Formula 1, a s(or)passo nel tempo. Il dominio totale

Formula 1

Michele Merlino

Jim Clark, Lotus 49 Ford Cosworth, Grand Prix of Belgium, Spa Francorchamps, 18 June 1967. (Photo by Bernard Cahier/Getty Images)

Il record dei record: il Grande Slam, ovvero quando un pilota annichilisce la concorrenza: è successo a pochi fortunati campioni, con Schumacher, Hamilton e Ascari che restano dietro al mitico Jim Clark

Partiamo dalle origini del termine: “Grande Slam”. Molti di noi lo conoscono per la sua

applicazione nel Tennis: definisce il vincitore di tutti e quattro i tornei più importanti (Australian Open, Roland Garros, Wimbledon, US Open). Qualcuno, non si sa chi, tra gli storici e statistici della Formula 1, decise di mutuare il termine per designare la prestazione perfetta nel weekend: pole, vittoria, giro veloce e tutta la gara in testa. In altre parole: la prima posizione in tutte le classifiche ufficiali.

Ah, la francofonia!

Intermezzo bizzarro: prima dell’era digitale, nel mondo della Formula 1, i giornalisti erano soliti portarsi appresso un librettino rosso, che conteneva tutti i risultati di tutte le gare ed un piccolo compendio statistico. Era definito “la bibbia della Formula 1”, ed era redatto da uno svizzero francofono. E si sa, in Francia, o per chi parla francese, tutto deve avere un termine francese: il mondo ha il computer, loro hanno “l’ordinateur”. Inevitabile che pure il Grande Slam fosse francesizzato. Diventò il “Grand Chelem”, termine che si è diffuso fino a diventare lo standard. Cogliamo l’occasione per dargli internazionalità. Con buona pace dei francesi è il “Grande Slam”.

Il re è Clark

Dopo questa doverosa digressione lessicale, veniamo ai fatti. Il re dei Grandi Slam è Jim Clark: ne ha registrati 8 dal 1962 al 1965. Dietro a lui Lewis Hamilton a 6 e la coppia Alberto Ascari/Michael Schumacher a 5.

Un record “antico”

E Vettel? Senna? Prost? Oppure Nico Rosberg, che per anni ha avuto una vettura dominante? Come mai non figurano tra i primi di questa graduatoria? Il Grande Slam in epoca moderna è un record molto difficile da realizzare per il fatto che, nell’era dei pit-stop, restare sempre in testa è un lusso per pochi. Basta infatti un giro al comando di un rivale o del compagno di squadra, per rendere impossibile la realizzazione di questo record e, facendo un po’ di conti, significa che il pilota in testa o è l’ultimo a fermarsi per la prima/unica sosta, o ha un vantaggio tale per cui quando si ferma non perde la leadership. Altrimenti, ciao Grande Slam.

 

Quindi, all’epoca di Clark, quando non c’erano pit-stop, il pilota in grado di dominare dalle qualifiche si portava a casa il Grande Slam senza grossi sforzi se manteneva la testa al via. Lo scozzese infatti nei suoi anni migliori, il 1962 e 1965 ne registrò tre per stagione. Di più: il bilancio di Clark è di 8 Grandi Slam su 72 gare disputate, quello di Hamilton di 6 su 250. Un abisso, nonostante i 6 mondiali di Lewis contro i 2 di Clark.

Hamilton negli ultimi due anni ha registrato un solo Grande Slam: ad Abu Dhabi, ultima gara del mondiale 2019, quando fu realmente inavvicinabile ...ed ebbe il vantaggio che Bottas partì da fondo griglia per sostituzione della Power Unit. La gara, con un solo pit-stop, pose le condizioni per l’impresa, che Hamilton si assicurò fermandosi per ultimo ai box e registrando il giro veloce a due passaggi dalla fine.

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