F1, Hamilton: la MotoGP? E' ora di provarla

Formula 1

Guido Meda

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E’ divertente sondare i gusti alternativi degli sportivi. E’ stato fatto con Hamilton che è tornato a manifestare il proprio amore per la MotoGP. Correrci sarebbe un sogno, farlo è un altro conto. Ma un test a questo punto organizzateglielo

L’espressione di Lewis Hamilton è molto seria quando gli prospettano l'ipotetica realizzazione di un desiderio alla Alonso. ”Nando corre la 500 Miglia, io sto bene in F1, ma se dovessi pensare a qualcosa di diverso – dice - preferirei gareggiare in MotoGP”.

Ecco, lo dice e non gli scappa nemmeno un mezzo sorrisetto. E’ proprio serio, convinto, come uno a cui le moto piacciono davvero. Che non è nemmeno una grande novità avendolo visto più volte in sella a moto italiane potenti di marca Mv Agusta (parteciapata per il 25% dal marchio AMG del Gruppo Mercedes). La stessa, del resto, con cui in 500 vinse il titolo mondiale John Surtees, unico pilota della storia ad essere diventato campione prima con le due e poi con le quattro ruote. E’ ovvio che quello di Hamilton resterà un desiderio. Potrebbe magari provarla una MotoGP, in un test, e non si calcola quanto solletico metterebbe addosso a chiunque faccia correre le proprie moto nel mondiale. Honda, Yamaha, Ducati, Suzuki e Aprilia farebbero (e forse stanno già facendo) una gara nella gara per affittare una pista in cui far giocare Lewis. Spesa ampiamente sostenibile in funzione del ritorno che una bomba di visibilità del genere potrebbe garantire.

Mentre di Michael Schumacher imparammo ad apprezzare anche le doti di motociclista, perché oltre a pensare di correre in moto lo fece per davvero, di Hamilton con il ginocchio a terra sappiamo niente o quasi niente. Volerlo fare e andare forte non è così automatico, come lo stesso Schumi dimostrò. Provò la Ducati Desmosedici e non fu affatto male, fermandosi però al livello di amatore esperto. Poi corse nella Superbike tedesca con risultati molto nella media e qualche incidente.

Un passaggio serio, vero ed efficace non è stato tentato da nessuno. Dalle due alle quattro ruote è molto più plausibile; il pilota di moto che passa all’auto si trova a misurarsi con un’aderenza straordinariamente maggiore, non deve misurarsi con i movimenti dell’intero corpo in sella che stabilizzano o destabilizzano l’intero sistema pilota/moto, non deve più sentire il limite della piega, dell’impennata e del ribaltamento in frenata. Son tutte cose che puoi avere di base, ma che poi a svilupparle è un’altra storia. Viceversa non fu impossibile per Surtees, non fu una follia quella di Cecotto, ci andò vicino Valentino Rossi, guidarono forte sia Biaggi che Lorenzo. Se da ora partirà un battage dell’assurdo su Hamilton in sella, sarà il benvenuto.

Correremo tutti ad accreditarci per documentare la sua presa di contatto e per cronometrarne il talento, ma niente di più. Alimentare l’ipotesi facendola diventare realistica è un esercizio troppo arduo per chiunque. Anche per quelli come noi a cui sognare piace da matti. 

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