Napoli, De Laurentiis: "Cavani lo accogliamo a braccia aperte solo se… Mercato gennaio? È in casa"

Calciomercato

Le parole del presidente del Napoli: “Cavani? Deve rinunciare a parte dell’ingaggio e deve volerlo Ancelotti. A gennaio il colpi li facciamo con Ghoulam, Younes e Meret”. Var? “Sette errori sono tantissimi. Ancelotti lo volevo da cinque anni e il San Paolo: è in una situazione critica”

CAVANI TRA PSG E L’OMBRA DEL NAPOLI

SI FERMANO YOUNES E VERDI, CHIEVO A RISCHIO

Cavani, Var, il mercato di gennaio, Ancelotti e il sogno scudetto che sogno non è. Aurelio De Laurentiis ha parlato di tutto, a pochi giorni dalla ripresa del campionato dove la sua squadra insegue la Juve e con gli ottavi di Champions apertissimi, nel girone di ferro con Liverpool e Psg. Il bilancio è positivo, lo si capisce da come parla dei suoi giocatori e soprattutto nel suo allenatore: “Abbiamo un grande tecnico e grandi calciatori. Serve pazienza”. Per cosa? Lo scudetto, ovviamente, che non è “né sogno né utopia. Questo è un campionato molto ben equilibrato e noi non combattiamo solo contro la Juve. Ma sicuramente, come altri, ce la possiamo giocare fino in fondo”. Certo, un attaccante come Cavani, nome mai totalmente abbandonato dal Napoli, farebbe piuttosto comodo: “Quando noi facciamo un film abbiamo fino a due o tre protagonisti, ecco nel calcio ce ne sono undici: se Cavani vuole giocare nel Napoli sarebbe ben accolto come giocatore di classe e di qualità, ma pur sempre come risorsa in più. E poi sarebbe ovviamente necessario vedere come possa inserirsi in un contesto come quello della squadra di Ancelotti”. Ma si può davvero arrivare al Matador? Dipende, continua De Laurentiis: “Se il Psg, pur di levarsi un costo elevato come quello del suo stipendio dovesse darcelo in prestito o gratuitamente, e se contemporaneamente lui fosse disposto a rinunciare a parte di quell’ingaggio, allora noi lo accoglieremmo a braccia aperte. Sempre però aspettando prima il parere di Carlo Ancelotti”.

Gennaio fai da te

Dunque il tema mercato prosegue, perché la finestra invernale è alle porte e i tifosi sognano: “I nostri movimenti degli ultimi anni sono sempre stati fatti con grande capacità. Si parla spesso di Jorginho perso: non è vero. Non interessava ad Ancelotti per le sue modalità di gioco e volevamo dare spazio a giovani come Diawara, Zielinski e Rog”. E sui colpi in entrata? “Siamo già tanti, e per gennaio - con Younes, Meret e Ghoulam di ritorno dagli infortuni - è come se avessimo già fatto il mercato in casa: sono tutti grandi giocatori che non hanno potuto ancora esprimere le proprie qualità. Ghoulam lo conosciamo, Younes è una forza della natura, mentre Meret per Ancelotti è il portiere dei prossimi vent’anni”.

Napoli è a casa

Il motore di tutto è allora sempre Carlo Ancelotti, che sta facendo bene e sembra aver trovato, fin da subito, una grande sintonia col suo presidente: “Ci sentivamo da cinque anni - conferma ADL -, era un mio obiettivo da tempo perché nella vita non bisogna mai smettere di puntare al meglio, e al di là dei sogni c’era la convinzione di riuscire a portarlo a Napoli. Qui Carlo ha trovato una casa italiana che gli mancava da tempo, e poi guardate che posto meraviglioso è questo: per me, e anche per lui, è il massimo”.

Qualcosa che non Var

E il tema Var? Non è mancato, specie dopo l’ultimo incontro arbitri-allenatori dove Rizzoli ha tracciato un bilancio di sette errori: “Sono tantissimi - continua De Laurentiis -. Credo che ci sia qualcosa che non va, il meccanismo non è ancora stato messo perfettamente a punto. L’errore è che qualunque tipo di incidente non sempre venga segnalato dalla cabina Var. Dovrebbero essere loro a comandare l’arbitro che in campo non può vedere tutto”. Uno strumento, nel complesso, giudicato positivamente: “Serve per fare chiarezza e sgombrare il campo da qualsiasi imbroglio possibile. Ci aiuta per verificare ciò che è giusto e ciò che non lo è. Deve essere matematico”.

Nuovo stadio o vecchio stadio?

Discorso finale sul San Paolo: “Lo stadio non può vivere di solo calcio ma di molte altre attività connesse. Il San Paolo ha tanti problemi, è in una situazione critica: maltrattato e poco curato fin dagli anni Novanta. C’è una struttura terribile. Ci sono migliaia e migliaia di bulloni da registrare, ed è traballante. Come si affronta questo problema? La mia idea è che i comuni verifichino come, attraverso un finanziamento, possano rimettere a posto i propri impianti. È lì che si dovrà giudicare se sia più conveniente modernizzare il San Paolo oppure cambiare luogo e costruire uno stadio completamente nuovo”.

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