Calciomercato, comete Mondiali: Tshabalala, l'eroe del 2010 che sognava l'Europa

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Luca Cassia

Chi ricorda Siphiwe Tshabalala? Segnò un gol clamoroso nella prima gara del Mondiale sudafricano (Foto Getty)
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Autore dello splendido primo gol nell'edizione del 2010, l'esterno del Sudafrica si candidò tra le rivelazioni del Mondiale casalingo accarezzando l'arrivo in Europa. Da un decennio Tshabalala è tuttavia il capitano del Kaizer Chiefs dove segna reti pazzesche, lui che venne accostato al Napoli e al PSG

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Se il tuo cognome evoca un coro, come puoi non diventare l’idolo di un continente intero? È l’11 giugno 2010 quando al Soccer City di Johannesburg prende il via il primo Mondiale africano della storia, oltre 80mila spettatori e altrettante vuvuzele a sostenere il Sudafrica del Ct Carlos Alberto Parreira. Già, proprio l’allenatore brasiliano che guidò la Seleção al trionfo a USA 1994, giramondo per passione e vocazione. Poca cosa i primi 55 minuti tra i Bafana Bafana e il Messico, quantomeno fino al boato di tutto lo stadio: la ragnatela di quattro passaggi rifinita da Dikgacoi lancia in profondità il compagno con la maglia numero 8. Si chiama Lawrence Siphiwe Tshabalala, 25enne alla presenza numero 50 in Nazionale, brevilineo dallo scatto micidiale a dispetto dei lunghi dreadlocks. In realtà non è male nemmeno il mancino, rara potenza e precisione a superare il veterano Óscar Pérez. Pallone all’incrocio e folle danza di gruppo, probabilmente il gol più bello nelle gare inaugurali della Coppa del Mondo. Non è un caso che la prodezza di Shabba verrà candidata al Puskas Award del 2010, 9° posto al cospetto di campioni come Messi, Neymar e Robben.

Orgoglio sudafricano

Quell’esordio Mondiale macchiò la festa memorabile del Sudafrica, Paese sottoposto fino a vent’anni prima all’ingiustificabile apartheid istituito nel corso del Novecento. Fu El Gran Capitán Rafa Márquez, protagonista in negativo nel vantaggio dei padroni di casa, ad archiviare l’1-1 del Messico uscito indenne dalla sfida dove il titolo di mvp venne assegnato proprio a Tshabalala. Sfortunato nel tris imposto dall’Uruguay, incubo francese nel clamoroso 2-1 rifilato ai Bleus dove da calcio d’angolo serve l’implacabile Khumalo e terrorizza gli uomini di Domenech. Scalpo d’eccezione che non vanifica l’eliminazione alla fase a gironi, primo Stato organizzatore ad abbandonare così precocemente la rassegna: colpa della differenza reti nel confronto con i messicani, stessi punti in classifica (4) alle spalle dell’Uruguay sebbene preferibili nel bilancio realizzativo. E proprio la Celeste frenerà il cammino ai quarti dell’ultima africana in corsa, il Ghana, beffato ad un passo dalla gloria con il doppio harakiri Suárez-Gyan fino ai maledetti rigori del FNB Stadium. Proprio la cornice del nostro Siphiwe, uno che la porta l’aveva centrata benissimo.

Classe 1984 originario di Phiri, cittadina nell’area urbana di Johannesburg, Shabba vive un’infanzia dignitosa scongiurando le tensioni politiche a differenza dei genitori coinvolti nella rivolta di Soweto del 1976. Un diploma scolastico e una perfetta conoscenza delle tre lingue nazionali (zulu, inglese e sotho) oltre all’afrikaans, tuttavia è il pallone a prendere il sopravvento su un futuro da commercialista: dice d’ispirarsi al connazionale Benni McCarthy, cresce nel vivaio cittadino e approda 13enne al Kaizer Chiefs ovvero una delle società più prestigiose su scala nazionale. Saluterà nel 2002 per terminare gli studi e vi ritornerà cinque anni più tardi: in realtà la Nazionale l’aveva già selezionato mentre giocava in seconda divisione, doverosa premessa per un talento che a 17 anni aveva realizzato un gol fotocopia a quello poi segnato in mondovisione nel 2010. Qui la prematura bocciatura divide l’opinione pubblica: da una parte c’è l’orgoglio della popolazione, dall’altra la critica feroce di stampa e Federcalcio all’indirizzo dei Bafana Bafana. In realtà l’entusiasmo popolare era già stato alimentato alla vigilia dell’esordio, quando la squadra viaggiò su un bus scoperto attraverso Johannesburg davanti a 200mila persone. E prima ancora il gruppo aveva affrontato tre mesi di ritiro trovando conforto pure dall’immenso Nelson Mandela. Sforzi riconosciuti da un altro ex presidente come Jacob Zuma, il primo a ribadire la gratitudine di tutto il Sudafrica. Abituato ai modesti compensi della South African Premier Division, Tshabalala ricevette un bonus mondiale ma solo alla vigilia del torneo: insomma, il suo sinistro all’incrocio non ha avuto davvero prezzo. Come l’esultanza dei compagni nel frastuono delle vuvuzele.

Nient'altro che rumors

Leggenda del Kaizer Chiefs dove figura dal 2007 con 338 partite all’attivo, 54 gol e 86 assist, Tshabalala desiderava raggiungere altre destinazioni al termine del Mondiale casalingo: "Voglio giocare in Europa, quindi attendo di valutare tutte le offerte". All’apice della sua carriera non mancavano infatti le voci di mercato addirittura dalla Serie A: se il Genoa lo seguiva da tempo tramite il team manager Salucci, il Napoli registrò la proposta d’acquisto di un agente FIFA pari a 2 milioni di euro. Qualcuno parlò pure di un’opzione azzurra sul conto del mancino sudafricano, ovviamente non se ne fece nulla nonostante la scia della ribalta mondiale. Fumata nera un po’ dappertutto per l’ambizioso Siphiwe a partire dalla Ligue 1, campionato francese esaltato dalla sua prestazione contro i Bleus di Domenech: nell’agosto del 2010 in patria giuravano dell’interesse di Lille e PSG, squadra quest’ultima non ancora rilevata da Al-Khelaifi e intenzionata a colmare l’addio di Rothen poi rimpiazzato da Nené . Nemmeno il termine del contratto con il club d’appartenenza, status invitante come il rapporto qualità-prezzo, stuzzicò le pretendenti o presunte tali dall’Inghilterra (Wigan) alla Germania (Hannover), dall’Olanda ai greci dell’Olympiacos fino alla Turchia dove venne rispedito al mittente un assegno da 500mila euro. Tshabalala attendeva il via libera con il suo agente a costo di aspettare il gennaio seguente, tuttavia pure il provino al Nottingham Forest non propiziò alcun contratto. Nessun seguito come le chiacchiere dettate da Besiktas, Crystal Palace e Glasgow Rangers.

"Ad eccezione del mancato trasferimento all’estero, tutto è andato molto bene nella mia carriera", ha sentenziato più recentemente il buon Shabba. E pertanto, oltre al titolo di calciatore sudafricano dell’anno nel 2010, ha riempito la sua bacheca esclusivamente con i trofei targati Kaizer Chiefs. Una bandiera del club e un’icona in patria, tornato in Nazionale lo scorso novembre dopo quattro anni d’assenza grazie alla fiducia del Ct Baxter. A 33 anni insegue il traguardo da centenario con i Bafana Bafana (attualmente è a 91 presenze) lasciando alle spalle drammi personali dalla scomparsa della madre Rebecca al brutale assassinio del compagno Meyiwa, ex portiere del Sudafrica. Ha superato pure uno scandalo a luci rosse sposando l’ex Miss nazionale Bokang Montjane dalla quale ha avuto il piccolo Owami. Un giocatore che occupa un posto di prestigio nel calcio africano, uomo dai gol memorabili che ha ripetuto la storia il 22 agosto 2015 nella stessa cornice del Mondiale. Al Soccer City di Johannesburg la sua squadra schianta 4-0 i vecchi compagni del Free State Stars, lui cala il poker da distanza siderale con un sinistro impressionante nella porta già violata contro il Messico. L’ennesima prodezza viene pubblicata dalla pagina 101greatgoals ottenendo oltre 70mila visualizzazioni nella prima ora al grido di "È tornato!". Comunque sia, senza mai preparare i bagagli, Tshabalala è arrivato dappertutto. Se non è magia questa.

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