Tour de France: i segreti del successo del Team Sky

Ciclismo

Giovanni Bruno

Sei Tour vinti negli ultimi sette anni (con l'unica interruzione di Nibali nel 2014). Giovanni Bruno ci porta dietro le quinte della squadra britannica sì, ma con tanta Italia al proprio interno 

GERAINT THOMAS VINCE IL TOUR: COME È ANDATA L'ULTIMA TAPPA

CHI È GERAINT THOMAS

Per 21 tappe, eh già anche le crono individuali e a squadre, e forse anche nei giorni di riposo, si è vista davanti la maglia bianca con l’orca sulle spalle: sul petto tanto nero, al centro la scritta Sky Ocean rescue. Messaggio di forza, non solo finanziaria (aiuta certo) ma soprattutto di grande sagacia tattica per gestione di tanti campioni. Il Tour ha incoronato per la sesta volta (pazzesco) il team britannico (Wiggins, 4 volte Froome, Thomas) ma con tanta Italia dentro. Bici (Pinarello), completi (Castelli), selle (FiziK), borracce e rulli (Elite), caschi (Kask): ecco molta italianità e identità tecnica presente. Complimenti. Luke Rowe e Gianni Moscon hanno tirato per tanti e tanti chilometri, sono stati micidiali nel macinare strada. Erano i primi che intervenivano, che gestivano le prime fasi, che ponderavano le prime fughe e i primi recuperi. Una fatica improba, gambe che hanno mulinato davanti a tutti, mantenendo un ritmo pazzesco. Ecco il ritmo è stato come sempre la mossa vincente: mettere alla frusta tutti, e per tutti vuol dire quasi a impedire ogni tipo di scatto per i top player. Castroviejo, Kiawtowski e Poels hanno fatto il resto quando la strada si alzava, dalle prime rampe fino a quasi alla fine. Il quasi alla fine va invece al giovanissimo Egan Bernal, 21 anni, al primo Tour. Chiamato per fare esperienza e chissà per essere… una punta aggiunta. Caduto subito e ricaduto anche male dopo. Prima tappa e poi il pavé della Roubaix. Ma il giovane Bernal sulle salite, sulle montagne, ha dato una dimostrazione di sicurezza e di maturità che ha del micidiale. Il futuro del team è assicurato. Non dimenticate questo nome: BERNAL. Il Tour sarà suo tra pochissimo. E non solo quello.

Geraint Thomas e Chris Froome: troppo bravi

Mi inchino a Froome, mi inchino a Thomas: insomma a entrambi. Troppo bravi. Froome è caduto subito e ha segnato con 50 secondi forse il suo destino. Ha tentato l’impossibile, recuperare e cercare di portare a termine l’ennesima sua fatica: Tour 2017, Vuelta 2017, Giro d’Italia 2018 e… no, niente quinto Tour, ma podio. Un terzo posto che vale molto, prima perso e poi ritrovato grazie a una bellissima cronometro. Non ha frullato sulle salite, ha tentato ma non ha fatto la differenza. È stato sempre tamponato. E da gran Signore e da Re ha abdicato in virtù di un superbo ex gregario: il gallese Geraint Thomas. Un 10 e lode, per come ha corso, per come è risalito in bici dopo tante cadute e sfortuna, non solo lo scorso anno. Per come si è costruito negli anni da pistard a passista scalatore, per come si è gestito, per come è stato presente e riconoscente. Bravo, lo spirito del Dragone ha campeggiato sugli Champs-Élysées. Umile e capace, ha sfruttato una meravigliosa occasione: per anni è stato l’uomo di fiducia prima di Wiggins e poi di Froome. Ora capitano di se stesso: il team ha sempre detto meglio due capitani che uno, soprattutto per il clima che si è respirato in Francia.
 

Un clima poco sportivo

Infine, nessun complimento ma solo un velo pietoso sul concetto di sportività. Un clima micidiale di cui, già da anni, sono stati fatti oggetto di negatività Froome e il suo team. Quest’anno è stato il peggiore: Froome è stato insultato e fischiato sin dalla presentazione del Tour. Un clima innescato prima dagli organizzatori del Tour che non lo volevano, poi dal Presidente dell’UCI sempre schierato contro e, dulcis in fundo, da Bernard Hinault che ha persino chiesto lo sciopero contro il keniano bianco. Peccato per loro e per il pubblico francese che Froome è risultato pulito e innocente in tutto. Bravi, perché oltre agli insulti a lui e al team, hanno gettato acqua, hanno sputato, lanciato uova e cercato non poche volte di aggredirlo. Complimenti. 10 quindi va al team. La lode oltre a Thomas va anche Froome: non si sono arresi MAI, MAI contro tutto e tutti. Provate a correre e vincere in questo clima, in questo ambiente. Provate voi a fare salite tra due ali di folla che ti urlano contro: ne sa qualcosa il nostro Nibali. Ma invece di cedere e magari chiedere solidarietà ai colleghi (peccato che nessuno lo ha fatto… anzi) ha combattuto chilometro dopo chilometro per essere e confermarsi tra i migliori. Bravò… con accento alla francese.
 

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