"Affaracci" di gennaio: Fabio Junior, l'Uragano che voleva essere Ronaldo

CalcioMercato

Vanni Spinella

Gennaio 1999: una Roma a caccia del colpo sensazionale a tutti i costi sborsa 30 miliardi di lire per la brutta copia del Fenomeno. Zeman voleva Shevchenko, Sensi gli compra “l’Uragano”, presto ribattezzato “Venticello”

Erano i tempi in cui, andando in edicola a prendere il giornale, poteva capitarti di tornare a casa con la videocassetta allegata. A raccontarlo oggi c’è il rischio di passare per quelli che hanno conosciuto i fratelli Lumière, e invece non sono trascorsi nemmeno vent’anni. Ecco: in quel gennaio del 1999, nelle edicole di Roma, la videocassetta che narrava le gesta di Fabio Junior andò addirittura a ruba, boom dietro al quale si celavano l’eccitazione dei tifosi giallorossi, il desiderio di scoprire chi fosse il loro nuovo acquisto, l’impazienza di vederlo all’opera prima ancora che scendesse in campo per studiarne caratteristiche e movimenti, immaginandolo calato negli schemi di Zeman.

Un quarto d’ora abbondante di riprese in cui si susseguono un milione di sponde per i compagni, per la verità piuttosto semplici e impacciate, di palloni difesi spalle alla porta, di giocate scolastiche e di falli subiti, probabilmente con l’intento di far passare il messaggio che quello sia l’unico mezzo per fermarlo in tempo, prima che l’uragano si scateni. L’Uragano: è questo il soprannome del ragazzone brasiliano in questione, acquistato dalla Roma nel mercato di gennaio per la bellezza di 30 miliardi di lire.

Il video non contiene nulla di eccitante, in definitiva, ma sappiamo bene che l’eccitazione è sempre negli occhi di chi guarda e nelle sue aspettative. Quel vedo-non-vedo (in cui a non vedersi sono soprattutto le giocate da fenomeno) non fa che attizzare ancor più il popolo giallorosso, mentre la voce narrante parla di “accelerazioni micidiali” e “dribbling ubriacanti”, per poi sbilanciarsi riportando certi pareri che giungono dal Brasile, dove c’è chi giura che rispetto a Ronaldo sia “più forte di testa, più mobile e più partecipe al gioco di squadra”. Intanto le immagini tracciano il profilo di un giocatore sicuramente generoso (aggettivo che spesso, accostato agli attaccanti, è sinonimo di scarsa tecnica), ma che non ha niente a che fare con la profondità ficcante del Fenomeno-originale, sempre con la testa rivolta verso il gol.

Le aspettative sono altissime, anche troppo, visto che il ventunenne Fabio Junior è esploso solo nell’ultima stagione, culminata con la convocazione a furor di popolo nella Seleçao del nuovo Ct Luxemburgo. Il 1998 è stato il suo anno magico, centravanti titolare del Cruzeiro (lo stesso club in cui è cresciuto Ronaldo) che ha trascinato con 18 gol a un passo dalla conquista del campionato brasiliano (finale persa con il Corinthians) e, con altre 6 reti, della Coppa Mercosur, equivalente della nostra ex Coppa delle Coppe, persa contro il Palmeiras. Un’annata esaltante quanto sfiancante: basti pensare che le sfortunate finali in cui Fabio Junior non riesce a raccogliere i frutti del suo raccolto si sono giocate il 23, il 26 e il 29 dicembre.

Quando arriva a Roma è reduce da 85 partite di fila, motivo per cui Zeman invita tutti alla calma assicurando che “giocherà appena sarà a posto: c’è tutto il girone di ritorno”. La freddezza del boemo, con cui cerca di placare i bollenti spiriti della tifoseria, si trasforma addirittura in gelo se si parla di Sensi, l’artefice del colpo “a sorpresa”, e quando glielo fanno notare lui risponde con una battuta “alla Zeman”: “D’inverno fa sempre più freddo ed è giusto coprirsi; poi appena fa caldo ci togliamo i maglioni”. Metafora dietro alla quale si cela il messaggio “Avevo chiesto Shevchenko, mi hanno comprato Fabio Junior: a primavera vedremo chi aveva ragione”.  Il ragazzo non si cura delle frecciate che si scambiano alle sue spalle e, anzi, cerca di conquistare il suo allenatore a parole: “La rivalità con Delvecchio? Se ci rispetteremo non sarà un problema, andrà in campo chi merita di più. Ho visto gli allenamenti della Roma e mi sono piaciuti molto”. Sicuro di aver visto anche i gradoni?

Cruzeiro 1998: in porta c'è Dida, sulla fascia sinistra il bidone interista Gilberto (primo in piedi da destra), anche lui arrivato in Italia nel gennaio del '99

Intanto, dall’altra parte del mondo, il presidente del Cruzeiro conta i soldi (plusvalenza da record: l’aveva preso solo un anno prima dal Democrata per 250mila dollari e l’ha rivenduto per quasi 19 milioni) e si complimenta con la Roma: “Diventerà una delle stelle del calcio mondiale”, sentenzia. “Trionferà in Europa come Ronaldo, forse anche di più”.

Il paragone con l’interista lo perseguita. Stesso taglio di capelli, stesso club di origine, un anno di differenza: inizialmente anche lui ci gioca un po’ su e in epoca non social ne viene fuori un simpatico botta e risposta anche senza bisogno di twitter e tag. A Ronnie chiedono chi sia meglio, risposta con dribbling da fenomeno: “Meglio io, sono più bello”. Interviene nella disputa la fidanzata Cristina: “Mi spiace, Ronaldo; è più bello Fabio”. Chiude il discorso il diretto interessato appena atterrato a Roma, forse un po’ scocciato, chiarendo: “Sono Fabio Junior e basta”.

Ed eccolo, finalmente, il giorno dell’esordio in giallorosso. Maglia numero 27 sulle spalle, il 7 febbraio Zeman lo lancia titolare nel tridente con Totti e Paulo Sergio, contro il Venezia: Recoba ha appena iniziato a salvare la squadra di Novellino e la Roma affonda in laguna: 3-1. Alla seconda, in casa contro la Sampdoria di Spalletti, arriva il primo gol, persino “ronaldesco” nelle sembianze: appena entrato in area si allarga sulla sinistra per ricevere il passaggio, stop e diagonale immediato. È il 14 febbraio, tanti romanisti si innamorano.

Durerà poco: Delvecchio merita di più, almeno secondo Zeman, e Fabio Junior si accomoda presto in panchina, segnando solo due gol (contro Udinese e Vicenza) nel resto del campionato. La stagione seguente va anche peggio: arriva il suo omonimo Capello, lui colleziona bocciature venendo schierato titolare solo una volta in tutto il campionato, contro la Reggina. In quell’occasione segna il suo unico gol, ma Fabio Senior non si intenerisce. A fine stagione il divorzio, con triste ritorno al suo Cruzeiro, è inevitabile. Arrivato Uragano, riparte “Venticello”, soprannome affibbiatogli dai suoi stessi tifosi. Più che una calunnia, un’enorme fandonia.

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