Calciomercato, missione salvezza: da Recoba a Rossi, gennaio vale oro

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Luca Cassia

Operazioni a non finire per le squadre coinvolte nella lotta per non retrocedere, obiettivo che regala novità in casa Benevento e Spal così come per Verona e Crotone. Negli ultimi vent'anni la finestra invernale ha stravolto gli equilibri nella corsa salvezza, ecco perché il mercato può raddrizzare una stagione

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Lo chiamano mercato di riparazione, talvolta aggiusta tutto. La sessione invernale va a colmare tutte le lacune emerse nella prima metà di stagione: un imperativo più che una necessità per le squadre destinate alla bagarre salvezza, obbligate a ricorrere ad ogni strategia per riemergere dai bassifondi della classifica. Prendete il redivivo Benevento vittorioso contro Chievo e Sampdoria, piccoli passi verso un’impresa che avrebbe del clamoroso. Chissà che le new entry Sandro e Billong, Guilherme e Diabaté facciano le fortune di De Zerbi. Attive anche le altre neopromosse Hellas (dentro Matos e Petkovic come Boldor) e SPAL con gli arrivi di Kurtic, Dramé e Cionek. Tra le pericolanti ritroviamo il Crotone, protagonista di un exploit pochi mesi fa senza rinforzarsi sul mercato di gennaio. Non c’è più Nicola in panchina, ecco perché Zenga ha già accolto Capuano in attesa di Benali e vecchie conoscenze come Ricci e Crisetig. Basterà per invertire la tendenza e centrare una rimonta titanica? In passato è accaduto con un solo nome, mai così provvidenziale.

Rivoluzione Sassuolo

Detto del Crotone targato 2016/17, formazione che accumulò 20 punti negli ultimi 9 turni registrando a gennaio il solo arrivo di Acosty (11 presenze senza reti), la finestra di trattative agevolò piuttosto la permanenza in Serie A dell’Atalanta nel 2015. Reja raccolse il testimone da Colantuono a marzo, in precedenza l’acquisto di Pinilla in prestito dal Genoa si rivelò azzeccato: 6 gol personali, riscatto a 2 milioni di euro e Nazionale ritrovata trionfando in Copa America. Chi ribaltò la situazione cambiando l’abito invernale fu invece il Sassuolo all’esordio nella massima serie: la metamorfosi emiliana, frenata dall’interregno di Malesani, trovò infatti terreno fertile dalle operazioni in entrata. Ben 12 i volti nuovi accolti da gennaio, rinforzi dettati soprattutto da Cannavaro e Ariaudo in difesa, Biondini e Brighi a centrocampo fino a Floccari e Sansone (5 reti pesantissime in 12 gare). A marzo il Sassuolo era ultimo e dato per spacciato, eppure si salvò con 90’ d’anticipo.

Maxi Catania

Il campionato 2010/11 vide il Lecce di De Canio beffare la Sampdoria nonostante l’unico rinforzo in corsa costituito da Tomovic, mentre i blucerchiati avevano animato la sessione invernale con oltre 20 ufficialità tra entrata e uscita. Può bastare un solo innesto, lo ribadisce il Catania della stagione precedente: Mihajlovic ereditò a dicembre da Atzori l’ultimo posto, si ritagliò scalpi prestigiosi (Juventus e Inter su tutte) e chiuse il torneo a +10 sulla terzultima piazza. Non fu un caso che l’inverno spinse in Sicilia il 25enne Maxi Lopez, affare da 3 milioni di euro strappato dal gelo di Mosca e mai così prolifico: 11 gol segnati in 17 partite per l’ex Barcellona, trend fenomenale che non ripeterà più in carriera. Era il Catania degli argentini, Maxi in primis.

L'Isola felice

Degna di nota la scalata del Chievo targato 2008/09 con Di Carlo, allenatore subentrato a Iachini che a Natale accumulava 9 punti in 17 partite. Ne raccoglierà 29 fino a maggio raggiungendo la salvezza grazie al contributo delle frecce invernali Sardo, Colucci e Makinwa, quest’ultimo già esaltante a stagione in corso quattro anni prima a Bergamo. A proposito di rimonte, chi si è specializzato nelle progressioni dopo le partenze a rilento è il Cagliari, squadra che nel 1991 centrò l’impresa con Ranieri in panchina partendo da una situazione drammatica. Negli ultimi dieci anni i sardi hanno riscritto altre due volte il finale della propria stagione: se nel 2013 fu sufficiente varare la gestione di Pulga e Lopez senza irrobustirsi sul mercato, l’annata 2007/08 giustificò l’arrivo in panchina di Ballardini (prima di lui Giampaolo e Sonetti) quando al giro di boa i punti in classifica erano 10. Al traguardo il salto reciterà invece 42 lunghezze, bottino garantito da un Acquafresca in doppia cifra nonché dagli acquisti di gennaio Cossu e Jeda (entrambi prelevati dalle serie inferiori) che accumularono 4 gol, Storari in prestito dal Milan blindò invece la porta rossoblù.

Pepito d'oro

La stagione 2006/07 è quella dell’incredibile salvezza della Reggina di Mazzarri, penalizzata di 15 punti ad agosto (poi ridotti a 11). Un fardello che addirittura rivitalizzò gli amaranto salvi al fotofinish grazie alla coppia Bianchi-Amoruso (35 gol in due) e al contributo di Foggia e Vigiani, tandem da 7 centri dopo l’arrivo invernale in Calabria. Alzi la mano chi avrebbe giurato sulla permanenza in Serie A della Reggina così come del Parma, penultimo al giro di boa prima dell’avvicendamento in panchina tra Pioli e Ranieri. Ribattezzato King Claudio qualche anno più tardi a Leicester, l’allenatore romano conquistò la conferma nella massima serie vincendo all’ultima giornata contro l’Empoli pur negando l’esordio ufficiale a Gene Gnocchi. Lasceranno piuttosto il segno Budan con 13 reti (record in carriera) e Giuseppe Rossi, giunto in prestito a gennaio dal Manchester United. Ben 9 i gol firmati dal giovane Pepito, talento che eguagliò Roberto Mancini per il numero di reti segnate da un U-20 all’esordio nel campionato italiano prima di trasferirsi al Villarreal.

El Chino in Laguna

Altri slanci salvezza alimentati dal mercato? C’è la Fiorentina targata 2004/05 con gli acquisti invernali di Pazzini, Bojinov e Donadel analogamente al Brescia del 2002, ispirato dalla presenza del tandem Baggio-Toni agli ordini di Mazzone sebbene contribuirono alla causa gli arrivi di Sussi, Binotto e Mangone. Era invece dato per retrocesso il Venezia iscritto alla Serie A 1998/99, campionato che al termine del girone d’andata recitava 15 punti e penultimo posto per la disperazione di Novellino e Zamparini. L’ottima seconda metà del torneo coincise con l’arrivo in Laguna di Álvaro Recoba, gioiello 23enne concesso in prestito dall’Inter che intanto alternava quattro allenatori stagionali. El Chino imparò il dialetto veneto da Pavan e Dal Canto, si allenò con scarsa vena (partitelle escluse) ma trascinò il Venezia alla salvezza inanellando 11 gol in 19 partite con un tris memorabile alla Fiorentina. Lui e Maniero garantirono 23 reti, un tesoretto che allontanò l’inferno della B. Spauracchio sempre d’attualità a gennaio, scordatevi però un altro Recoba per riemergere dall’abisso.

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