Calciomercato, comete Mondiali: Rustu idolo in Turchia, flop al Barça

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Luca Cassia

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Già archiviata la prima giornata dei Mondiali, degna ribalta per portieri sorprendenti come Beiranvand e Halldorsson fino alle conferme di Ochoa. Nel 2002 la Turchia raggiunse uno storico 3° posto grazie alle parate di Rustu, acquistato dal Barcellona eppure meteora in Spagna a causa della lingua

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Il Mondiale che ti cambia la vita, altroché. Quasi mezzo secolo più tardi dall’ultima partecipazione alla fase finale, la Turchia si qualifica nel 2002 in Giappone e Corea del Sud. In panchina siede Senol Günes, in campo sorprende la rivelazione del torneo che festeggia un bronzo clamoroso a spese dei sudcoreani di Guus Hiddink. Quasi un paradosso per un gruppo spaccato in due: da una parte ecco la metà musulmana non praticante dove spopola il taglio mohicano di Ümit Davala, smarrito nel Milan di Terim dopo l’esonero dell’allenatore. Scarso il feeling con la rigida parte osservante capitanata da Hakan Sükür, altro oggetto misterioso in Italia eppure bomber all-time in Nazionale(51 centri). Il record di presenze è tutt’ora difeso da un protagonista non convenzionale, portiere che alterna errori grossolani a interventi prodigiosi fino alle uscite kamikaze. È abituato ad alzare il braccio ogni volta che subisce un gol, nient’altro che un capriccio come gli occhi dipinti di nero: un po’ guerriero o nativo americano, meno eccentrico se accostato ai giocatori di football americano soliti ricorrere allo stratagemma per proteggersi dalla luce dei riflettori. Si chiama Rustu Recber e diventerà l’oggetto del desiderio di mezza Europa.

Terim il mentore, Wenger rifiutato

Classe 1973, fino ai 17 anni schierato come ala destra, "relegato" in porta per questioni di statura e l’ammirazione nei confronti di Peter Schmeichel. Ciò nonostante Rustu si mette in mostra all’Antalyaspor e viene notato da Fatih Terim a dispetto del terzo posto che occupa in rosa: l’Imperatore gli predice un futuro da campione e lo consiglia alle tre big di Istanbul. Si precipita il Besiktas che effettivamente formalizza l’acquisto nel 1993, tuttavia un serio incidente automobilistico pregiudica le visite mediche e la rescissione del contratto. Nessun intoppo invece nel passaggio al Fenerbahce, club dove il portiere turco figura per 9 anni scalzando da subito Ipekoglu e ritrovando proprio Terim in Nazionale. Intoccabile in patria sebbene non impeccabile agli Europei del 1996 e del 2000, leggendario in occasione dei Mondiali del 2002 quando dalla rete del costaricano Parks alla semifinale risolta da Ronaldo blinda la sua porta contro Cina, Giappone e Senegal per un totale di 327 minuti. Il 3-2 finale contro i padroni di casa sudcoreani vale il 3° posto per la selezione di Günes, traguardo inimmaginabile alla vigilia per una squadra sconfitta solo dai campioni del Brasile. Il carismatico e pittoresco Rustu fa incetta di premi: nominato tra i pali insieme a Kahn nella squadra ideale del torneo, votato come miglior portiere dalla UEFA nelle competizioni europee del 2002 fino allo slancio di Pelé che lo indica tra i più grandi 125 giocatori viventi. Insomma, un plebiscito.

Solo il rispetto nei confronti del Fenerbahce e dei tifosi, piazza che avrebbe salutato solo alla scadenza del contratto nel 2003, fattore di pari passo con la riluttanza della moglie Isil sull’eventuale trasferimento all’estero, posticipano il salto di qualità per il portierone turco. In realtà dopo il Mondiale non mancano le sirene di mercato dall’Italia alla Spagna, ma è in Inghilterra che si scatena la bagarre tra Arsenal e Manchester United: Wenger lo vede come l’erede di Seaman e si prodiga mostrando splendide abitazioni londinesi alla consorte di Rustu, convinta pure dall’influenza di Etkin Kerimoglu ovvero la compagna di Tugay in forza al Blackburn. Già beffato nella corsa al giovane Senderos e costretto a ripiegare su Howard, Ferguson viene sorpassato dal vecchio Arsenio che tuttavia getta al vento l’opzione sullo svincolo del portiere. Colpa delle perplessità sul suo stato di forma come spiegherà lo stesso numero uno turco: "Era ossessionato dalla mia schiena, mi chiedeva in continuazione se mi dava problemi". La rottura sfocia nel moto d’orgoglio di Rustu, "colpevole" di aver ricordato all’allenatore la professionalità dei suoi trent’anni nonché le prestazioni all’ultimo Mondiale. Wenger ripiegherà quindi su Lehmann non prima di ricucire disperatamente lo strappo all’ultimo istante, quantomeno nelle migliori intenzioni. Troppo tardi, perché la prossima tappa è il Barcellona.

"No entiendo español"

Appena archiviata l’era Gaspart, Joan Laporta è chiamato a riportare ai fasti il Barcellona rivoluzionando la rosa: milioni sonanti versati per Ronaldinho, Quaresma e Rafa Márquez, promossi dalla cantera i vari Iniesta, Valdés e Oleguer. Gli arrivi degli olandesi Davids e van Bronckhorst risultano invece legati a doppio filo alla nomina di Frank Rijkaard, connazionale di Hiddink e Koeman accostati in precedenza alla guida della squadra. E proprio l’ex Milan non risparmia lusinghe sul conto di Rustu, successore designato di Bonano: "Si è ritagliato un ruolo importante nell’ascesa del calcio turco. Siamo molto fortunati ad aver con noi il migliore portiere del mondo". Parole al miele corrisposte dalla new entry, da sempre ammiratore degli azulgrana e più che conciliante presentandosi in perfetto catalano: "Estic molt content d’estar a Barcelona". Al netto di un pre-campionato in chiaroscuro oltre alla concorrenza del giovane Víctor Valdés, curiosamente sarà proprio lo scoglio linguistico a guastarne la scalata: l’ambientamento e qualche guaio fisico, il limite di tre extracomunitari schierabili in campo e soprattutto un dizionario a lui ostico ne impediscono la comunicazione con il reparto segnandone l’avventura in Spagna. "Non è normale che un portiere della mia storia e del mio calibro venga lasciato fuori perché non parlo spagnolo", si lamenta Rustu che invoca la cessione nel timore di perdere la titolarità in Nazionale verso Euro 2004, appuntamento peraltro stroncato dalla Lettonia. Non mancano le amnesie nella breve parentesi estera (7 presenze e 6 reti sul groppone), sviste che comportano il ritorno in prestito al Fenerbahce prima della cessione a titolo definitivo. Del resto Begiristain aveva fugato qualsiasi dubbio al suo ritorno a Barcellona: "Non resterà qui".

Il destino vuole che la concorrenza tormenti Rustu pure in patria, d’altronde l’emergente Volkan Demirel ne compromette l’impiego fino al 2007 anticipando una nuova rottura con la società. Parti lontane in materia di accordi dirigenziali al momento del suo ritiro, delusione che spinge il portiere ad accasarsi ai rivali del Besiktas a distanza di 14 anni nonostante l’ira dei tifosi. La figura di Volkan lo scomoda dal Fenerbahce (scavalcato al 1° posto per presenze totali) alla Nazionale a Euro 2008, quando l’ex Barça è inizialmente costretto a scaldare la panchina. L’assenza del giovane collega gli riserva il campo nei quarti di finale, dove ai rigori si riscopre eroe contro la Croazia pur rimettendoci un timpano a causa dell’esultanza scomposta di Arda Turan. Prodezze ed errori, dicevamo, vedi la topica su Klose in semifinale che contribuisce al 3-2 finale della Germania: all’indomani Rustu annuncia il ritiro dalla selezione turca sebbene disputerà due ulteriori gare fino al 2012, degna passerella per il leader assoluto di partite in Nazionale (120). Saluta quindi il calcio giocato a 39 anni, collabora con la Federazione e si destreggia come opinionista televisivo nonché dirigente sportivo. Ha giocato in due delle tre più importanti società di Istanbul nonostante da ragazzo tifasse Galatasaray, squadra dove cresce il figlio Burak. È stato un monumento della Turchia, simbolo nazionale sconfinando pure nel look di tendenza con buona pace dell’icona glam David Beckham. Paradossalmente dopo la ribalta mondiale fu la lingua a ridimensionarlo, roba da Lost in Translation.

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