Pisa, Milan e non solo, Gattuso: "In una squadra servono uomini veri"

Serie B

"Se non hai alle spalle una società seria non vai da nessuna parte ma questo non è tutto - ha detto l’allenatore ormai ex Pisa al Corriere di Bologna - quando parlavano Maldini e Costacurta io li ascoltavo in silenzio. Quello che ha fatto la Juve deve essere seguito come il Vangelo"

Dopo la sconfitta contro il Benevento ha salutato il Pisa con una lettera aperta a tutto l’ambiente, il rammarico di Gennaro Gattuso è quello di non essere riuscito a salvare la squadra nerazzurra. Tante le difficoltà incontrate, tante le speranze che con il passare dei mesi si sono affievolite. Il Pisa ripartirà dalla Lega Pro mentre l’ex centrocampista del Milan inizierà una nuova avventura lontano dalla Toscana. Della sua ultima squadra ma anche di quella che per tanti anni è stata la sua vita, il Milan, Gattuso ha parlato al Corriere di Bologna.

Sul Pisa e sulla Serie A

"Se non hai alle spalle una società seria non vai da nessuna parte - ha iniziato diverso parlando del Pisa - poi è chiaro che anche nella squadra devono esserci uomini veri. Io a esempio quando parlavano Maldini, Costacurta li ascoltavo in silenzio, perché le regole che dettavano a tutti noi le rispettavano proprio loro per primi". Passando poi a parlare del calcio italiano, l’allenatore ha aggiunto: "Juve a parte, e a parte anche gli allenatori italiani che vincono dovunque, siamo ancora un po’ lontani, è vero, ma stiamo crescendo. A esempio anche in serie B ci sono talenti del ’96 e del ’97 che hanno un futuro importante".

Sul Milan e sul calcio moderno

In particolare, i rossoneri hanno da poco cambiato proprietà ma per Gattuso "Berlusconi ha preso il Milan da un tribunale e per 25 anni gli ha consentito di vincere tutto, per questo - per i tifosi del Milan - vivrà in eterno. Milano tutta cinese? È una realtà alla quale tutti noi dobbiamo abituarci. Se questo è l’unico modo per riportare il nostro calcio a grandi livelli in Europa evviva i cinesi, i canadesi e tutti quelli che vengono a investire nelle nostre società. L’importante è che percorrano le strade giuste. La passione, la programmazione, l’organizzazione. Quello che ha fatto la Juve deve essere seguito da tutte le altre come il Vangelo. Oggi mi viene da pensare che il calcio è diverso da quello in cui giocavo io, ma poi mi guardo attorno e cambio idea. È cambiato tutto il nostro modo di vivere, oggi il tempo viene impiegato a smanettare sui telefonini e sui tablet. Nell’era dei social e della globalizzazione gli investitori che sbarcano nel nostro calcio sono quasi una conseguenza... Meglio prima, io sono uno all’antica".

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