Calciomercato: vendere per comprare, quante filosofie in Serie A

Calciomercato

Luca Marchetti

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Cedere e poi piazzare i colpi giusti per rinforzarsi, non c'entra il Financial Fair Play o l'Uefa: conta "solo" il meccanismo di bilancio. In Serie A sono diverse le tecniche adottate negli ultimi anni: vediamo quelle di Juve, Inter, Roma e Napoli

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Abbiamo sentito sempre più spesso questo ritornello. Dobbiamo prima vendere e poi comprare, vendere e poi comprare. E lì non c’entra niente il FFP, le imposizioni della Uefa. È solo “piccola” contabilità: il vecchio dare e avere, il bilancio insomma. Nessuna, delle squadre italiane anche le grandi, può esimersi da questi conti. E chiunque ci fa affidamento. Ci sono però diversi modi per affrontare questa situazione e ognuna ha la propria filosofia. Prendete la Juventus che da anni ormai domina il calcio italiano con legittime ambizioni europee. Non ha paura di vendere. Quando scatta l’opportunità cede avendo la forza, la bravura e l’intuizione di prepararsi per il futuro. Via Pogba, via Bonucci, via Vidal, via Morata (via anche Tevez) e dentro Pjanic, Higuain, Dybala, Bernardeschi e Douglas Costa. Dare avere. La Juve si rinverdisce e continua a vincere. E quest’anno probabilmente farà lo stesso, visto che cambierà di nuovo. Tutto sta a capire chi sarà il ceduto (ma come al solito lo deciderà il mercato). All’esatto opposto c’è l’Inter. Le cessioni nerazzurre arrivano quasi tutte da comprimari, giocatori che non hanno ingranato. Soprattutto quelle degli ultimi anni. La cessione di Kondogbia è la settima della storia del club, la quarta degli ultimi dieci anni. Se togliete Ibra (nell’anno del triplete) e Ronaldo (in fuga dopo il 5 maggio) le cessioni eccellenti della storia dell’Inter non superano i 30 milioni e come detto sono di comprimari (al massimo): Balotelli, Eto’o in Russia, Kovacic. L’Inter i suoi gioielli punta a tenerli. Icardi ne è la dimostrazione. Skriniar segue su quella strada. Handanovic lo stesso. I giocatori dell’Inter rimangono in nerazzurro non per mancanza di offerte ma per scelta. E questi non ha impedito ai nerazzurri comunque di assolvere ai compiti del FFP (grazie all’eccellente lavoro anche del settore giovanile) e di qualificarsi in Champions.

Ancora diversa la Roma: che cede se c’è da cedere, soprattutto per il discorso plusvalenze. Che ha una permanenza media degli acquisti molto bassa (soprattutto nell’era Sabatini) ma dei picchi di fedeltà assoluti (Totti, De Rossi e Florenzi). Ma l’anima della società americana con l’arrivo di Monchi non è cambiata. Si investe per vendere e la vera domanda è: con Alisson cosa succede? Per rimanere in ambito Champions rimane il Napoli, altra filosofia di fondo. Costi contenuti, autofinanziamento di fatto, mai un pericolo in bilancio ma soprattutto un grande virtuosismo: per quello che fattura de Laurentiis probabilmente è uno dei migliori imprenditori calcistici. Il Napoli tendenzialmente non vende. Non ama vendere. A Napoli ti innamori del progetto. I grandi rimangono, tranne in caso di clausola (Lavezzi, Cavani e Higuain) con un prezzo fisato già prima, senza neanche bisogno di trattare. Perché trattare con De Laurentiis non è facile! E si compra, generalmente a basso costo per rilanciare i giocatori. Per farli crescere con la società. Ora un punto di svolta con l’arrivo di Ancelotti. Un piccolo passo in avanti. Ma le filosofie di fondo, sempre le stesse rimarranno…!
 

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