 2023 portò molti cambiamenti. Con Skriniar andato via a parametro zero, l'investimento più esoso della società fu per Benjamin Pavard dal Bayern Monaco: 30 milioni di euro. Il francese, abituato a giocare terzino destro o centrale in una difesa a quattro, si è adattato subito al nuovo modulo. Il trio con Acerbi e Bastoni è stato una delle chiavi dello scudetto della seconda stella, non solo in chiave difensiva. Il calcio propositivo messo in mostra da Inzaghi prevedeva il movimento dei difensori in avanti, con uno scambio continuo di posizione con i centrocampisti e gli esterni. Venne addirittura brevettato il gol da braccetto a braccetto, assist di Bastoni e gol di Bisseck nella trasferta di Bologna.
Il giovane tedesco guadagna molto spazio nel 2024/2025, approfittando della sua propensione offensiva e dei vari problemi fisici di Pavard. La squadra invece perde brillantezza e sicurezza, soprattutto quando deve gestire situazioni di vantaggio. Molti punti persi in rimonta e negli ultimi minuti costano la perdita dello scudetto nel testa a testa col Napoli. La stagione si chiude malissimo con il tonfo in finale di Champions League, 5-0 contro il Paris Saint Germain.
Cambiando l'ordine dei difensori, il risultato cambia
L'arrivo di Chivu al posto di Inzaghi ha portato dei cambiamenti. Il nuovo allenatore voleva una linea difensiva più alta che potesse sostenere il pressing della squadra. Trova un aiuto nell'arrivo a fine mercato di Manuel Akanji, leader della Svizzera e del Manchester City di Guardiola. All'inizio gioca da braccetto al posto di Pavard, partito per Marsiglia, poi si sposta al centro per permettere l'ingresso definitivo tra i titolari di Bisseck a destra con Bastoni intoccabile dalla parte opposta. Una menzione particolare la merita anche Carlos Augusto, jolly mancino sia sulla fascia che come sostituto dell'infortunato azzurro nella seconda parte di stagione.
Da braccetto in difficoltà ad allenatore di successo dei braccetti
Quasi sicuramente l'Inter non chiuderà il campionato da miglior difesa. Una rarità per una squadra campione d'Italia. Eppure la difesa a tre è stata una certezza a cui si è aggrappato il nuovo allenatore per riportare subito al successo la squadra. Chivu non ha voluto sconvolgere l'identità tattica del suo gruppo, ma non ha avuto nemmeno paura di sperimentare e cambiare. Ha dato meno spazio ad Acerbi, leader delle ultime stagioni, e lanciato Bisseck, prima da centrale e poi da braccetto.
Durante il mercato estivo erano stati trattati giocatori che potessero cambiare il volto della squadra, da Lookman a Koné. Mai però è emersa la tentazione di accantonare la struttura difensiva costruita negli ultimi anni. C'è stata una modifica leggera negli uomini e nell'interpretazione, non una rivoluzione. Chivu 15 anni fa visse sulla sua pelle, da giocatore, la difficoltà dei cambiamenti repentini. Una lezione che da allenatore gli ha permesso di vincere al primo tentativo. Non era affatto scontato.
