Mick Schumacher, primo successo in Formula 2: speranze e sogni

Formula 1

Federico Principi

Il giovane pilota tedesco ha gestito da veterano gara-2 in Ungheria: conquistando il primo successo in Formula 2 si è confermato come uno dei talenti più interessanti da seguire nei prossimi anni

LA VITTORIA IN UNGHERIA - IL COMMENTO DI TURRINI

LE PAGELLE DI VANZINI

Esistono tanti modi più o meno visibili, per un pilota automobilistico, per poter esprimere il proprio talento e l’incidenza del proprio manico in gara. Nella complessa gestione di molti momenti ambigui a volte riveste un fascino particolare la freddezza e la precisione di guida attraverso le quali un pilota, seppur messo sotto pressione praticamente per tutta la gara, riesce a spingere in avanti il proprio limite scongiurando ogni attacco concreto, senza commettere errori.

Nella gara-2 (o Sprint Race) di ieri Mick Schumacher ha danzato per tutti i 28 giri percorsi all’Hungaroring sull’orlo del precipizio, senza alcuna sbavatura. Nonostante la pressione del giapponese Matsushita sia durata senza sosta dalla prima all’ultima curva, Schumacher ha mostrato una freddezza di guida invidiabile. Pur con l’agevolazione di un circuito restio a concedere possibilità di sorpasso, nonché della possibilità di partire in pole position, vista l’ottava posizione raggiunta nella Feature Race (gara-1) di sabato mattina, Schumacher ha messo finalmente a posto tutti i pezzi di un puzzle, quello della sua crescita in Formula 2, che si stava componendo in modo evidente negli ultimi appuntamenti sulla scia della sua ascesa vertiginosa in Formula 3 dello scorso anno, regalandosi ora il suo primo successo nella categoria cadetta.

Una gara da veterano

Oltre alla gestione del corpo a corpo in partenza alla prima curva con Matsushita, Schumacher ha mostrato talento e maturità soprattutto nel neutralizzare il prolungato attacco del giapponese nel finale. In particolare, nelle ultime due curve del terzo settore Schumacher riusciva a impostare delle traiettorie larghe in entrata ma raggiungendo il punto di corda molto tardi, andando sul gas più tardi ma in modo più deciso per poter uscire meglio lanciandosi sul rettilineo del traguardo. Senza dubbio le lunghe curve 13 e 14 favorivano il sottosterzo e le turbolenze per la vettura che seguiva, ma sta di fatto che Schumacher, nonostante abbia dato l’impressione praticamente per tutta la gara di essere meno veloce di Matsushita, sia riuscito comunque a guadagnare regolarmente sul giapponese un decimo nel terzo settore in ogni giro.

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Mick Schumacher lotta con Matsushita
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Il confronto tra Mick Schumacher e Matsushita

Anche nei giri in cui si rifaceva sotto (sopra nel giro 22, sotto nel giro 26, il terzultimo), Matsushita perdeva comunque sempre qualcosa nel terzo settore.

La gara di Schumacher è stata resa difficile anche dalla consapevolezza che, nonostante delle grandi performance sul giro secco sia nelle prove libere su asciutto (dove ha concluso secondo), sia soprattutto in qualifica, dove per la prima volta ha guidato sul bagnato in Formula 2 (chiudendo quarto), avesse invece sofferto la gestione delle gomme in gara-1, soprattutto nel secondo stint con la mescola media, la stessa utilizzata in gara-2, dove non c’è il pit stop. Per cercare di forzare il sorpasso a Luca Ghiotto proprio poco dopo il cambio gomme, Schumacher aveva poi sofferto soprattutto nella parte finale di gara, anche a discapito di quelli che sarebbero diventati i suoi principali avversari in gara-2, Matsushita e Sette Camara, che lo hanno scavalcato.

Schumacher è riuscito invece a non perdere la calma nelle fasi iniziali di gara-2, impostandola con una maggiore gestione soprattutto nelle prime tornate. Al giro 2 ha fatto segnare il miglior tempo in gara, ma comunque molto lontano da quello di Jordan King in gara-1 (1:34.565 contro 1:32.436 di King), al quale ha risposto Matsushita due giri dopo con 1:33.056. Un tempo incredibile, considerando il serbatoio pieno e le gomme medie, mentre King lo aveva effettuato con le soft e a fine gara, con la vettura molto più leggera. Un tempo che dava però la netta sensazione che Matsushita avesse forzato sulla gomma un po’ troppo presto, dando così a Schumacher qualche possibilità in più di resistergli fino alla bandiera a scacchi.

Quanto sta crescendo Schumacher

Mick Schumacher sta così consolidando sempre di più il suo percorso in ascesa in una categoria nuova e completamente diversa da quella a cui aveva partecipato negli ultimi due anni, la Formula 3 europea. In Ungheria è apparso veloce fin dai primi minuti delle prove libere, mentre la precedente gara capolavoro l’aveva disputata sempre nella Sprint Race in Austria, forse il suo circuito preferito. In gara-2 a Spielberg è arrivato quarto a pochi decimi da De Vries dopo essere partito in diciottesima posizione per un problema tecnico in gara-1, con una rimonta di altissima qualità.

Bene aveva fatto anche a Montecarlo, una pista per lui inedita e dove è sempre molto difficile trovare il limite alle prime esperienze, soprattutto grazie al quinto miglior tempo registrato in qualifica e al magnifico sorpasso a Hubert in gara-1, per prendersi la testa della corsa tra i piloti che avevano scelto la supersoft nel primo stint. E la manifestazione più evidente del suo talento, oltre alla vittoria in Ungheria, era arrivata nelle qualifiche di poche ore prima dove, per la prima volta in Formula 2 con l’asfalto bagnato, si vedeva bene dagli onboard come stesse controllando perfettamente le traiettorie diverse da bagnato e la grande coppia del turbo nelle ruote posteriori, chiudendo in quarta posizione, così come anche in gara-1 in Austria lo scorso anno aveva vinto sotto l’acqua con una grande prestazione.

Schumacher si sta in ogni caso affermando in Formula 2 soprattutto anche in relazione agli altri esordienti, seppur in questa stagione non sembrino esserci fenomeni del calibro di Leclerc, Norris, Russell e lo stesso Giovinazzi, che avevano impressionato al debutto. Il salto dalla vecchia Formula 3 europea alla Formula 2 lo ha senza dubbio messo molto alla prova per quanto riguarda la gestione delle gomme (forse in Formula 2 si fa addirittura più fatica che in Formula 1), oltre che nel maneggiare una vettura con un carico aerodinamico maggiore, e soprattutto nel passaggio dal motore aspirato al turbo, un elemento che aveva messo in difficoltà nei primi tempi in Formula 1 gente del calibro di Giovinazzi e soprattutto Leclerc.

«Il turbo è difficile da gestire, abbiamo il turbo lag che rende difficile capire quando arriva la potenza. Non è facile capire il miglior modo per gestire le gomme, perché con il turbo possono slittare le ruote posteriori», dice Mick Schumacher.

In aggiunta a questo, Schumacher forse per la prima volta dopo almeno tre anni si ritrova in una categoria dove non può disporre del materiale migliore. In Formula 4 e in Formula 3 la sua presenza nel team Prema lo ha sicuramente agevolato nei suoi risultati, soprattutto nella vittoria del campionato europeo di Formula 3 dello scorso anno, ma il team italiano da un paio d’anni non sta ripetendo i grandi risultati in GP2 e Formula 2 delle annate 2016-2017 e in questa stagione, soprattutto in Bahrain e a Silverstone, è parso indietro rispetto ad altre squadre come DAMS e UNI-Virtuosi. Si spiegano anche in questo modo i peggiori risultati ottenuti da Schumacher rispetto a un altro esordiente, Guanyu Zhou, pilota cinese del team UNI-Virtuosi, che lo scorso anno, a parità di vettura, ha corso molto peggio rispetto al tedesco.

Militare in un team leggermente più indietro di altri, oltre che in una categoria in cui si ritrova avversari molto più esperti, fa sì che quella del 2019 sia per forza di cose una stagione di apprendistato di Schumacher in Formula 2. Lo scorso anno era esploso all’improvviso, dopo una stagione e mezza, mettendo a segno cinque pole position e cinque vittorie consecutive tra Nürburgring e l’Austria: forse Schumacher non ha le stimmate del predestinato e del talento puro, che sembrano appartenere invece a Verstappen, Leclerc, Norris e Russell, ma la sua parabola sembra suggerire che sia un ragazzo non molto dotato della capacità di fare grandi cose fin dal primo giro in macchina, ma piuttosto caratterizzato da una costante applicazione.

«Ho vinto tanto ma ho sempre avuto la mente aperta, mi sono sempre sentito un pilota che voleva imparare. Guardavo gli altri per capire se facessero qualcosa meglio di me», disse suo padre. Più che nella retorica sulla successione del gene, il punto focale della parabola di Mick Schumacher sta proprio nell’apprendimento di questa cultura del lavoro. Il giovane Mick non ha certamente il talento di suo padre ma ha la capacità di non farsi distrarre dalla pressione del cognome pesante e dai riflettori, avendo guidato la F2004 la scorsa settimana a Hockenheim. E proprio per questi motivi è senza dubbio diventato uno dei piloti più interessanti da scoprire nei prossimi anni.

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