Formula 1, la Ferrari al GP Brasile: l'analisi di Matteo Bobbi. VIDEO

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Matteo Bobbi

Matteo Bobbi

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In Brasile alle Ferrari è successo l'inevitabile tra Vettel e Leclerc: l'incidente è la naturale conseguenza di quando ci sono due piloti che vogliono emergere e corrono liberamente. Sarà il team a dover prendere delle decisioni per il prossimo Mondiale

È successo tutto quello che non doveva succedere, ma è anche successo tutto quello che doveva succedere. Il clamoroso incidente d’Interlagos tra Vettel e Leclerc si può sintetizzare così. Era nell’aria da tempo: in casa Ferrari ci sono due piloti in grado di vincere un gran premio e che in questo momento della stagione vogliono mettere le basi sulla supremazia all’interno del team in vista del prossimo Mondiale. Vogliono mostrare i muscoli e quanto visto in Brasile è quello che succede quando due top driver con le caratteristiche di Vettel e Leclerc.  

Vettel-Leclerc

La ricostruzione dell’incidente

Giro 66. Siamo sul lungo rettilineo d’Interlagos che porta a curva 4: esce meglio Vettel che può sfruttare anche il DRS. Quindi ha un vantaggio, un delta di velocità di circa 14Km/h superiore a Leclerc. Il monegasco, per tutto il rettilineo, mantiene una traiettoria completamente dritta, mentre il tedesco ha per tutto il rettilineo una traiettoria verso Leclerc. Sono successe due cose molto semplici in questo episodio: tutti i piloti, quando superano un avversario, hanno un atteggiamento che li porta verso l’interno. E ciò per indurre chi è internamente ad alzare un po’ il piede; Leclerc, però, in questa circostanza non si è mosso. Dirò un qualcosa che va controcorrente, ma per me questo è l’unico modo accettabile di correre da parte di due campioni. Il risultato in gara? Questo non conta. O meglio, non conta alla luce della stagione ormai conclusa. Ciò che pesa, invece, è che siamo davanti a due piloti che vogliono emergere e che corrono liberamente. Starà al team prendere decisioni per il prossimo anno. 

Maranello, futuro e gerarchie

L’anno prossimo deciderà la pista. Le gerarchie verranno stabilite da chi sarà davanti in classifica. L’automobilismo è sì uno sport di squadra, ma i piloti sono la massima espressione dell’egoismo: non esiste quello che, per il bene del team, lascia spazio al compagno di box. I campioni non corrono così, i campioni corrono come hanno fatto Vettel e Leclerc. Certo, poi dopo c’è il danno d’immagine che è stato creato con quanto accaduto in Brasile. Non c’è dubbio sul fatto che il team principal Mattia Binotto richiamerà (con forza) all’ordine i due, ma ben venga la presenza nella stessa scuderia di piloti che possono lottare per vincere. La storia della F1 è piena di questi esempi, con Senna e Prost che sono forse l’esempio più ricorrente.

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