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21 luglio 2017

Luglio ‘02: Zamparini porta metà Venezia a Palermo

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Il 22 luglio di 15 anni fa, dopo aver acquistato la società rosanero dalla famiglia Sensi, il vulcanico presidente friulano porta con sé 12 giocatori che aveva quando era alla guida dei lagunari. Il trasferimento avviene con un pulmino. Per tutti sarà il “furto di Pergine”

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Un acquisto di massa di calciatori come quello non si era mai visto. E mai più si vedrà, probabilmente. Dall’oggi al domani, una squadra decimata e un’altra ripopolata. A muovere le fila di tutto, Maurizio Zamparini, uno a cui non è mai piaciuto passare inosservato. Era il 22 luglio del 2002, giusto 15 anni fa, quando l’istrionico presidente regala al mondo del calcio una delle sue botte di genio, diciamo così. In un colpo solo lascia il Venezia di cui era proprietario, acquista il Palermo e, in 24 ore, porta con sé 12 giocatori e un allenatore, che dal ritiro dei veneti a Pergine Valsugana, in provincia di Trento, si trasferiscono in quello dei rosanero a Longarone, in provincia di Belluno, con un viaggio in pulmino di un paio d'ore. Un movimento di mercato anomalo. Anzi, unico nel suo genere per modi e tempi. Ma ben in linea con il profilo di un presidente che con le proprie squadre ha sempre avuto il piglio del padre-padrone. Uno che tutto può e che di tutti dispone. È Zamparini, bellezza!

 

Zamparini, il Venezia di Recoba e poi via

Quella del 2002 è stata un’estate convulsa per Zamparini. Il presidente è stato protagonista di trattative, colloqui serrati ed era sempre impegnato, nel caldo della sua villa ad Aiello del Friuli, in provincia di Udine, a tracciare le linee di un futuro che aveva una sola certezza: vendere il Venezia. Il patron, dopo 15 anni, aveva voglia di andar via dalla Laguna e provare avventure più stimolanti. Zamparini aveva acquistato il Venezia nel 1987 salvando la società dal fallimento. Con lui alla guida, il veneti riusciranno a raggiungere al Serie A e a togliersi una stagione di grandi soddisfazioni con Walter Novellino in panchina e Alvaro Recoba, maglia numero 11 sulle spalle, a fare magie in mezzo al campo. Poi, però, nel 2002 qualcosa tra Zamparini e Venezia si rompe. In primo luogo la squadra retrocede di nuovo in Serie B. Contemporaneamente, Zamparini pareva incontrare difficoltà nel realizzare uno stadio di proprietà sulla terraferma. E allora salta il banco.  La società è in vendita. O meglio: Zamparini ha voglia di andare altrove. Di fare nuove esperienze e di provare piazze diverse, più prestigiose e, sulla carta, più redditizie.

 

Lo sbarco in Sicilia

Per settimane sembrava che Zamparini dovesse acquistare il Genoa, allora in B e nelle mani dell’imprenditore veneto, Luigi Dalla Costa. I colloqui tra le parti, pur con qualche fisiologico intoppo, sembravano prometter bene. Però, quando a Zamparini arriva la chiamata di Franco Sensi, da due anni proprietario del Palermo e bisognoso di vendere il club rosanero, non sa resistere. Trattativa lampo, firme e via. Il Venezia, in piena crisi economica, finisce nella mani di Franco Dal Cin. E Zamparini comincia la sua nuova avventura in Sicilia. Costo dell’operazione: 15 milioni di Euro da versare nelle casse di Sensi in tre anni.

 

Il "furto di Pergine"

Ma è al momento delle firme e del passaggio di proprietà del Palermo dalle mani della famiglia Sensi a quelle di Zamparini che avviene l’inaspettato. Un fatto che lascia tutti a bocca aperta e, fuori dai confini della Laguna, strappa pure qualche sorriso. Il 21 luglio 2002 viene siglato l’accordo. Il 22 inizia il travaso. Di cosa? Di giocatori. Con un pulmino, Zamparini fa prelevare dal ritiro estivo del Venezia a Pergine Valsugana 12 calciatori e l’allenatore e li porta a Longarone, sede della preparazione pre-campionato del Palermo. Un episodio unico nel suo genere. Un altro smacco per i tifosi arancioneroverdi, dopo l’abbandono del patron. Un trasferimento di massa ricordato in Laguna come il “furto di Pergine”. In poche ore il Palermo acquista, si fa per dire, il portiere Generoso Rossi, i difensori Fabio Bilica, Kewullay Conteh e Francesco Modesto, i centrocampisti Valentino Lai, Antonio Marasco, Stefano Morrone, Frank Olivier Ongfiang, Mario Santana e Evans Soligo (poi riprestato al Venezia), gli attaccanti Arturo Di Napoli e, soprattutto, Filippo Maniero, idolo e uomo della provvidenza del Venezia fino ad allora. Con loro, anche l’allenatore Ezio Glerean, messo alla guida del Palermo ed esonerato dopo la prima giornata di campionato, ça va sans dire. E non è finita. Passano pochi giorni e dal Venezia arrivano al Palermo anche la punta Igor Budan e il direttore sportivo, fedelissimo di Zamparini, Rino Foschi.

 

Dal "furto" alla sconfitta al Barbera

E se a Palermo si brinda al nuovo inizio, a Venezia, come è facile intuire, è tutto da ricostruire. In squadra, dopo il “furto di Pergine”, rimangono solo l’allenatore, Gianfranco Bellotto, i senatori Brivio, Bettarini, Pavan e Bressan e qualche giovane. Malgrado ciò la stagione comincia e i lagunari non reciteranno certo la parte delle vittime sacrificali. Nel 2002-03 Palermo e Venezia giocano entrambe nel campionato di B. Ovviamente con obiettivi diversi. I siciliani puntano alla Serie A. I veneti, data la situazione economica, alla salvezza. Risultato: a fine anno i rosanero si ritroveranno a leccarsi le ferite per una promozione mancata, ma acciuffata un anno dopo con la squadra di Luca Toni ed Eugenio Corini. Mentre i lagunari si godranno una prodigiosa permanenza in B grazie ad un tranquillo 13° posto. Di quella stagione resta sicuramente la sfida Palermo-Venezia al Barbera. Era il 10 novembre. In campo ci sono ben 7 ex e 11 veneti con la carica agonistica delle gare da non sbagliare. E infatti, vince il Venezia per 2-0 grazie ai gol di Drazen Brncic e Paolo Poggi. Dopo il “furto”, una piccola soddisfazione ci stava tutta.

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