I "primi mercati" di Conte: le sue mosse all'arrivo alla Juve e al Chelsea

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Vanni Spinella

Normale la curiosità attorno alle mosse di mercato della nuova Inter di Conte, già in passato chiamato a rimodellare club per riportarli in alto. Al suo arrivo alla Juve chiese le ali, al Chelsea pochi ritocchi mirati: in entrambi i casi decollò dopo aver abbandonato la difesa a 4

Per due volte in carriera Antonio Conte è stato chiamato con l’obiettivo di riportare in alto un club inciampato in una stagione storta: approdò alla Juventus reduce da due settimi posti di fila nel 2010-2011, poi al Chelsea del post-Mourinho (esonerato in corsa) che era finito decimo nel 2016, anno magico del Leicester. In entrambi i casi, la sua ricostruzione portò immediatamente al titolo.

Non è certo il caso di un’Inter che ha chiuso al quarto posto l’ultimo campionato centrando l’obiettivo Champions e che va rimodellata più che ricostruita: in ogni caso può essere utile un ripasso per capire meglio come si comporta Conte, soprattutto sul mercato, in questi casi.

Il primo mercato di Conte alla Juve: spazio alle ali

Il Conte che approda sulla panchina della “sua” Juventus – andando ad allenarla 7 anni dopo esserne stato uno dei giocatori-simbolo – trova un club che per due anni di fila si è piazzato al settimo posto, con la staffetta Ferrara-Zaccheroni prima e con Delneri dopo. Arriva intenzionato a proporre quello che all’epoca era il suo sistema di gioco ideale, un 4-2-4 basato su un fondamentale lavoro sugli esterni. Tanto che, nel suo primo mercato juventino, se ne fa comprare addirittura quattro: arrivano Lichtsteiner dalla Lazio (10 milioni di euro) per la difesa, oltre ai più offensivi Elia (dall’Amburgo, per altri 10 milioni), al paraguaiano Estigarribia reduce da un’ottima Copa America (sconfitta in finale contro l’Uruguay di Suarez-Forlan) e a Giaccherini dal Cesena, ai quali si somma il riscatto di Pepe dall’Udinese che a Torino aveva vissuto una buona stagione. Un’intuizione di Paratici gli regala Vidal dal Bayer Leverkusen (12 mln), Galliani gli regala Pirlo a costo zero; il colpo in attacco è Vucinic dalla Roma (15 mln). Partono invece Aquilani, Felipe Melo, Tiago, Salihamidzic e Sissoko.

A questo punto, il grande merito di Conte sta nel riuscire a cambiare strada in corsa, senza incaponirsi sulle sue idee: il 4-2-4 dura poco, perché l’allenatore si accorge di non poter rinunciare a nessuno dei suoi tre fenomenali centrali di difesa (Barzagli-Bonucci-Chiellini), fondando di fatto la BBC. Ma soprattutto capisce che quel Vidal inizialmente portato in panchina e utilizzato solo a partita in corso può rappresentare l’uomo della svolta. Il 3-5-2 diventa la soluzione più logica per far quadrare tutto, con Pirlo a illuminare in regia, nessun attaccante sopra ai 10 gol (capocannoniere Matri) ma ben 20 giocatori mandati in rete a fine stagione (tutti tranne Pazienza, Grosso ed Elia). E poi la miglior difesa (20 subiti, davanti al Milan con 33), totalmente rigenerata considerando che è la stessa che nella stagione prima aveva incassato 47 gol. Risultato: scudetto.

Il primo mercato di Conte al Chelsea: pochi acquisti ma mirati

Le premesse con cui Conte arriva al Chelsea nell’estate 2016 sono per certi versi simili. I Blues hanno appena conosciuto la peggior stagione dell’era Abramovic e sono fuori dalle coppe, condizione che può anche favorire un allenatore chiamato a restituire sicurezza a una squadra. Sul mercato, poche mosse ma mirate, considerando che in rosa c’è già gente del calibro di Courtois, Terry, Fabregas, Hazard, Diego Costa. Un asse già pronto, attorno al quale va fatto qualche ritocco. Dal Psg torna David Luiz, che comunque si rivela un affare, dato che viene pagato 35 milioni dopo che era stato venduto due anni prima ai francesi per 50; dal Leicester campione d’Inghilterra arriva uno dei principali artefici della cavalcata delle Foxes, Kanté, per 35.8 milioni; dalla Serie A Conte pesca un esterno, 26 mln alla Fiorentina per Marcos Alonso; altri 39 milioni per prelevare Batshuayi dall’Olympique Marsiglia. Non un mercato al risparmio, considerando che in uscita si registrano solo le cessioni di Marin all’Olympiakos (3 mln) e di Papy Djilobodji al Sunderland (9,5 mln), oltre ai prestiti onerosi di Cuadrado alla “sua” Juve (5 milioni), di Remy, Traoré e Baba. Non confermati, infine, Falcao e Pato.

In ogni caso, con un difensore centrale, un mediano e un esterno, Conte sistema il Chelsea, partendo ancora una volta con la difesa a 4 per poi ridisegnarla a 3 dopo un paio di batoste contro Liverpool e Arsenal, con quest’ultima gara che segna la svolta e il passaggio al 3-4-2-1 nell’intervallo, con l’idea di Azpilicueta nei tre di difesa. Da lì in poi Conte ingrana, anche grazie alla valorizzazione di Moses sulla fascia destra (uno che aveva passato le ultime stagioni in prestito perché nessun allenatore riusciva a dargli una collocazione), ben presto uno degli uomini-chiave del suo sistema di gioco. È anche la stagione in cui Conte dovrà gestire il “caso Diego Costa”, con l’attaccante che a gennaio sembra destinato ad essere ceduto in Cina e che viene reintegrato dopo essersi chiarito con l’allenatore; sessione invernale in cui Conte si libera invece di Oscar (lui sì finito in Cina, per 60 mln) e Ivanovic. Risultato: record di 13 vittorie consecutive in una sola stagione, mai raggiunto prima da nessuno in Premier League, titolo vinto con 7 punti di vantaggio sul Tottenham. Può bastare per inquadrare il personaggio?

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