Calciomercato Real Madrid, il Bernabeu chiede a CR7 di restare. Lui: "Ci vediamo il prossimo anno"

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Nel giorno della festa a Madrid c'era senza dubbio un osservato speciale: Cristiano Ronaldo. A Cibeles sul pullman scoperto ringrazia tutti i tifosi e dice: "Ci vediamo il prossimo anno". Ha già cambiato idea? Mentre al Bernabeu arriva qualche fischio, ma la maggioranza del pubblico lo impolara: "Cristiano, resta!"

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Prima un indizio, dunque la risposta del pubblico. Ma sarà comunque e certamente un’estate lunghissima quella tra Real, Ronaldo e il mondo del calciomercato. La risposta alle enigmatiche dichiarazioni di CR7 dopo la finale contro il Liverpool è arrivata per le strade di Madrid, e al Bernabeu, nel day after della tripletta in Champions per i festeggiamenti. Squadra prima alla Real Casa de Correos, la sede del quartier generale della Comunità Autonoma di Madrid. Dunque a Cibeles nel classico luogo dei festeggiamenti madridisti. Lì il primo messaggio. Ali di folla, pullman scoperto con tutti i giocatori, e microfono alla mano di CR7: “Forza Real, nient’altro”, dice molto rapidamente il portoghese, salvo poi aggiungere: “Grazie a tutti, ci vediamo il prossimo anno!”. Allora, vuol dire che resta?

Cristiano resta!"

Resta? Bella domanda, e la stessa parola, ma accompagnata dal punto esclamativo, è stata anche quella pronunciata da tutti i tifosi del Real: “¡Cristiano quédate! ¡Cristiano quédate! ¡Cristiano quédate!” Cantato a squarciagola da tutta la folla che ha accompagnato il pullman nei quattro chilometri verso nord da Cibeles al Santiago Bernabeu. Lì il secondo capitolo della serata di festa, ma con un osservato speciale da tutto il mondo del calcio. Prima entrano in campo i giocatori di basket del Real Madrid, anche loro freschi campioni d’Europa. Dunque è il turno dei calciatori. Sulle note di Seven Nation Army dei White Stripes il primo a fare il suo ingresso in campo è Zidane. Ultimo e penultimo sono Ramos e Marcelo, ma per terzultimo tocca a Ronaldo. “Il miglior giocatore del mondo, l’erede di Alfredo Di Stefano” - urla lo speaker nell’annunciarlo. CR7 fa il suo ingresso in scena: bandiera portoghese sulle spalle, bacia il logo del Real sulla maglia. C’è qualche mugugno, è vero, ma in breve tempo il coro ¡Cristiano! ¡Cristiano! ¡Cristiano! prende il sopravvento. Pubblico diviso? Forse, ma quando poi riprende parola anche sul campo col microfono alla mano non ci sono più dubbi. Lui ripete quanto detto dopo la finale, ma cambiando (e la differenze è sostanziale) il tempo verbale. Non più: “È stato bello giocare nel Real”, ma: “È un grande orgoglio giocare nel club più forte del mondo”. Nemmeno il tempo di proseguire e tutti i compagni lo sommergono, cantando all’unisono col pubblico ancora il solito ritornello: “¡Cristiano quédate! ¡Cristiano quédate! ¡Cristiano quédate!”. Cristiano resta, ti prego - sembra dire tutto il popolo madridista, a dispetto di qualche altro mugugno che c’è stato anche sul palco prima delle sue parole. E chissà che un’accoglienza così non faccia sparire ogni dubbio dalla testa di CR7. L’ultima frase è sempre sua: “Con questi giocatori è impossibile non vincere la Champions. Uno… dos… tres… ¡Hala Madrid!”

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