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09 agosto 2018

La rapida ascesa di Kepa fino al Chelsea

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Il nuovo acquisto del Chelsea è diventato il portiere più costoso della storia del calcio dopo una carriera fulminea all'Athletic Bilbao. Ma è davvero adatto al gioco di Sarri?

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A voler cercare a tutti costi una relazione tra le parabole diversissime di Maurizio Sarri e Kepa Arrizabalaga, che si incontrano al Chelsea seguendo le vie infinite del calciomercato, si potrebbe citare il fatto curioso che in basco "sarri" vuol dire "spesso", nel senso di avverbio di tempo. Com’è facile intuire, quindi, “sarri” è una parola piuttosto diffusa a Bilbao e a Ondarroa, dov’è nato Kepa, ed è anche contenuta nel titolo della popolarissima canzone del gruppo ska Kortatu "Sarri sarri", che parla della fuga dal carcere di due membri dell'Eta dopo un concerto del cantante Imanol Larzabal.

Se togliamo questa curiosa coincidenza, però, fino a pochi giorni fa nessuno si sarebbe aspettato un investimento massiccio del Chelsea su un portiere così giovane e ancora poco conosciuto. Kepa, dopo essere stato acquistato dal club londinese per 80 milioni di euro, è diventato a sorpresa il portiere più costoso della storia del calcio, sbriciolando il precedente record di Alisson, passato solo poche settimane fa dalla Roma al Liverpool per una cifra intorno ai 70 milioni di euro. D’altra parte, l’ascesa di Kepa verso il calcio d’élite è stata fulminea e sorprendente fin dall’inizio della sua carriera.

Ascesa irrisestibile

Nell'estate del 2016 Kepa Arrizabalaga ha quasi 22 anni ed è ancora il terzo portiere dell'Athletic Bilbao. Indossa addirittura la maglia numero 26, numero riservato al primo giocatore fuori dalla prima squadra (nella Liga c’è ancora la numerazione fissa dall’1 al 25 per i giocatori della prima squadra). Il titolare è il vecchio Gorka Iraizoz e il suo vice, in teoria, l'eterno dodicesimo Iago Herrerin: per il giovane portiere di Ondarroa, cittadina sulla costa vizcaina celebre per lo strampalato accento (basco, ovviamente) dei suoi abitanti, fin lì un paio di stagioni in prestito in Segunda Division, alla Ponferradina e al Valladolid. È titolare inamovibile, invece, dell'Under 21 spagnola, dopo essere stato campione d'Europa nel 2012 con l'Under 19 assieme a Suso, Paco Alcacer e Denis Suarez, con due rigori parati su quattro in semifinale contro la Francia (a Umtiti e Kondogbia).

Alla fine di quell’estate, però, il caso aggiusta la mira: il Leganes si trova con quasi tutti i suoi portieri infortunati a mercato chiuso, ed eccezionalmente ai “Pepineros” viene concesso un acquisto in prestito: la scelta cade proprio su Herrerin, che così lascia il posto, almeno in panchina, a Kepa, che con un colpo di fortuna diventa il nuovo dodicesimo dell’Athletic Bilbao, dove tra l’altro Valverde è solito far ruotare molto i primi due portieri.

L'11 settembre del 2016, quindi, arriva del tutto a sorpresa il debutto nella Liga contro il Deportivo La Coruna, in cui riesce subito a tenere la porta inviolata alla luce della vittoria per 1-0 (a fine stagione le clean sheet saranno 8). Nonostante diversi guai fisici, quell’esordio segna l’inizio della titolarità di Kepa tra i pali dell’Athletic e contemporaneamente il tramonto della lunga carriera di Iraizoz (che finirà al Girona in estate a scadenza di contratto).

La sua carriera sembra un razzo diretto verso le stelle. Nel mercato invernale della sua seconda stagione all’Athletic, con il contratto ormai in scadenza, il Real Madrid di fatto lo acquista pagando la clausola rescissoria, allora di 20 milioni di euro. Quando sembra tutto fatto (Marca in quei giorni addirittura titolerà in prima pagina "Tic tac tic tac", come un conto alla rovescia per la sua ufficializzazione) arriva un clamoroso dietrofront, a quanto pare per scelta di Zidane, soddisfatto dei suoi numeri uno, Keylor Navas, Kiko Casilla e il figlio Luca.

La vicenda però porta Kepa ancora più in alto, seppur all’interno della dimensione ridotta dell’Athletic. Arriva il rinnovo fino al 2025, con la famosa clausola da 80 milioni, e in questo modo il giovane portiere di Ondarroa diventa uno dei membri più pagati della rosa assieme all'amico e concittadino Inigo Martinez, strappato sempre a gennaio di quest'anno ai rivali di sempre della Real Sociedad per sostituire Aymeric Laporte, che il Manchester City ha acquistato dai “Leones” a peso d’oro.

La seconda metà di stagione dell’Athletic, comunque, conferma il valore di Kepa che, nonostante l’annata disastrosa (sedicesimo posto in campionato, eliminazione in Coppa del Re per mano dei semi-dilettanti del Formentera, eliminazione ai sedicesimi in Europa League contro il Marsiglia, che vince il doppio confronto 5-2), riesce comunque a mantenere la porta inviolata per 7 volte.

A fine stagione le prestazioni di Kepa convincono Lopetegui a portarselo al Mondiale, probabilmente come terzo dietro De Gea e Reina, ma come sappiamo anche in Russia le cose non vanno benissimo.

Efficace più che spettacolare

L’ascesa di Kepa sembra però non conoscere ostacoli e le gerarchie della nazionale spagnola vengono rovesciate dal calciomercato: e così la preferenza del Chelsea ricade proprio sul portiere basco a scapito di Pepe Reina, portiere-feticcio di Maurizio Sarri, che forse, se l’affaire Conte si fosse risolto prima, avrebbe voluto portarsi dietro al Chelsea. Ma Kepa Arrizabalaga, ancora quasi del tutto sconosciuto al grande pubblico, è davvero adatto all’idea di calcio del tecnico toscano?

Come molti portieri baschi - una lunga tradizione che va da Iribar fino ad Andoni Zubizarreta, passando per Gonzalo Arconada - anche Kepa tende a preferire l’efficacia alla spettacolarità, il posizionamento al miracolo. Rispetto a Reina, nonostante Sarri abbia recentemente dichiarato di aver cercato Kepa già al Napoli, siamo però molto distanti. Innanzitutto caratterialmente: se Pepe è un leader carismatico, riconosciuto da tutti nello spogliatoio del Napoli, Kepa invece è più introverso, più restio a concedersi alla piazza.

Ma le differenze sono soprattutto tecniche. Se Reina fa della modernità del gioco con i piedi il suo punto di forza, Arrizabalaga ha costruito il suo talento soprattutto tra i pali. Kepa è abbastanza alto e slanciato (1.86), ma questo non gli impedisce di fare dei riflessi, uniti a un grande senso della posizione, la sua miglior qualità. Il primo rigore parato nella Liga, nell'ultima stagione, contro il Villarreal, è una polaroid dei suoi pregi: il tiro di Trigueros non è angolatissimo, ma lui va giù come un fulmine. Il pallone comunque gli passa sotto l'ascella e sta finendo in rete, ma con un ulteriore scatto riesce a bloccare la sfera proprio sulla linea.

Nell'ultimo campionato, Kepa è stato il terzo portiere per numero di parate totali su tiri da dentro l'area (64), secondo a parimerito con Keylor Navas se parametriamo il dato sui 90 minuti (2). Proprio contro il Real Madrid al Bernabeu, forse una delle sue partite migliori nell’ultima stagione, ha fermato nove dei dieci tiri scagliati dagli avversari (suo record personale), confermando una certa tendenza a concentrarsi maggiormente nelle partite importanti (le squadre che gli hanno fatto più gol lo scorso anno sono state Leganes e Alaves).

La reattività sui tiri ravvicinati sembra essere confermata anche dalla grande capacità di Kepa nel parare i rigori, una skill intangibile e rara nel calcio contemporaneo. Nella stagione appena passata, il portiere basco ha bloccato due rigori su tre (l'altro sempre a San Mamès contro il Malaga, a mano sinistra aperta, su tiro di En-Neysri).

Come si inserisce nel Chelsea?

L’incognita più grande del suo inserimento all’interno del Chelsea di Sarri è però il gioco con i piedi, non tanto per la tecnica di base, che sembra buona, quanto per la scarsa abitudine a comportarsi da giocatore di movimento vero e proprio in fase di prima costruzione, come richiesto dal tecnico toscano ai suoi portieri. Negli ultimi anni, infatti, l’Athletic ha preferito relegare il portiere ad un lanciatore lungo, verso le teste di Aduriz e Raul Garcia, maestri nella protezione della palla e nel gioco aereo. Nelle sue stagioni da titolare Kepa ha effettuato 31.2 passaggi per 90 minuti, completandone il 63%, e di questi 23.8 erano lanci lunghi.

L’altra incognita riguarda il tempismo in uscita, un altro fondamentale che Kepa dovrà allenare bene se vorrà essere il titolare di una squadra di Sarri, che tende a difendere quasi sempre con la difesa molto alta, richiedendo ai propri portieri di coprire quasi tutta la mediana. Purtroppo, gli errori più gravi di Kepa sono avvenuti proprio in uscita (ad esempio, contro il Valencia nell'ultima Liga) e in questo senso i preparatori del Chelsea dovranno essere bravi a correggere questo difetto se vorranno proteggere l’investimento del proprio club da una veloce svalutazione.

In questo senso, Kepa sembra essere più simile a Courtois (appena passato al Real Madrid) che a Reina, e sarà interessante vedere come il suo percorso di crescita proseguirà con un allenatore peculiare come Sarri. Fino ad adesso la sua carriera non è stata che un’ascesa verticale senza interruzioni, ma adesso arriva il difficile. Kepa non solo dovrà salire di livello per affermarsi in un nuovo campionato, ma soprattutto dovrà adattarsi ad un gioco completamente diverso a quello a cui era abituato. Parallelamente, anche Sarri dovrà capire in fretta come aggiustare l’uscita palla dalla difesa con un portiere ancora acerbo e inesperto.

Insomma, le sfide al momento sembrano superare le opportunità. Ma visto com’è andata la carriera di Kepa fino ad adesso, forse saremo costretti a ricrederci in fretta.

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