Cristiano Ronaldo alla Juve: perché si chiama CR7 è la storia del suo numero

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Senza Sir Alex Ferguson, probabilmente, la sigla che identifica il campione portoghese non sarebbe mai esistita. Come un amichevole estiva ha fatto svoltare la carriera del Pallone d'Oro in carica

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LO SPECIALE

CR7. Una sigla, un marchio, un’azienda. Suona benissimo e funziona altrettanto bene. Diremmo lo stesso se Cristiano Ronaldo, e quindi il suo marchio e la sua azienda, fosse identificato dalla sigla CR28? Già, perché il 28 è il numero che il portoghese vestiva quando indossava la maglia a strisce orizzontali bianche e verdi dello Sporting Lisbona. Un numero che avrebbe voluto indossare anche una volta arrivato a Manchester, ma Sir Alex Ferguson la pensava diversamente.

Galeotta fu l’amichevole

L’amore tra il Manchester United e Cristiano Ronaldo sbocciò, come tanti amori, in estate. Il 6 agosto 2003. A Lisbona lo Sporting affronta in amichevole i Red Devils. Ronaldo si mette in mostra, facendo mulinare le gambe a una velocità pazzesca. Lo marca, o meglio prova a marcarlo, John O'Shea. Pare che nell’intervallo chieda di farsi visitare dal medico della squadra, perché gli girava la testa. Sull’aereo del ritorno a Manchester i giocatori dello United intonano un coro in cui chiedono a Ferguson di comprare Cristiano Ronaldo. Detto, fatto.

Una maglia pesante

Ferguson non vuole che il nuovo arrivato si accontenti di un numero anonimo come il 28. Sulle spalle di Ronaldo deve finire il 7, una maglia che all’Old Trafford vuol dire leggenda: George Best, Bryan Robson, Eric Cantona, David Beckham. Ronaldo accetta la sfida e viene incontro all’allenatore scozzese anche sul look: via le mèches bionde. E, col tempo, impara anche a rendere un po’ più essenziale e pungente il suo gioco. CR7 nasce così.

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