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Formula 1, Rosberg padre fa 70: mamma Ke(ke) compleanno

Formula 1

Simone De Luca

Keke Rosberg (foto: Sutton)

Cifra tonda per il campione del mondo 1982, Keke Rosberg, poi manager di campioni del mondo e papà del vincitore 2016

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Cinque vittorie, un mondiale nel 1982, una carriera dopo la Formula 1 come manager di piloti, un figlio anche lui campione del mondo. Non male per uno che voleva diventare dentista e programmatore informatico prima di cominciare a correre seriamente. Keke Rosberg è stato tutto questo e anche altro. Non vi racconteremo dei 5 Gran Premi conquistati o del fatto che, nell’anno del mondiale abbia vinto solo il GP di Svizzera disputato a Digione.

Non vi racconteremo di un pilota costante in grado di cogliere sempre il meglio da ogni situazione pur rischiando clamorosamente con ruote sull’erba e traiettorie ardite. Quello, probabilmente lo sapete già o potete trovarlo facilmente. Vi racconteremo invece di un aspirante dentista e programmatore che, rischiato l’addio alla Formula 1 con il fallimento della Fittipaldi nell’81, si ritrovò, a causa del ritiro del campione del mondo 1980 Alan Jones, su una Williams quasi vincente. Una monoposto forse meno competitiva della Ferrari di Villeneuve e Pironi ma più gestibile e sicuramente più affidabile delle motorizzate turbo come Renault e Brabham. Così, ottenendo il massimo in ogni situazione, Keke Rosberg vince il suo mondiale.
Ma per raccontare esattamente chi sia vale la pena ricordare il suo approccio “pane e burro” alle corse: per il finlandese il pane sulla sua tavola lo doveva mettere il team con uno stipendio decente, il burro, cioè tutto il resto, in pratica il lusso, gli doveva arrivare dagli sponsor e da attività collaterali. Così Keke si ritrova a vendere uno spazietto sulla tuta o sulla monoposto agli sponsor ma non si ferma lì: per molti di loro svolge anche altri servizi come venditore, importatore, intermediatore. E così si fa le sue nove stagioni di Formula 1 e si ritira nel 1986 (ultimo anno con la McLaren) perchè mentalmente stanco, per via di uno stile di guida rischioso e molto usurante ma anche perchè colpito dalla scomparsa del suo buon amico Elio De Angelis. Continua però a correre nel Mondiale Sport e poi nel DTM. Intanto mette a frutto il suo talento manageriale: gestisce due finlandesi, J.J. Lehto e Mika Hakkinen

Di lui si dice che chiedesse ai suoi assistiti una percentuale da capogiro, assolutamente inusuale per tutti gli altri manager ma che la valesse tutta. E manager, Rosberg, lo è stato anche del figlio fino al 2008 per poi defilarsi, facendo sporadiche apparizioni in circuito senza mai parlare pubblicamente di lui. Per lasciarlo correre e motivarlo con il suo consueto messaggio: “pedal to the metal” [acceleratore a tavoletta, ndr].

E lui e Nico saranno gli unici padre e figlio in Formula 1 ad aver vinto a Monaco (a trent’anni di distanza) e i secondi, dopo Graham e Damon Hill a vincere un mondiale. Belle soddisfazioni. E allora, felice settantesimo Keke Rosberg.