Prandelli-Juve, il matrimonio che non s'ha da fare. Atto III

Calciomercato
Cesare Prandelli allo Juventus Stadium da ct. Per la panchina bianconera dovrà ancora attendere...
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IL RETROSCENA. L'ex ct ha firmato con il Galatasaray otto giorni prima del colpo di scena di Conte: se avesse atteso, forse la panchina sarebbe diventata sua. Ma già nel 2004 e nel 2010 Cesare sfiorò il bianconero

di Lorenzo Longhi

La prima volta può essere un caso, la seconda sfortuna, ma la terza diventa una condanna. E, nelle ultime ore, Cesare Prandelli ha vissuto l'atto terzo della propria maledizione da allenatore, quella cioè di non riuscire a sedersi su una panchina che, più volte, è parsa alla sua portata: quella della Juventus.

Timing. In quest'ultima occasione è stata una questione di tempi. Chissà come ha reagito, Prandelli, quando è venuto a conoscenza dell'addio di Conte. Già, perché se fosse accaduto appena otto giorni prima, forse oggi lo scenario sarebbe diverso. Invece il 7 luglio Prandelli ha firmato per il Galatasaray, dal momento che in Italia una panchina di alto lignaggio libera per lui non c'era, e non pareva potersi liberare prima del 2015. Pareva. Invece, ecco il mondo capovolto. E pensare che a Torino in questa stagione avrebbe potuto allenare - da Buffon a Chiellini, passando per Pirlo - i senatori della sua Nazionale, in una condizione ideale per mettere finalmente qualche successo in bacheca. Per non parlare dell'aspetto economico: Prandelli, in azzurro, guadagnava meno di quanto a Torino percepirà Allegri...

Precedenti. Già nel 2010, del resto, Prandelli sfiorò la Juventus, e ci sarebbe anche andato, non fosse stato per Della Valle che, visto il suo amore per Firenze, prefigurando l'addio lo invitò pubblicamente a promettere che non sarebbe passato in bianconero. Eppure Prandelli ed Andrea Agnelli un accordo di massima l'avevano. Andò che l'allenatore, mediaticamente, fu messo in un angolo, la Juve dovette virare su Del Neri, la Fiorentina offrì la panchina a Mihajlovic e per Prandelli si aprirono le porte della Nazionale, dopo il pessimo Mondiale sudafricano.

Il primo atto.
Non fu, però, la prima volta che l'ex ct e la Juventus furono ad un passo. Il peccato originale è dell'estate 2004 quando Prandelli, allora nel Parma dell'immediato post crac Parmalat, fu a lungo corteggiato dai bianconeri che dovevano sostituire Lippi. Amatissimo in Emilia, Prandelli si vide offrire un prolungamento, ma ovviamente senza garanzie tecniche, e lasciò cadere la proposta. Pareva tutto fatto, ma Umberto Agnelli sparigliò le carte in tavola: chiamò Capello (quello che "alla Juve mai"...) e tutto cambiò. Per Prandelli sfumò il ritorno da allenatore nella squadra che lo aveva portato in alto come giocatore. Fu allora che, per lui, arrivò la Roma.