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F1, prima volta in Qatar: a Losail sarà un po' come correre al buio a tre gare dal termine

prima volta

Michele Merlino

Tracciato sconosciuto in una fase decisiva del Mondiale: Losail è il 74° circuito nella storia della Formula 1 (Jeddah sarà il 75°): è nuovo solo per il Circus, perché la MotoGP lo frequenta dal 2004 e il Mondiale Superbike dal 2005

GP QATAR, LA DIRETTA DI LIBERE E QUALIFICHE

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Ecco Losail, il 74° circuito nella storia della (Jeddah sarà il 75°): è nuovo solo per la F1, perché la MotoGP lo frequenta dal 2004, ed il mondiale Superbike dal 2005. La novità in sé non è eclatante, visto che nel 2020 due nuovi tracciati si sono uniti al Mondiale, Mugello ed Algarve, ma è nuovo il posizionamento a fine calendario. In un mondiale deciso, o quasi, è un fatto di poco conto, ma con il duello mozzafiato Verstappen-Hamilton di quest’anno, il territorio sconosciuto potrebbe essere una variabile importante.

 

Andiamo a ritroso nella storia, per cercare un nuovo circuito posizionato alla fine di un mondiale, e vedere se fu una novità critica. Nel 2014 Sochi fece la sua prima apparizione, quartultima gara del campionato: fu una presenza decisiva, sì, perché la Mercedes vi conquistò il suo primo mondiale costruttori, ma fu anche la sede di un’assegnazione “virutale” del mondiale piloti. Dopo quella gara infatti in gioco c’erano solo i piloti della suddetta Mercedes, Hamilton e Rosberg. Una questione privata.


2012: Austin fece la sua prima comparsa ed era criticamente la penultima gara. Anche allora fu assegnato il mondiale costruttori (Red Bull) ed i due contendenti al titolo, Vettel ed Alonso, finirono uno in scia all’altro, con il tedesco secondo e lo spagnolo terzo. Un weekend difficile per la Ferrari, che giocò tutte le sue carte per mettere Fernando nelle condizioni migliori: penalizzarono volutamente Massa, rompendo i sigilli del cambio, per far partire Alonso sul lato pulito della pista. Decisione che portò i frutti sperati ed un accettabile terzo posto. Inatteso fu, tuttavia, il gap della Ferrari numero 5 da Seb: una quarantina di secondi. Brutto presagio per il finale di mondiale ad Interlagos. In Brasile infatti, Vettel nonostante un errore iniziale (testacoda al primo giro) fu in grado di rimontare agevolmente, mentre Fernando non poté nulla se non affidarsi alla buona sorte, che arrise al tedesco.
 

Lo sfortunato circuito di Buddh, in India, dimenticato dopo tre sole gare, fece il suo esordio nel 2011, terzultima gara. Era l’anno del supercampione Vettel. Il mondiale era già ampiamente deciso e Seb registrò il Grande Slam con una prestazione esuberante: nel finale il team gli chiese di risparmiare la meccanica e lui invece tirò come un pazzo per mettere a segno un inutile giro veloce (non dava punti come ora). Del resto, quando non si ha nessuna preoccupazione…
 

2010, Corea del Sud: altro GP sfortunato, falciato dopo 4 edizioni, ed altro debutto nel finale, terzultima gara. Fu un esordio a metà tra le polemiche ed i fuochi d’artificio. Le polemiche per l’utilizzo dilagante della Safety Car, 24 giri su 55 ed i fuochi d’artificio per il ritiro del favorito Vettel dalla testa della corsa (e del suo compagno di team Webber, leader del mondiale) e la vittoria ad Alonso, con nuova leadership del campionato. Come accadrà poi nel 2012, il vento della fortuna tornerà a spirare in direzione di Vettel, che vinse il mondiale ad Abu Dhabi con Alonso bloccato dietro a Petrov, dopo un errore tattico decisivo della Ferrari.
 

Questi gli esordi dei nuovi tracciati nei finali di campionato dal 2010 in poi: Yeongam svetta su tutti in quanto ad imprevedibilità, con Austin subito dietro. Andando ancora più indietro nel tempo, è doveroso citare l’esordio di Sepang nel 1999 in una tensione che si poteva tagliare con il coltello. Eddie Irvine, secondo pilota della Ferrari, era impegnato nella lotta per il mondiale contro il campione uscente, Mika Hakkinen (McLaren). A Sepang faceva il suo ritorno, dopo una frattura ad una gamba patita a Silverstone, Michael Schumacher, allora ancora alla ricerca del suo primo titolo con il team di Maranello. Fu una gara esemplare di Michael: si mise al servizio del team, ed in gara fu padrone assoluto. Aumentò e diminuì il ritmo a piacimento, lasciando andare in fuga Eddie e bloccando Mika. Il podio fu una delle immagini più emblematiche di quel weekend: Schumacher sorridente, rilassato, freschissimo. Hakkinen devastato: chino sulle gambe e sudato fradicio.

Si andò poi in Giappone: Irvine non poté nulla contro la velocità McLaren ed anche la prevista tattica Ferrari di usare Michael per infastidire Hakkinen andò in fumo quando il tedesco fece spegnere la macchina in griglia e fu costretto a partire dal fondo. Mondiale ad Hakkinen, ma sarà l’ultimo: dal 2000 al 2004 sarà monopolio Schumacher/Ferrari per cinque anni consecutivi.