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21 ottobre 2016

Usa, 50 anni fa la splendida follia a 16 cilindri

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Un motore a 16 cilindri in Formula 1. Mezzo secolo fa nel GP degli USA il fenomeno Clark porta al successo il poderoso propulsore B.R.M. Un’altra pagina leggendaria della storia del Circus. In attesa del Gp di Austin

GP degli USA 1966, cinquant’anni fa, si corre a Watkins Glen, stato di New York. La pista è di quelle toste, di quelle che fan paura con i suoi saliscendi ed i caratteristici rail azzurri che corrono pericolosamente vicini al nastro d’asfalto. Per i cavalieri del rischio di quegli anni è tutto normale anche se a complicare le cose o forse a renderle ancora piu’ avvincenti, ci si è messo il nuovo regolamento tecnico entrato in vigore da pochi mesi, che impone il raddoppio della cilindrata a 3 litri con un’inevitabile escalation delle potenze.

Idea semplice, ma geniale - La Lotus nella stagione ’65, si mette alla ricerca di un motore valido per la nuova era della Formula1 che comincerà l’anno successivo. La situazione non è facile per i “garagisti” (Enzo Ferrari dixit) inglesi, il V8 Ford Coshworth è infatti ancora un sogno che si avvererà solo nel 1968. Colin Chapman decide quindi di sostituire il Coventry-Climax con un’altra motorizzazione made in England, dando fiducia alla British Racing Motors. Tony Rudd e Harry Weslake stanno infatti sviluppando un’idea semplice quanto geniale. Cosa hanno in mano che funziona? Degli 8 cilindri da 1.5 litri. Quindi? Perché non prenderli e unirli? Detto, fatto. Si costruiscono due motori boxer, quindi piatti a 180°, e si sovrappongono l’uno sull’altro collegando gli alberi motore con ingranaggi. Nasce così un 16 cilindri ad H di 3 litri che sviluppa una gran potenza, intorno a 420/425 cv a 10mila giri.

Gestire la complessità –  L’intuizione dei tecnici B.R.M. è geniale: risparmiare soldi e tempi di sviluppo utilizzando le parti meccaniche degli 8 cilindri già esistenti. Ma l’efficienza costruttiva non basta. Gestire 16 cilindri e 8 alberi a camme (!) non è un esercizio facile soprattutto quanto hai a che fare con un peso eccessivo che finisce per mortificare le prestazioni della monoposto. Mettere a dieta un 16c ad H si può, ma a risentirne è poi l’affidabilità. Cosa che puntualmente si manifesta con continue rotture meccaniche. Insomma il “mostro” della B.R.M. è tanto impressionante quando problematico da gestire.

Di necessità virtù – Maurice Philippe, progettista della Lotus di Colin Chapman, si trova nella situazione di dover installare sulla nuova Lotus 43 un “motorone” con tanti cavalli ma anche molto pesante e, come se non bastasse, ingombrante. Ma ecco il colpo di genio! Trasformare un difetto in un punto di forza. Non c’è fisicamente spazio per alloggiare dietro la monoscocca dell’abitacolo il classico telaietto di sostegno per motore e sospensioni? Benissimo, siccome il “bestione” a 16 cilindri è grosso e pesante allora può diventare parte strutturale della monoposto, sostenendo le sospensioni posteriori, diventando così elemento stressato del sistema. La Lotus 43 è la prima F1 con motore portante. Da lì in poi non si tornerà piu’ indietro.

Un fenomeno in abitacolo – Se da un lato peso e affidabilità del motore trasformano in un calvario la stagione ’66 della Lotus, il team inglese può però sempre contare sul piu’ grande talento dell’epoca. Al volante infatti c’è Jim Clark, già campione del mondo ’63 e ’65 ed indissolubilmente legato a Colin Chapman. Lo scozzese, che in carriera ha vinto una gara su tre e ha portato la macchina in pole quasi una volta su due, è considerato da tutti, piloti e non, il più grande del suo tempo. Di campionati del mondo ne avrebbe molto probabilmente vinti altri, quantomeno quello del ’68 per come era partito, ma il destino lo attendeva ad Hockenheim in una gara di Formula2 quando la sua Lotus terminò la corsa in mezzo agli alberi del bosco circostante la pista.

Unica ed irripetibile - Al Glen quel giorno dell’ottobre ’66 Clark fa di tutto per preservare il 16 cilindri, gestendolo alla perfezione. Riesce cosi' incredibilmente a portare la sua Lotus 43 al traguardo regalando al “motorone” B.R.M. l’unica vittoria della sua brevissima carriera. Sono passati 50 anni.