Italia-Inghilterra, l'asse più caldo del mercato

Calciomercato
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Fare operazioni tra Serie A e Premier League (e viceversa) è una tendenza che si è accentuata nelle ultimissime stagioni. Solo nel mercato di gennaio appena terminato, sono stati otto gli affari che hanno coinvolto il nostro campionato e quello inglese. Ben dodici quelli della finestra estiva del 2016

Italians do it better e… sì, gli inglesi, almeno sul mercato, sembrano averne finalmente fatto tesoro. Ranocchia, Niang, Gabbiadini e compagni, tutti uniti da un comune denominatore: partiti dal’Italia per giocare in Inghilterra, dove erano richiestissimi. Una tendenza, quella dei movimenti sull’asse Serie A-Premier League, che nelle ultime stagioni è andata accentuandosi. L’apice? Nella finestra invernale appena conclusa, quando le operazioni - in uno e nell’altro senso - sono state addirittura otto. E diverse, va detto, quelle sfiorate. Totale: sei i giocatori del nostro campionato finiti nelle diverse squadre di Premier, due quelli arrivati (o tornati) in A. Un bel record per essere il mercato di riparazione.


Gabbia&Co, bye bye - Dei sei partiti a gennaio in direzione Premier League, salutiamo anche due italiani. Gabbiadini è quello che, quasi certamente, è destinato a restare di più in Premier: il Southampton, dopo una corte durata settimane, lo ha messo sotto contratto per quattro anni e mezzo. Con l’attaccante del Napoli anche Ranocchia dell’Inter, solo però in prestito secco all’Hull City. Doppia spesa in Italia - e non è una novità - per il Watford di Mazzarri: Niang preso in preso in prestito con diritto di riscatto dal Milan, Zarate a titolo definitivo dalla Lazio. Ad annusare l’affare anche Ranieri: dopo aver flirtato a lungo con Acerbi, il suo Leicester ha optato per Molla Wague dell’Udinese. Andata e ritorno, infine, per Ravel Morrison: il fantasista della Lazio non è riuscito a imporsi in Serie A e ora proverà a rifarsi al QPR.

Chi va… e chi torna - Gli italiani lo sapranno anche fare meglio ma, è chiaro, quando possibile anche la Serie A prova ad attingere dalla Premier. Spesso per riportare qualche pezzo al suo posto: si pensi a Giaccherini, tornato in Italia a giugno del 2015 (e poi definitivamente nel 2016) dopo un avventura biennale al Sunderland; oppure a Pierluigi Gollini, partito per giocare con l’Aston Villa e ora di nuovo in Italia, all’Atalanta. Diverso è invece il caso di Deulofeu, chicca del mercato invernale del Milan: l’ex prodigio del Barcellona (che detiene ancora il suo cartellino) ha scelto il nostro campionato per provare a rinascere, dopo l’esperienza altalenante all’Everton. Come lui, nell’ultimo anno anche Joe Hart, uno dei rarissimi casi di giocatori inglesi che hanno scelto di provare l'esperienza italiana.


Un passo indietro - Italia-Inghilterra (o viceversa) è una tendenza, dicevamo. E lo è a pieno diritto, a giudicare dagli incredibili dati delle ultime sessioni di mercato. Solo nell’estate del 2016, dodici giocatori hanno effettuato questo percorso. Grandi gioie soprattutto per chi è arrivato, meno per chi ha lasciato l’Italia. Due nomi indicativi: Fazio e Fofana, da Tottenham e Manchester City, sono oggi grandi sorprese della Serie A. Così come Sanchez, che, preso dall’Aston Villa, alla Fiorentina ha trovato subito il posto da titolare; oppure ancora Mario Pasalic, di proprietà del Chelsea e utilizzato spesso da Montella nel suo Milan. Meno fortuna, invece, per chi è partito: Paloschi ha avuto vita brevissima allo Swansea, Benalouane non ha mai inciso al Leicester e Lazaar, titolare a Palermo, ha giocato solo una manciata di minuti in Championship con il Newcastle. L'ex Atalanta De Roon, invece, oggi titolare nel Middelsbrough, può ritenersi oggi probabilmente il più soddisfatto della scelta.

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