Calciomercato, comete Mondiali: Valencia Superman solo in Brasile

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Luca Cassia

Rivelazione nella fase a gironi, il russo Cheryshev ha già segnato 3 gol come Enner Valencia nel 2014. Protagonista dell'Ecuador nel Mondiale in Brasile guadagnandosi l'acquisto del West Ham, Superman ha smarrito i suoi poteri tra infortuni assurdi e problemi con le autorità prima del ritorno in Messico

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Mai scomodare i supereroi, tantomeno se la ribalta è quella del Mondiale. Lo sa bene Enner Valencia, unico marcatore dell’Ecuador nel 2014 in Brasile con 3 gol vani per superare la concorrenza di Francia e Svizzera nel girone. Solo omonimo del più noto Antonio in forza al Manchester United, l’allora attaccante del Pachuca restò a secco esclusivamente contro i Bleus nello 0-0 che sancì l’eliminazione dei sudamericani ma non l’inizio della sua parabola in Europa. Quantomeno secondo le previsioni, perché qui iniziarono i guai per una delle migliori sorprese dell’ultima edizione. Curiosamente in Messico va a segno ogni 180 minuti, media realizzativa degna del soprannome di Superman che ormai lo accompagna da anni.

Da Sampaoli al super Mondiale

Originario della Provincia de Esmeraldas, terra che costituisce una parte minima della popolazione pur sfornando una larga fetta dei calciatori ecuadoregni, Enner Valencia si divide da ragazzino tra l’umile lavoro in famiglia (pascolo e mungitura delle vacche) alla passione per il pallone in spiaggia. Sono due i drammi che hanno sconvolto il calcio della Tricolor in chiave recente: nel 2013 un infarto in Qatar causò la scomparsa di Christian Chucho Benítez, 27enne autore di 24 gol in Nazionale. Un attaccante come Otilino Tenorio, vittima a 25 anni di un incidente stradale. Enner ne apprende la notizia mentre si trova a casa della zia Rosilda che vanta un legame di parentela con lo sfortunato centravanti, ribattezzato Spiderman per via della maschera che indossa nelle esultanze. Questione di supereroi, etichetta che andrà ad accompagnare Valencia in futuro a partire dal numero di maglia (14) in omaggio a Tenorio. Gli inizi di carriera lo premiano all’Emelec di Guayaquil, società fondata dai dipendenti della Società Elettrica Nazionale, trascinata al titolo atteso per 11 anni dividendo il campo con l’intramontabile terzino Walter Ayoví ovvero l’artefice del suo acquisto da parte dei messicani del Pachuca. Ecco la svolta attesa dall’attaccante inizialmente costretto a vivere all’interno dello stadio George Capwell a causa delle difficoltà economiche, tappa che precede l’esordio in squadra concesso dall’attualissimo Jorge Sampaoli.

Il nome e le prestazioni del ragazzo vanno a rievocare gli extratterestres di scuola Emelec degli anni Novanta a partire da Kaviedes, nient’altro che la meteora del Perugia di Gaucci. In origine schierato come esterno offensivo, già capocannoniere nella Copa Sudamericana del 2013 (5 reti), Valencia si ripete nel Clausura messicano realizzando 12 gol in 17 gare. Pagato all’epoca 3 milioni di euro dal Pachuca, il 24enne Enner accumula 18 centri in Messico e si rivela al Mondiale in Brasile come il protagonista assoluto dell’Ecuador. Se i centimetri difettano (174 centimetri) non lo è l’elevazione, qualità che lo porta a segnare di testa contro Svizzera e Honduras diventando il primo ecuadoregno a segnare una doppietta mondiale. Tre reti nella fase a gironi, ben 7 in 6 partite consecutive con la Nazionale, quanto basta per convincere il West Ham a sborsare 15 milioni di euro al termine della rassegna anticipando le concorrenti Tottenham, Everton e Newcastle.

Ma quale Superman?

Nel momento di massimo splendore la parabola di Valencia perde quota complice qualche evento tragicomico. Informatosi sulla prossima destinazione grazie al film "Green Street", noto in Italia come "Hooligans" con la partecipazione di Elijah Wood, Enner accumula infortuni decisamente curiosi: frenato a novembre da un problema al ginocchio, l’ecuadoregno resta trenta giorni ai box a causa di un taglio all’alluce procuratosi camminando sopra una tazzina da tè in frantumi. Sarà invece un trauma al collaterale unito alla caviglia a metterlo fuori uso tre mesi nella stagione seguente, guai in serie che pregiudicano l’avventura a Londra: 10 gol in due anni, bottino dove brilla solo la rete spettacolare contro l’Hull City grazie a un destro dalla distanza a 98 km/h. Gli Hammers lo spediscono in prestito all’Everton con diritto di riscatto fissato a 17 milioni di euro, tuttavia l’ecuadoregno non sfonda nemmeno a Liverpool: 21 le gare disputate con 3 reti all’attivo, inutile chiedere conforto a Ronald Koeman. Binari paralleli all’omonimo Antonio Valencia per origini e trampolino di lancio, peccato che la sua avventura in Premier League sia ben lontana dalle oltre 400 presenze inglesi maturate dal terzino dei Red Devils.

Alla caduta libera contribuisce l’episodio surreale risalente all’ottobre 2016 in occasione della sfida tra Ecuador e Cile per le qualificazioni ai Mondiali in Russia. Ricevuto un ordine restrittivo il giorno della vigilia, convertito poi in mandato d’arresto a causa del suo rifiuto a presentarsi davanti alle autorità, Valencia aggira l’intervento degli agenti e scende in campo all’Atahualpa di Quito. Sul 3-0 per la Tricolor, a 10’ dalla fine, l’attaccante lamenta un malore dettato dai 2.800 metri d’altitudine e chiede la sostituzione. Trasportato in ambulanza con tanto di maschera per l’ossigeno, Enner viene inseguito fino all’ospedale dalla polizia che comunica la messinscena al fine di sfuggire alla cattura programmata al fischio finale del match. Il motivo? I mancati alimenti pagati alla figlia di 5 anni avuta dalla ex moglie, oltre 17mila dollari in arretrato a dispetto di una delle leggi più severe del Paese. Enner riuscirà a farla franca, tuttavia il teatro dell’assurdo in Nazionale rende l’idea di un giocatore quasi al capolinea a nemmeno 27 anni.

Bomber in Messico

Monitorato dalla Lazio che un anno più tardi virerà su Felipe Caicedo, Valencia ha fatto discutere lo scorso ottobre a causa di ulteriori problemi con la Nazionale ecuadoregna. Alla vigilia dell’ultima sfida di qualificazioni mondiali contro l’Argentina, pratica risolta 3-1 nel segno di Messi, un gruppo di cinque convocati fuggirono dal ritiro in serata approfittando dell’eliminazione aritmetica sulle spalle della Tricolor. Tra gli indisciplinati non poteva mancare l’ex West Ham, da allora sospeso in occasione di ogni impegno ufficiale dell’Ecuador nonostante i numeri eccezionali con la selezione sudamericana (21 reti in 41 presenze, 6° marcatore all-time). Un bilancio in linea con l’ultima stagione in Messico dove è tornato tra le fila del Tigres, tre titoli d’Apertura consecutivi e un attacco atomico per gli standard del campionato: ne fanno parte il francese Gignac e l’ex Napoli Edu Vargas oltre ai velocisti Aquino e Damm. Il ritrovato Valencia debutta con una tripletta e inanella 16 gol in 36 gare totali, festeggia lo scudetto nel 2017 e giustifica il trasferimento da 5 milioni di euro nell’estate precedente. Splendida rivelazione al Mondiale in Brasile, flop inglese tra infortuni grotteschi e guai con le autorità: vietate le mezze misure per Superman, poteri ritrovati in Messico come il beffardo "cucchiaio" su rigore nel più importante Clásico contro il Monterrey. "Non mi considero un supereroe o un salvatore, niente di tutto questo", spiegava nel 2013 ai tempi dell’Emelec. Difficile smentirti, caro Enner.

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